NEWS   |   Recensioni concerti / 12/11/2014

Yusuf/Cat Stevens al Forum di Assago: il report del concerto

Yusuf/Cat Stevens al Forum di Assago: il report del concerto

Yusuf ha fatto pace con Cat Stevens, ed entrambi viaggiano assieme sul “Peace train”, anche se devono ancora trovare un equilibrio. La canzone è quella che il cantante ha scelto come simbolo di questo breve tour (9 date in Europa, e poi 6 America, dove torna per la prima volta in quasi 40 anni) di reunion tra le sue due anime, i due periodi musicali della sua vita.

La scenografia che accoglie gli spettatori al Forum (più di 6.000 persone, con parterre seduto) sembra quella di un film western: l’indicazione della città a lato su un cartello, una vecchia stazione al centro del palco, da cui Yusuf esce verso le 9 e un quarto, accompagnato inizialmente da una chitarra acustica, poi da una band elettrica di 5 elementi. Porta con sé il suo vecchio compagno, quello rinnegato alla fine degli anni ’70 con la conversione all’Islam e di cui si è lentamente riappropriato dopo il ritorno alla musica attiva nell’ultimo decennio: tre album, qualche concerto, qualche apparizione. E’ un fardello, ma anche un gran compagno, dalla personalità forte: Cat Stevens è un songwriter che ha in repertorio un numero incredibile di grandi canzoni, di quelle che tutti conoscono, che fanno parte della memoria collettiva. Yusuf, dal suo ritorno ha accentuato la visione mistico religiosa della vita, già presente nelle precedenti canzoni. 

Cat Stevens vestito da Yusuf, o Yusuf vestito da Cat Stevens, nella scaletta cerca di spiegare al pubblico le sue radici e i gusti musicali, quelli che l’hanno portato a diventare una rockstar: questo è il senso forte del concerto e contemporaneamente la fonte delle sue contraddizioni. Nella prima parte della serata recupera vecchi brani, addirittura due dal primo disco del ‘67 (“Here comes my baby” e “I love my dog”) con risultati alterni: piacevole la prima, appesantita la seconda. Sempre dei primi anni “Blackness of the night” (“volevo scrivere una canzone folk”) che tiene bene il passo e “The first cut is the deepest”, che diventa sempre più bella nel corso degli anni (“Non tutti sanno che è mia, molti pensano sia di Rod Stewart”, dice). Qualche scelta strana e le hit: “Morning has Broken”, accolta da un boato, e “Where the do children play”. A tratti fa capolino Yusuf con le canzoni del ritorno, dalla bella “Roadsinger”  e “Thinking ‘bout you”, e qualche cover: “People get ready” degli Impressions  e un intreccio tra la sua “Maybe there’s a World” e “All you need is love” dei Beatles: tutte raccontano la voglia di un mondo senza conflitti.

Ma "il treno della pace è in ritardo": una voce annuncia una pausa teatrale di ben venticinque minuti, proprio con queste parole, pregando in maniera un po' imbarazzante il pubblico di ripresentarsi al binario nel tempo stabilito. 

Nella seconda parte c'è più Yusuf che Cat Stevens: si dedica  essenzialmente alle ultime canzoni, molte elettriche, con una buona dose di rock. Stesse contraddizioni della prima parte, con scelte poco condivisibili e altre che funzionano meglio (l’uno-due “Tell ‘em I’m gone” e “You are my sunshine”, con la band che riproduce bene il desert rock dei Tinariwen, presenti nella versione di studio).  Bastano quei successi a giustificare tutto: “Moonshadow” e soprattutto una “Sad Lisa”, con Yusuf/Cat Stevens al piano elettrico, davvero emozionante. La voce non  è invecchiata e tiene bene su tutte le canzoni. Le doti musicali ci sono tutte, come del resto è intatta la sua sincerità e la sua espressivitò. E’ il concerto che a tratti manca di equilibrio tra le diverse anime, faticando a trovare un punto di connessione su un percorso musicale ed esistenziale costellato da fermate e  sospensioni. 

Prima dei bis, inizialmente da solo poi con la band, intona, “Father & son”, poi chiude con “Peace train” e “Wild world”.  Finale da accendini, pardon telefonini accesi per una canzone che ricorda quanto la musica sia illusione, anche e soprattutto quando è apertamente consolatoria:  stare in quell'illusione fa del bene.  E per questo a Yusuf Islam e Cat Stevens non si può che essere grati.

(Alberto Sibilla/Gianni Sibilla)

SETLIST

PRIMA PARTE

Peace Train Blues 

The Wind 

Here Comes My Baby 

Thinking 'Bout You 

The First Cut Is the Deepest 

I Love My Dog 

Last Love Song 

Sitting 

Where Do the Children Play? 

Roadsinger 

Bitterblue 

Morning Has Broken 

If You Want to Sing Out, Sing Out 

Blackness of the Night 

People Get Ready 

Maybe There's a World / All You Need Is Love 

 

SECONDA PARTE

Big Boss Man 

Editing Floor Blues 

Moonshadow 

Dying to Live 

Oh Very Young 

Gold Digger 

I Was Raised in Babylon 

Sad Lisa 

The Devil Came From Kansas 

Tell 'em I'm Gone 

Another Saturday Night 

You Are My Sunshine 

Father and Son 

 

BIS

Peace Train 

Wild World 

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