Pink Floyd, 'Their mortal remains', Fran Tomasi: 'Ripartiamo da Roma. O Berlino'

Pink Floyd, 'Their mortal remains', Fran Tomasi: 'Ripartiamo da Roma. O Berlino'

"The endless river": alla fine tutto riporta a quello, l'ultimo album dei Pink Floyd atteso a novembre del quale - da qualche settimana - tutti parlano. La band ha voluto includere anche il più recente - e conclusivo - capitolo della propria carriera in "Their mortal remains", la tribolata mostra che avrebbe dovuto essere ospitata dalla Fabbrica del Vapore di Milano in prima mondiale: di qui la causa dei primi rinvii. Poi, la necessità di far passare almeno le prime fasi promozionali della nuova prova in studio ha giocoforza allungato i tempi di allestimento dell'esibizione. Allungamento insostenibile - questa la causa principe dell'annullamento - per puri motivi d'agenda: con la struttura di via Procaccini, nel capoluogo lombardo, non più disponibile per tutto il 2015, non è più stato possibile far debuttare all'ombra della Madonnina la mostra "definitiva" che i tanti fan aspettavano.

"Perché i Pink Floyd quando fanno le cose le fanno bene o non le fanno", spiega un "avvilito" - confessa lui - Fran Tomasi, organizzatore della mostra e storico promoter italiano del gruppo: "Vogliono che 'Their mortal remains' aggiunga un ulteriore tassello alla loro carriera. E posso dire che sarà così: non è un caso che per realizzare l'esposizione abbiano firmato, sullo stesso documento, due signori (Gilmour e Waters, ndr) che litigano da trent'anni. Questa mostra sarà qualcosa che ridefinirà gli standard per allestimenti di questo genere".

Però. "Già due settimane fa avevo il presentimento che saremmo stati costretti ad annulllare. Con la Fabbrica del Vapore occupata per buona parte del 2015 e la volontà del gruppo di ridefinire l'allestimento anche in vista della nuova pubblicazione sapevamo che non avremmo avuto i tempi tecnici per aprire. Ed è un peccato, perché io ci tenevo che la prima mondiale venisse organizzata a Milano". E, per una volta, la mancata apertura non è da imputare a inefficenze o mancanza di comuncazione tra le parti in causa: "L'amministrazione comunale di Milano è stata eccezionale nell'aiutarci", Tomasi tiene a specificare, "Davvero non possiamo rimproverare nulla a nessuno. Se è successo quello che è successo, è solo per una serie di sfortunate circostanze".

Adesso, allora, conviene guardare al futuro: "Abbiamo tante di quelle proposte da tutto il mondo che facciamo fatica a contarle", racconta l'organizzatore, "Per esempio, in Brasile, per aprire a San Paolo e Rio, abbiamo già avuto contatti col ministro della cultura locale, che ci aspetta a braccia aperte. Noi, però, siamo determinati a tenere la 'prima' più in zona". Dove, precisamente? "A Roma, per esempio. O a Berlino, all'aeroporto di Tempelhof, oggi tramutato in spazio polifunzionale. Di certo, non in un museo tradizionale, perché le particolarità dell'allestimento non lo permetterebbero. Infatti stiamo prendendo in considerazione spazi industriali recuperati. In ogni caso, ci siamo già attivati per ripartire. Con tanta pazienza...".

Rimane ancora aperto, però, il problema del rimborso dei biglietti: sul totale venduto ad oggi - circa 2000 pacchetti deluxe e tra i 5 e i 6000 tagliandi standard, assicura Tomasi, verranno rimborsati anche i diritti di prevendita. "Che incidevano meno - circa un euro per i biglietti standard, poco di più per i pacchetti deluxe - rispetto a quando non facciano, di solito, per gli spettacoli dal vivo". E i memorabilia accordati al pubblico come parti dei pacchetti deluxe? Dovranno venire restituiti per ottenere il rimborso? E se sì, a chi saranno accollate le spese di spedizione? "Anche quando annunciammo il primo rinvio, le richieste di rimborso, per i pacchetti deluxe, sono state pochissime, perché molti fan hanno preferito tenere i gadget come memorabilia. Però sì, per chiedere il rimborso, sarà necessario restituire gli oggetti inviati. Non a spese proprie, però: siamo attrezzati anche per queste eventualità, abbiamo un'assicurazione stipulata apposta per casi come questo. Non abbiamo intenzione di fare pagare ai fan un errore - sempre che così si possa chiamare - tutto nostro".

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