Il live è ancora l'unica fonte di guadagno per le band? Il caso Pomplamoose

Nell'ambiente lo si ripete da anni, quasi fosse un mantra per esorcizzare i timori di chi opera in un mercato che la recessione la sta vivendo da più di un decennio - senza, tra l'altro, vederne la fine: i gruppi e gli artisti, ormai (e non solo loro), guadagnano solo dall'attività dal vivo. Lo sanno le band e i cantanti, che ormai sulle vendite discografiche - e sulle revenue generate dalle piattaforme streaming - non contano più. Lo sanno gli analisti, che settimanalmente, consultando la Billboard Top Tour Chart, rilanciano stringhe di date capaci di pareggiare - in quanto a proporzioni degli incassi - il prodotto interno lordo annuo di un paese africano, nemmeno dei più piccoli. Insomma, l'attività sui palchi come ultimo viatico per chi eserciti la professione di musicista è un assunto che nessuno osa mettere più in discussione. Anche se la realtà, ad analizzarla in tutte le sue sfaccettature - e andando oltre gli exploit dei nomi abituati a riempire stadi con regolarità - potrebbe essere differente.

Steve Albini, che già più di vent'anni fa smascherò i fasti del mainstream industrial-musicale nel magistrale saggio "The problem with music" (pubblicato da The Buffler nel '93 e ripreso dallo stesso produttore e frontman degli Shellac in un suo recente intervento ospitato dalla conferenza internazionale Face the Music di Melbourne) mise in guardia quanti teorizzavano la banale equazione tra tour di successo (in termini di pubblico) e valanghe di soldi: nella contabilità immaginata per un ipotetica serie di date lunga cinque settimane di una band di medio-grosse proporzioni, al fronte di spese per 50.875 dollari l'artista preconizzava un incasso lordo - quindi al netto delle spese di organizzazione, promozione e messa in opera - di 50mila dollari. Un risicatissimo pareggio, con più di 800 dollari di rosso che nemmeno le vendite del merchandise sarebbero state capaci di ripianare.

Ad avvalorare la tesi di Albini è giunta, in questi giorni, la testimonianza di Jack Conte del duo californiano dei Pomplamoose. Il gruppo, che con 100mila brani venduti online, tre album all'attivo e parecchie date alle spalle ha saputo crearsi una buona credibilità in ambito indie, ha appena terminato un tour di un mese negli Stati Uniti. Sulla carta, l'operazione pare sia stata un successo: le 24 date hanno fatto tutte registrare una buona affluenza, arrivando a far staccare al botteghino un totale di poco meno di 100mila biglietti, oltre 1000 dei quali venduti presso il leggendario Fillmore di San Francisco. In tanti sarebbero portati a pensare: missione compiuta. Conti alla mano, però, la realtà è tutt'altra.

Come ha riferito direttamente lo stesso Conte, il bilancio finale, infatti, ha fatto registrare 147,802 dollari alla voce spese, e 135,983 in quella dei ricavi, lasciando quindi alla band uno scoperto di 11,819 dollari.

"Non è una storia triste", ha commentato Conte (che alla sua attività di musicista affianca quella di amministratore delegato della piattaforma di crowdfunding Patreon, carica che ricopre rinunciando a un compenso per perseguire la sua attività di musicista), chiarendo come l'intento del suo post non sia né quello di passare per vittime né quello di dissuadere colleghi dal tentare imprese simili: "Abbiamo scelto scientemente la via più costosa: se avessimo fatto un tour solo come duo, invece di assumere sei persone tra staff e musicisti, probabilmente avremmo risparmiato 50mila dollari. Volevamo mettere in piedi qualcosa di grandioso, qualcosa che portasse i gestori dei locali a richiamarci e i nostri fan a tornare a vederci. La perdita di oggi, quindi, la consideriamo un investimento sui nostri tour futuri".

I Pomplamoose, che come i precursori Fugazi hanno scelto la via della completa autogestione, sono dell'idea che sensibilità del pubblico e dinamiche di mercato abbiano poco a che fare con quanto toccato con mano (e portafogli): "Stiamo entrando in una nuova era storica: lo steccato che separava gli artisti affamati dai ricchi e famosi è definitivamente collassato. Youtube ha stretto accordi con milioni di partner, [band, cantati, artisti, blogger] che accettino la pubblicità sui propri video per monetizzare la fruizione dei propri contenuti. La classe creativa non emergerà ancora per molto, perché è già qui. Noi, la classe creativa, stiamo cercando modi per vivere facendo musica, disegnando fumetti, scrivendo articoli, programmando videogiochi e registrando podcast. La maggior parte della gente non sa chi siamo, perché le nostre foto non si trovano sulle copertine dei magazine in vendita nell'emporio sotto casa. Non siamo ricchi, e non siamo famosi. Siamo la versione a conduzione familiare di quello che è il sogno di tanti: se Lady Gaga è McDonald's, noi siamo la trattoria "Da Betty". E, anche noi, siamo aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Abbiamo venduto 100mila biglietti per un tour di un mese, ma non pensiate che siamo un di quei gruppi che ce l'hanno fatta. Semplicemente, ce la stiamo facendo".

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.