NEWS   |   Italia / 12/10/2014

Il Ministero dei beni culturali mette un vincolo sulla collezione Dalla

Il Ministero dei beni culturali mette un vincolo sulla collezione Dalla

Come è noto, in seguito alla scomparsa di Lucio Dalla, la fondazione a lui intitolata ha deciso di mettere all'asta alcuni beni immobiliari appartenuti al cantante, per finanziare alcune importanti attività per ricordarlo (in particolare l'allestimento di una casa-museo). L'asta, però, è andata piuttosto male, come già riportato. E' stato venduto - a prezzo ribassato - solo lo yacht appartenuto all'artista, mentre restano sul mercato due grandi appartamenti in Bologna e una villa in Sicilia.

Ora, tramite Twitter, il Ministro dei beni culturali e turismo, Dario Franceschini, ha fatto sapere che il Mibact (ossia il suo Ministero) ha avviato la procedura di vincolo per tutelare quello che viene definito "un patrimonio da non disperdere ma da conservare e valorizzare", ossia i beni (la "collezione") appartenuti a Dalla.
Questo significa che il Ministero vuole certificare il patrimonio di Dalla come bene di interesse culturale nazionale, sottoponendolo così a una serie di vincoli che ridurrebbero - senza dubbio - la libertà di azione della Fondazione, che peraltro aveva già annunciato l'apertura della casa-museo per marzo del 2015.





La presidente della Fondazione Lucio Dalla, Donatella Grazia, a quanto riporta l'agenzia ANSA, sarebbe "molto perplessa" dall'uscita del Ministro.
"Sembra che siano preoccupati", commenta, "che noi possiamo disperdere o danneggiare qualcosa, quando la Fondazione nasce proprio per preservare e valorizzare il patrimonio di Lucio. Questo provvedimento lascerebbe pensare che noi ci stiamo comportando in maniera non consona, ma non è così. Anzi, l'avvio della procedura per il vincolo ha fermato il progetto di apertura della Casa Museo, prevista per marzo 2015 anche con percorsi didattici".
La signora Grazia spiega che pare che il provvedimento sia giunto in seguito alla decisione di mettere all'asta alcune proprietà, quasi come tentativo di bloccare l'iniziativa di autofinanziamento. E precisa che "non è mai stato in vendita né messo all'asta il piano nobile" del palazzo in via D'Azeglio dove abitava il cantautore a Bologna: la vendita, in effetti, era rierita solo alle "mansarde, che non c'entrano nulla con il grande appartamento pieno di opere d'arte abitato da Lucio al piano nobile".

L'architetto Carla Di Francesco (al coordinamento della Direzione regionale del ministero dei Beni culturali in Emilia-Romagna) ha invece spiegato che  "la dichiarazione di interesse culturale per la casa di Lucio Dalla non è un provvedimento punitivo, è un atto dovuto del tutto indipendente. Il vincolo sarebbe stato avviato già due anni fa se i funzionari delle soprintendenze non fossero stati impegnati nelle verifiche statiche post-terremoto".
La signora Di Francesco ha anche precisato che il termine "collezione" utilizzato nel tweet del Ministro è solo per brevità: "l'insieme di oggetti, opere e ricordi di Lucio Dalla (tra opere contemporanee, antiche o di arredamento) non può configurarsi come una 'collezione'. Il vincolo vuole tutelare la casa e cosa rappresentava per l'artista, con gli oggetti più significativi del personaggio".

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