Gli U2 in Italia per 'Songs of innocence': "Non vogliamo adagiarci sugli allori"

Gli U2 in Italia per 'Songs of innocence': "Non vogliamo adagiarci sugli allori"

"L'importante è fare musica che non si adagi sugli allori: se fai qualcosa che mette alla prova il tuo pubblico, è un'ottima cosa per la musica. La cosa peggiore è la roba omogeneizzata". Hanno presentato così gli U2 alla stampa italiana il loro nuovo album "Songs of innocence", in uscita ufficiale - dopo la distribuzione gratuita in partnership con Apple - per il 13 ottobre. Una giornata milanese, quella di domenica, cominciata con l'arrivo a Linate, dove  c'era già un gruppo di fan ad attenderli, e poi proseguita tra una chiacchierata a pranzo con i giornalisti e le prove per "Che tempo che fa", dove si sono esibiti in serata, in diretta e in acustico. Sempre circondati dai fan: entrando negli studi RAI Bono e The Edge hanno avuto una buona parola, un autografo una foto praticamente per tutti. Assenti invece Larry Mullen e Adam Clayton.

Innanzitutto "Songs of innocence", per Bono & The Edge, è stata un'esperienza speciale. Non solo per il metodo di distribuzione; "E' stato strano regalarlo attraverso la Apple", spiegano. Ribadendo poi: "Siamo andati da un'azienda che cerca di tutelare i musicisti e di pagarli, e abbiamo chiesto loro di fare un regalo a quelli che la musica la comprano. 'Volete regalare il vostro disco nuovo?', ci hanno chiesto increduli. Sì, gli abbiamo detto: voi lo regalate, però a noi lo pagate". Ma l'album è stato soprattutto un'esperienza di ricerca interiore per arrivare a quelle canzoni. Un'espierienza che ha richiesto una notevole preparazione più che altro sul piano psicologico, per tornare alle proprie origini, ma senza ripetersi. "Questo è un disco speciale, per cui abbiamo dovuto prepararci, a livello di testi e tematiche, ad affrontare un discorso che non toccavamo da tempo", hanno spiegato ai giornalisti. "Anche a livello musicale è un tuffo nel passato, verso le cose che Bono e The Edge non stentano a definire "vere", quelle "a cui abbiamo votato la nostra esistenza in passato". Ma per arrivare a questo risultato è stato necessario "affrontare un grande match di wrestling, perché le esperienze personali ti cambiano, ti fanno vedere le cose diversamente. E a volte non vuoi tornare a misurarti col tuo passato. Non vuoi aprire il vaso di Pandora".

Insomma, realizzare un disco così ha avuto un grande costo, in termini personali. Ma è anche stato un procedimento naturale, perché - chiosano i due - "Da giovani eravamo presi dalla ricerca delle nostre identità e le nostre vite erano tutto fuorché fonti di ispirazione. A questo punto, invece, possiamo guardarci alle spalle e capire".

Ma qual è il segreto della loro musica? Neppure loro lo sanno: "E' questo il problema! E forse non c'è alcun segreto. Lavoriamo ed è sempre un'impresa, ma a volte abbiamo grandi ispirazioni. Sfortunatamente il procedimento è molto difficile. Comunque dobbiamo andare avanti. A volte è dura, ma abbiamo un approccio ingenuo, niente di studiato e calcolato". Il procedimento consiste nel far collassare gli ego e affrontare col cuore in mano i propri amici e partner di scrittura". Insomma, ritrovare l'intesa - la stessa che Bono e The Edge hanno mostrato a "Che tempo che fa", suonando prima voce e chitarra acustica "The miracle (of Joey Ramone)" - la stessa canzone eseguita al keynote Apple un mese fa, dove però venne presentata in versione elettrica  - poi "Every breaking wave", per voce e piano: alla prima esecuzione assoluta in pubblico, in una versione simile a quella acustica contenuta tra le 11 bonus tracks dell'edizione deluxe di "Songs of innocence".

Trapela qualche notizia, nel frattempo, sui piano futuri del gruppo: il fan-site U2place è riuscito a strappare qualche parola a Joe O'Herlihy, storico tecnico della band, nel backstage di "Che tempo che fa", e riporta che non ci sono piani immediati per un tour negli stadi, confermando così le voci di un tour almeno inizialmente a dimensioni ridotte. Ma ci saranno comunque dei concerti, e si parla di una data almeno nel 2015 in Italia: "See you next year in Milan, this time", sono state le parole del tecnico a U2Place.

 

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