Ariel Pink, il manager di Madonna: 'Mai sentito'. Lui: 'Silurato perché sincero'

Ariel Pink, il manager di Madonna: 'Mai sentito'. Lui: 'Silurato perché sincero'

Non ci voleva la sfera di cristallo per preconizzare che le dichiarazioni rilasciate da Ariel Pink a Faster Louder a proposito della sua (a questo punto supposta) collaborazione con Madonna avrebbero scatenato un piccolo terremoto. Sia mediatico, perché le sue esternazioni circa la (a suo giudizio) pochezza del repertorio della popstar, specie quello recente, hanno fatto parlare - pardon, twittare - colleghi musicisti ai quattro angoli del globo, sia professionale, perché nella mischia ha scelto di entrare nientemeno che Guy Oseary, manager di Miss Ciccone (e di U2, e di molti altri) che ha voluto chiarire la reale posizione della sua cliente nei confronti di Pink.



"Ariel Pink io non l'ho mai sentito", ha scritto a chiare lettere Oseary a un fan che chiedeva un intervento di casa discografica e management nei confronti dell'ingrato (sedicente) collaboratore: "Può darsi che l'etichetta l'abbia contattato in autonomia, ma so per certo che Madonna non ha nessun interesse a lavorare con le sirene (giocando sul nome d'arte del cantante, Ariel, lo stesso del personaggio della Walt Disney "La sirenetta", ndr)".

Secondo Oseary, quindi, Pink sarebbe solo un millantatore, o - al massimo - un collaboratore di ultima fila, talmente di ultima fila da essere reclutato dall'etichetta senza nemmeno l'autorizzazione di Madonna. Versione, questa, che non collima con quella fornita in prima persona dallo stesso Pink, che via Twitter - nemmeno troppo velatamente - ha accusato quella che sarebbe la sua ormai ex datrice di lavoro di averlo licenziato in tronco per la sua franchezza:







"Non sento Madge da ormai 24 ore", ha scritto lui, lasciando evidentemente intendere che il suo rapporto con la popstar fosse tutto meno che da collaboratore "periferico": "E' per via di qualcosa che ho detto? Maledetta la mia boccaccia, la prossima volta...". Poi, l'attacco frontale a Oseary: "Ariel Pink chi? Veramente? Davvero ragazzi, vergognatevi. Qui si rasenta l'effetto Streisand (fenomeno mediatico per il quale il tentativo di rimuovere un'informazione presso l'opinione pubblica provoca paradossalmente l'amplificazione dell'informazione stessa presso il pubblico, ndr)".

Insomma, se da una parte - quella di Madonna - si preferisce minimizzare, dipingendo Pink come un mitomane, dall'altra Ariel Marcus Rosenberg - questo il nome all'anagrafe del cantautore - accusa Miss Ciccone e il suo staff di metodi degni del peggiori regime autoritario, sostenendo di essere stato epurato perché non conforme al fedele e ciecamente ammirato seguito dell'ex material girl.

Di certo, Pink da qualcuno ha ricevuto attestati di solidarietà. Attaccato - anche pesantemente - da Grimes e James Brooks (e, più recentemente, dalla indie folkster Waxahatchee) per via della sua intervista a Faster Louder, Rosenberg ha ricevuto il sostegno dei Black Lips, che hanno rivendicato - per lui - il diritto di libertà di parola:



"E dove sarebbe tutta questa misoginia?", ha domandato la band a Grimes: "E' misogino solo perché ha detto che non gli piacciono i suoi dischi dopo il primo album?".

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