Roger Waters (Pink Floyd): 'The Wall parla di chi ha perso qualcuno di amato'

Roger Waters (Pink Floyd): 'The Wall parla di chi ha perso qualcuno di amato'

In occasione dei 35 anni di "The wall" dei Pink Floyd - uscito il 30 novembre del 1979 - Roger Waters (deus ex machina del progetto) ha rilasciato una lunga intervista a "Billboard".

In questa occasione ha offerto un interessante punto di vista personale, sulla sua percezione di questo album e sul suo significato. "Tanto tempo fa, quando ho scritto questa piece", ha detto Waters, "pensavo che parlasse di me, dei sentimenti che provavo per la morte di mio padre ad Anzio, di quanto mi mancava e del fatto che avevo fatto diverse scelte errate nelle mie storie d'amore. Robaccia del genere. E in effetti era così allora. Ma dopo 33 anni ho capito finalmente che - data la costruzione scenica del muro, [...] il tutto diventa una metafora potentissima, una visione pià universale. E allora ho capito hce in realtà non era una cosa che parlava di me. 'The wall' parla di tutti quelli che hanno sofferto la perdita di una persona cara a causa di qualche conflitto - guerra o altro, non importa. Parla dei problemi che si affrontano quando ci troviamo davanti all'autorità che sbaglia, di tutte le difficoltà che troviamo nelle relazioni- sia che si tratti di rapporti sentimentali o politici".

Waters, poi, ha svelato un fatto che forse non molti conoscono che riguarda il suo spettacolo "The Wall". "Ogni sera invitiamo 20 reduci di guerra gratis e a metà del concerto vengono nel backstage. Io passo i miei 25 minuti di pausa con loro a firmare autografi e fare foto, a parlare. Ma mai di politica, perché sarebbe controproducente. Ma sorprendentemente capiscono che, a dispetto delle differenze di idee politiche, io empatizzo con loro. Non li invito perché sostengo la politica estera statunitense o perché sono nazionalista. Li invito perché so che in una certa misura capisco non solo le loro richieste - molti di loro sono stati feriti e hanno traumi psicologici - ma so anche quello che patiscono le loro famiglie, così come ho sofferto io da bambino.


 

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