Il sintetizzatore Moog compie 50 anni. La storia: parla Andrea Pozzi (MidiWare)

Il sintetizzatore Moog compie 50 anni. La storia: parla Andrea Pozzi (MidiWare)

Ricorrerà domenica il cinquantesimo anniversario dalla nascita del sintetizzatore Moog, pietra miliare della storia dei sintetizzatori analogici normalizzati, versione portatile dei classici sintetizzatori modulari. Era il 12 ottobre del 1964, infatti, quando un giovane ingegnere statunitense chiamato Robert Arthur Moog, appena trentenne, in occasione del convegno newyorkese della Audio Engineering Society (organizzazione fondata nel 1948 e tutt'oggi attiva, composta per lo più da tecnici, ingegneri e scienziati che studiano, sviluppano e rilasciano standard tecnici per l'industria dell'audio), presentò quello che era il prototipo del sintetizzatore Moog, un sintetizzatore musicale a tastiera che utilizzava le sonorità del theremin (strumento musicale elettronico inventato nel 1919; altra fonte d'ispirazione, per l'invenzione di Robert Moog, fu rappresentata dal Wall of Sound, sequencer elettromeccanico costruito da Raymond Scott, come dichiarato più volte dallo stesso Moog): "Il prototipo di sintetizzatore presentato da Robert Moog il 12 Ottobre del 1964 a New York, al convegno dell'Audio Engineering Society, rappresentò un'autentica rivoluzione nel mondo della produzione musicale, anche se le straordinarie potenzialità creative e innovative dello strumento non vennero immediatamente recepite", ha raccontato a Rockol Andrea Pozzi, responsabile comunicazione e marketing della MidiWare (società che si occupa della distribuzione degli strumenti prodotti dalla Moog Music sul territorio nazionale), "fu soltanto quattro anni dopo quel convegno, dopo un'attenta revisione del prototipo da parte del geniale ingegnere newyorchese e grazie all'apporto fondamentale del compositore Walter Carlos, che il sintetizzatore Moog iniziò la sua inarrestabile ascesa. Il successo dell'album 'Switched on Bach' di Carlos e della sua colonna sonora di 'Arancia meccanica' di Stanley Kubrick fecero il resto, portando alla definitiva consacrazione dello strumento, che venne introdotto con continuità in molte produzioni dell'epoca (basti pensare all'uso che ne fecero i Beatles e Simon & Garfunkel, su tutti)".

A differenza dei sintetizzatori modulari il Moog - specie quello dell'edizione "perfezionata" del 1971 - risultava più economico e facilmente trasportabile e, tra le altre cose, aveva anche una tastiera già connessa al generatore di suoni (ben presto, a causa dell'incredibile successo riscosso dall'invenzione di Robert Moog, il nome "Moog" divenne vero e proprio sinonimo di "sintetizzatore"): "Le caratteristiche del sintetizzatore controllato in tensione realizzato da Robert Moog, con la possibilità di controllare ogni parametro in fase di creazione del suono ed il caratteristico calore analogico dello stesso, risultarono subito vincenti", ha spiegato Andrea Pozzi, "naturalmente, si trattava di uno strumento più adatto per produzioni in studio, considerato il peso, le dimensioni e la complessità d'uso. Per questo, nel 1970 si fece strada l'idea di crearne una versione portatile che fosse adatta anche per essere utilizzato su un palco live: nasce così il Minimoog, il sintetizzatore monofonico analogico destinato a caratterizzare la musica dei successivi decenni. Artisti come i Pink Floyd, gli Yes, Emerson Like & Palmer e - in Italia - la PFM e Le Orme hanno creato buona parte del loro sound grazie agli oscillatori e ai filtri del sintetizzatore di Bob Moog".

Nel corso degli anni sono stati messi in commercio diversi modelli di Moog: dal Moog Satellite (disponibile dal 1974 al 1979) al Memorymoog (in vendita dal 1982 al 1985), dal Polymoog (1975-1980) al Moogerfooger (per la prima volta in commercio nel 1998 e tutt'oggi disponibile sul mercato), passando per il Multimoog, il Moog Rogue e il Moog Source: "Nel Novembre 2001 la Moog Music ha poi realizzato una versione aggiornata del Minimoog, il Voyager, che trae vantaggio di tecnologie più aggiornate (implementazione MIDI, superficie di controllo tattile, ecc.) e che è tuttora presente e diffusa negli studi e sui palchi di tutto il mondo", ha dichiarato a proposito della storia dei vari modelli di Moog Andrea Pozzi. Ma quali artisti ne fanno uso oggi? "Al giorno d'oggi il sintetizzatore Moog è di fatto uno standard per molti musicisti professionisti: tastieristi, dj e producer alla ricerca delle infinite possibilità di modulazione e del suono caldo analogico, autentico marchio di fabbrica della casa di Asheville. Ci sono poi molti appassionati non professionisti che decidono di acquistare un Moog un po' per la passione per le sonorità offerte dallo strumento spesso correlate ai loro ascolti musicali, un po' anche per il valore estetico e puramente collezionistico, trattandosi di strumenti quasi sempre destinati ad acquisire valore nel tempo", ha spiegato Pozzi. I giovani musicisti non sembrano invece farne grande uso, come spiegato da Andrea Pozzi: "I giovani musicisti hanno un approccio differente, considerando le differenti risorse economiche che si hanno a disposizione (nella maggior parte dei casi). Il primo approccio alla sintesi analogica avviene normalmente tramite emulazioni software che, pur appartenendo naturalmente al dominio digitale, offrono spesso valide alternative in termine di resa sonora. Attualmente, il catalogo Moog Music permette di avere un approccio più democratico al mondo della sintesi analogica, con soluzioni a partire da qualche centinaia di euro come la serie Phattys e il più recente Moog Werkstatt 01".

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