St. Vincent, il report del concerto di Milano all'Alcatraz

St. Vincent, il report del concerto di Milano all'Alcatraz

Annie Clark si muove come l’aliena di “Mars Attacks!”: non cammina, scivola sul pavimento con grazia innaturale. Un po’ geisha e un po’ marziana, sale sul palco arrampicata su stivaletti neri offrendo mosse robotiche e sorrisi affettati. Sarà così per tutto il concerto, di fronte al pubblico che riempie l’Alcatraz di Milano diviso a metà da un tendone. Clark disegna nell’aria forme geometriche con le braccia. Ondeggia sulle note di “Rattlesnake” come se avesse le labbra attaccate al microfono. Lancia sguardi fra l’ironico e l’allucinato. Ma quando attacca un assolo di chitarra elettrica riesce a suonare in modo viscerale e fantasioso quanto la più seria delle rocker. Toglierle gli occhi di dosso è impossibile.


Ironica e magnetica, St. Vincent basa il suo concerto sui suoni e sul repertorio dell’ultimo, omonimo album che viene eseguito per due terzi, a partire dall’uno-due che apre lo show, “Rattlesnake” e “Digital witness”. Alla sua sinistra c’è la postazione di Toko Yasuda, polistrumentista giapponese che mette le mani su tastiera e chitarra elettrica, oltre ad affiancare Clark nelle piccole coreografie in stile Annie-B Parson. Dietro di loro ci sono il batterista Matt Johnson, cuffia sulle orecchie e drumming preciso, e Daniel Mintseris che con la tastiera pone le basi del sound che è sì “sintetico”, ma non dà mai l’impressione di essere prodotto da macchine. Il concerto è giocato sui contrasti: da una parte le ripetizioni meccaniche delle tastiere, dall’altra le imprevedibili invenzioni chitarristiche di Clark e il suo cantato elegantemente melodico, mai sopra le righe. L’aria lievemente algida dell’album “St. Vincent” svanisce e ascoltati dal vivo i pezzi assumono un calore inedito.


Clark indossa una camicetta a stampe rossastre e una minigonna di pelle. È una presenza aliena, al contempo leggera e imperiosa. Va avanti e indietro nel suo repertorio – l’acclamata “I prefer your love”, “Actor out of work”, “Regret”, “Birth in reverse” – e trova un singolare equilibrio fra il pathos delle performance e il distacco mostrato dai musicisti, tra i groove robotici che escono dagli strumenti e la grazia tipica della musica di St. Vincent. In mezzo al palco c’è una sorta di podio bianco, una piattaforma fatta a gradini su cui Clark s’arrampica strisciando. Ci sale al culmine nel concerto e da lì, in piedi con la chitarra a tracolla, offre una performance catartica di “Cheerleader” e di “Prince Johnny”, che ammalia con le sue spire melodiche. Arriva “Surgeon” e la band cavalca il caos offrendo una performance strepitosamente eccentrica.

Nell’arco di un’ora e mezza, St. Vincent fa a pezzi l’idea rock che la musica sia autenticità e che i musicisti sul palco debbano essere se stessi. Lei no. Lei si muove in modo studiato. Scandisce le parole con enfasi. Fa teatro. Appoggia la fronte a quella di Yasuda e con lei si scambia riff alla chitarra in una sorta di versione stilizzata delle mosse cameratesche dei rocker, che s’appoggiano uno all’altro persi nella musica. Nascondendosi dietro questa maschera stravagante e irreale, Clark trova il modo di essere espressiva e comunicativa. Finisce con un roadie che solleva Annie sopra le transenne per il delirio delle prime file. Poi l’adagia sul palco e lei si trascina strisciando verso la chitarra elettrica mentre “Your lips are red” si spegne in una brace di distorsioni. Persino l’inchino per i saluti finali ha qualcosa di rituale, con un braccio piegato sulla pancia e l’altro dietro la schiena. Ma il trucco sfatto e il sorriso disegnato sulle labbra sono fra le cose più sincere della serata.

(Claudio Todesco)

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.