Marianne Faithfull, il report del concerto di Lucca

Marianne Faithfull, il report del concerto di Lucca

 Alcuni giorni fa sui social network una giovane amica si chiedeva che fine avessero fatto le cantanti rock (sia come genere che come attitudine) e il motivo della loro scarsa rilevanza nel panorama musicale e nella classifiche, ormai popolate solo dalle varie mileycyrus, nickyminaji e rihanne. Proprio quest'ultime erano state definite rubbishy sluts - che potremo tradurre con “sgualdrine senza valore” - da Marianne Faithfull in una recente intervista sul canale inglese ITV.  "Non ho idea di cosa pensino", avevo aggiunto la Faithfull, "vogliono avere così tanta importanza nel mondo della musica che non si rendono conto di diventare ridicole".

Non sappiamo con precisione perché siano così poche le rockeuse a popolare le classifiche, sappiamo però con certezza che la signora Faithfull ha da poco fatto uscire un disco (“Give my love to London”) di rara bellezza e che in questi giorni è passata dall'Italia (Milano e Lucca) con il suo tour dal titolo emblematico “50 years anniversary tour”.

L'immagine della Faithfull sul palco del Teatro del Giglio a Lucca, dove si è esibita ieri 28 ottobre, può essere un buona metafora di quello che è il rock nel panorama odierno: una vecchia signora piuttosto acciaccata dal tempo, da una vita profondamente vissuta e da qualche recente incidente, disincantata, autoironica, gentile e rassicurante, che se ne fotte dello “stile rock” propriamente detto, beve the, fuma sigarette elettroniche, ha bisogno di continui interventi di giovani assistenti per aiutarla ad alzarsi, a sedersi e a sistemare il leggio, ma quando poi inizia a cantare – e non solo le vecchie canzoni – con quella sua voce roca, profonda e dolente, capisci che non ce n'è per nessuno.

La Faithfull in questo tour è accompagnata da una band di tutto rispetto formata da Rob McVey alla chitarra (già leader dei Longview), Jonny Bridgwood al basso, il produttore (anche di PJ Harvey) Rob Ellis alla batteria, e alle tastiere, ai cori e all'armonica dal bravissimo Ed Harcourt, già talentuoso e non troppo fortunato cantautore e che qui funge un po' da direttore d'orchestra.

Tutti molto diritti, senza troppi fronzoli, ma estremamente efficaci. Nell'ora e mezzo di concerto le canzoni contenute in “Give my love to London” fanno la parte da leone: dalla title track alla drammatica “Sparrows will sing” fino all'elegia funerea di “Late Victorian Holocaust”. Pezzi intensi, profondi, che ti inchiodano alla poltrona. A fare da contraltare ci sono gli ironici siparietti della Faithfull tra un brano e l'altro in cui presenta i pezzi sono un continuo namedropping degli importanti autori che hanno collaborato ai pezzi, da Nick Cave a Roger Waters, da Patrick Leonard a Steve Earle e poi per i pezzi pescati dal passato Angelo Badalamenti (nella conclusiva “Who Will Take Your Dreams Away”) o Daniel Lanois (autore della splendida ballad “Marathon Kiss”), però è così intelligente da non raccontare le solite storielle sulla Swinging London.

Tra le canzoni del passato non poteva mancare la fumosa “Broken English” (“una canzone che forse conoscete e che incredibilmente ricordo anch'io”), “As tears go by” resa poi popolare dagli Stones, e sopratutto l'ennesima versione di “Sister Morphine” che continua a mantenere intatto il suo fascino, qui grazie anche alla rasoiate chitarristiche di McVey e ai soli di tastiera di Ed Harcourt. L'ambiente teatrale si addice perfettamente a questo set e il pubblico, molti gli inglesi presenti, ha apprezzato e giustamante tributato con una lunga standing ovation.

(Michele Boroni)

SETLIST
Give My Love To London
Falling Back
Broken English
Witches' Song
The Price of Love (The Everly Brothers cover)
Marathon Kiss
Love More Or Less
As Tears Go By
Come and Stay With Me
Mother Wolf
Sister Morphine
Late Victorian Holocaust
Sparrows Will Sing
The Ballad of Lucy Jordan
Who Will Take Your Dreams Away

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