Monti pronto a dire sì a Sony BMG: e le indies europee si arrabbiano

Monti pronto a dire sì a Sony BMG: e le indies europee si arrabbiano
Le voci in rincorsa libera di questi ultimi giorni, riportate da tutti i maggiori quotidiani internazionali, sostengono che Mario Monti ha cambiato completamente idea sulla fusione tra Sony e BMG: il commissario antitrust europeo (così come la sua controparte americana, la Federal Trade Commission) si sarebbe convinto a dar via libera al “merger” senza neppure richiedere in cambio alle due major alcuna concessione o sacrificio aggiuntivo. Da Bruxelles non arrivano naturalmente conferme ufficiali, ma la portavoce della Commissione Amelia Torres ammette che l'ufficio di Monti sta svolgendo le procedure del caso e intende consultarsi con esponenti dei vari governi europei prima di apporre un sigillo formale all'operazione, atteso entro la scadenza già annunciata del 22 luglio (vedi News).
Sembra che l'Antitrust si sia convinto del fatto che il punto chiave delle obiezioni alla fusione, il rischio di una tacita collusione tra le major per tenere artificialmente alti i prezzi dei CD, non sia fondato da prove inconfutabili: Monti sarebbe arrivato a questa conclusione dopo aver discusso approfonditamente della questione con Lars-Hendrik Röller, esperto di economia della Commissione, e il presidente del comitato “d'accusa” interno all'organismo, Olivier Guersent. Gli osservatori fanno notare che negli ultimi quattro anni la Commissione ha autorizzato almeno sette progetti di “merger” le cui chance di approvazione erano in teoria assai limitate, e che in caso di rifiuto Sony e BMG si sarebbero rivolte allo stesso tribunale che in passato ha ribaltato tre dinieghi espressi da Monti.
Così stando le cose (e mentre già tornano in circolo, di rimbalzo, voci di una ripresa dei contatti tra EMI e Warner) sarebbe invece l'organizzazione europea delle etichette indipendenti Impala a far causa alla decisione dell'Antitrust. La notizia della probabile approvazione del “merger” ha scatenato durissime reazioni da parte dei rappresentanti dell'associazione delle indies. Parlando di “decisione scandalosa”, il vicepresidente Patrick Zelnik ha ipotizzato che Sony e BMG abbiano ricattato la Commissione, minacciando di ritirarsi dai mercati europei e di cessare di investire in artisti e produzioni locali se l'Antitrust gli avesse messo i bastoni tra le ruote. Ancora più tagliente il presidente Michel Lambot: “Se la Commissione desidera capire perché nessuno si precipita a votare per le elezioni europee, non ha bisogno di guardare lontano”, ha dichiarato per mezzo di un comunicato stampa. “Un voltafaccia come questo non farebbe nulla per contrastare l'opinione comune che la sua agenda è dettata dagli interessi commerciali di alcuni giganti economici piuttosto che dagli interessi dei cittadini europei”.
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