Vasco Rossi, il primo ascolto del nuovo album 'Sono innocente'

Vasco Rossi, il primo ascolto del nuovo album 'Sono innocente'

"Sono innocente ma, ma non mi fido più. Ho solo qualche multa da pagare, qualche pastiglia e qualche rospo da ingoiare": si apre con queste parole il diciassettesimo album in studio di Vasco Rossi, "Sono innocente", presentato quest'oggi in una conferenza stampa ospitata dal Medimex. Si tratta di quello che il rocker di Zocca ha definito come "un nuovo inizio", il punto di arrivo della fase di cambiamento che lo ha portato ad orientarsi più verso l'heavy che verso l'hard rock; perché, a dispetto degli scettici della prima ora, questo "Sono innocente" è effettivamente un album heavy: lo si capisce sin da subito, sin dalle schitarrate graffianti di "Sono innocente ma...", brano che apre l'ascolto del disco e che racchiude in sé tutti i tratti distintivi di questo nuovo capitolo discografico di Vasco, dai ritmi aggressivi alla veemenza delle stesse chitarre, dalla potenza del basso all'incisività e alla solidità della batteria. Elementi, tutti questi, che troviamo nella maggior parte delle canzoni incluse all'interno dell'album.

Se, a livello di sonorità, "Sono innocente" rappresenta una sorta di punto di rottura rispetto alla produzione passata del rocker, a livello di contenuti e di testi il disco non si differenzia di molto dalle precedenti opere di Rossi: ci sono ritratti femminili à la Vasco, precisi e ben delineati; ci sono diversi spunti di riflessione; e ci sono pure momenti di provocazione e di autoironia.

Il disco è stato registrato tra Bologna e Los Angeles, co-prodotto da Vasco stesso insieme a Guido Elmi (ad eccezion fatta di "Guai" e "Quante volte", prodotte da Celso Valli) e contiene sette brani inediti, i tre singoli "L'uomo più semplice" (presente in versione "reloaded"), "Cambia-menti" e "Dannate nuvole" le due bonus tracks "L'ape regina" (una poesia scritta dal figlio Luca) e "Marta piange ancora" (scritta ben quindici anni fa). Alle sue registrazioni hanno preso parte, tra gli altri, anche Stef Burns, il chitarrista Vince Pastano, il batterista Vinnie Colaiuta (già al fianco di Frank Zappa) e Davide Rossi, violinista e produttore già al fianco dei Coldplay, Goldfrapp ed Elisa.

Abbiamo ascoltato "Sono innocente" e abbiamo deciso di presentarlo ai nostri lettori così, canzone per canzone (nei prossimi giorni, poi, torneremo a ragionarci e a scriverne con più calma). Ecco le nostre prime impressioni. 

"Sono innocente ma...": il diciassettesimo album in studio di Vasco Rossi si apre con delle schitarrate graffianti e quasi laceranti, sulle quali si innestano i suoni delle tastiere ed una batteria solida ed incisiva. La canzone, per quanto riguarda il testo, rappresenta quello che è l'uomo Vasco del 2014, costretto a fare sempre i conti col passato: "Sono innocente, ma qui qualcuno è sempre pronto a giudicare qualche incidente di gioventù che ancora mi fa male", canta infatti il rocker in una strofa della canzone. Quanto al sound, come scritto più sopra, in questo brano sono contenuti tutti i tratti distintivi dell'intero disco.

"Duro incontro": brano scartato dalla tracklist del precedente "Vivere o niente" e non a caso sembra prendere le mosse da "Manifesto futurista della nuova umanità", della quale sembra rappresentare una sorta di naturale conseguenza a livello di sonorità. Il brano verte tutto, o quasi tutto, sull'ideale botta e risposta tra la voce di Vasco e la chitarra elettrica.

"Come vorrei": le atmosfere si fanno qui più semplici, più eteree, e Vasco si lascia andare ad un'interpretazione più "controllata". Firmato da Rossi insieme a Tullio Ferro, il testo della canzone sembra riprendere il discorso lì dove il rocker di Zocca lo aveva lasciato con "Il mondo che vorrei" (sempre firmato da Rossi-Ferro, il brano è contenuto all'interno dell'omonimo album consegnato al mercato nel 2008): "Come vorrei che fosse possibile, cambiare il mondo che c'è, dimenticarmelo: sarebbe facile", canta Vasco.

"Guai": fa qui la sua comparsa il Vasco più "classico" e più melodico. Una frase della canzone, "non chiedertelo mai che cosa durerà davvero", pare anticipare il nichilismo di stampo nietzscheano di "Dannate nuvole". Sarebbe interessante scoprire quale delle due canzoni sia stata composta prima da Vasco e capire se la stesura del testo di "Dannate nuvole" sia stata ispirata proprio da questa frase (o se questa frase rappresenti, nelle intenzioni di Rossi, una sorta di "citazione" della stessa "Dannate nuvole").

"Lo vedi": le chitarre tornano, con la loro potenza, a vestire i panni di protagoniste e a supportare l'interpretazione determinata e risoluta del rocker.

"Aspettami": c'è anche un po' di elettronica in questo "Sono innocente"; l'arrangiamento del brano in questione, ad esempio, ruota tutto intorno al suono delle tastiere e delle programmazioni.

"Dannate nuvole": con il suo alternare momenti in cui le atmosfere si fanno più sospese ed altri in cui queste si fanno più taglienti, "Dannate nuvole" rappresenta uno dei brani più riusciti dell'intero disco. Non sbaglia chi legge tra le righe di questa canzone accenni alla filosofia di Nietzsche, su tutti il problema del nichilismo e il concetto della "volontà del nulla". Basta leggere il testo del brano: "Quando mi viene in mente che non esiste niente, solo del fumo, niente di vero. Niente dura niente dura, e questo lo sai". Ma è un nichilismo che appare superato, vinto: "Però, tu non ti arrenderai", canta infatti Vasco.

"Il blues della chitarra sola": brano che rappresenta un divertissement non solo per il rocker (che propone qui un'interpretazione scanzonata e irriverente), ma anche per la sua band (che asseconda l'irriverenza di Vasco).

"Accidenti come sei bella": primo ritratto femminile à la Vasco Rossi di questo "Sono innocente": "Più ti guardo e mi consolo, sei più bella che in un sogno. Quasi non mi sembra vero, sei la mia metà del cielo". L'elettronica torna protagonista, seppur convivendo con strumentazioni più classiche.

"Quante volte": qui Vasco sembra farsi il verso da solo, proponendo un brano che funge quasi da risposta ideale a "Vita spericolata", a distanza di trentuno anni dalla pubblicazione di quest'ultima canzone, sia per quanto riguarda l'aspetto più strettamente musicale (le strofe dei brani si somigliano parecchio, a livello di costruzione e di melodia), sia a livello contenutistico. Con "Quante volte" Vasco sembra infatti tracciare un bilancio della sua "vita spericolata": "Quante volte son cambiate nella vita, quante cose sono sempre così. quante volte ho pensato è finita, poi mi risvegliavo il lunedì. Quante volte ho pensato nella vita voglio fare quello che mi va, poi le cose mi sfuggivan dalle dita e arrivava la realtà. Quante cose son passate ormai... Quante cose che non torneranno mai".

"Cambia-menti": un blues elettrico dall'impianto piuttosto tradizionale. Ad aprire l'ascolto della canzone è un riff di chitarra riverberata, che lascia poi spazio ad un tappeto di acustica e charleston e ad una sezione fiati che veste i panni di protagonista nel ritornello.

"Rock star": è la registrazione da studio dell'intermezzo strumentale eseguito dalla band di Vasco in occasione dei sette concerti estivi del "Like Kom 014". Il pezzo, che è - appunto - un brano strumentale, potrebbe essere inteso come una sorta di omaggio allo strumentale "Ultimo domicilio conosciuto" contenuto all'interno dell'album "Bollicine".

"L'uomo più semplice (Reloaded)": un inno rock potente, la cui musica è stata scritta da Gaetano Curreri e da Andrea Fornilli degli Stadio, in cui a farla da padrone sono le chitarre elettriche e la batteria. E' stato scelto da Vasco, lo scorso anno, come singolo apripista di questo nuovo progetto discografico.

"L'ape regina": si tratta della poesia scritta dal figlio di Vasco, Luca Rossi Schmidt, e musicata dallo stesso rocker. "E' un pezzo arrangiato alla Branduardi", ha detto Rossi in merito all'arrangiamento del brano, che tende appunto alla musica popolare, in occasione della presentazione di "Sono innocente".

"Marta piange ancora": altro ritratto femminile à la Vasco Rossi. Il brano fu scritto nel 1997, durante le lavorazioni dell'album "Canzoni per me" (ma non fu incluso all'interno della tracklist del disco), e non a caso riporta alla luce le sonorità più pop rock del Vasco anni '90.

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