Fumi di Londra: Lory Muratti incontra... Lory Muratti

Per capire cosa è accaduto mi devo allontanare. Per capire chi sono, da dove vengo e cosa mi circonda davvero devo prendere le distanze. Per questo ho lasciato l'Italia per Londra. Per questo oggi lascio Londra per raggiungere il mare a Brighton.

Qui dove il tempo si è fermato sotto i passi incessanti delle persone che mi passano accanto sorridenti, sembriamo tutti alla fine di un grande viaggio.

Contraddittoria come me, questa città si muove instancabile anche se resta immobile ad osservarti in silenzio. Oggi Brighton osserva anche il sottoscritto ed è con il vento che faccio i conti di quello che è accaduto fino a qui. Passo rapidamente  in rassegna gli anni di grandi fatiche tra la quotidianità italiana e i miei rifugi inglesi e poi, incurante di ciò che è ormai lontano, riavvolgo il nastro fino a qualche mese fa quando Franco Zanetti mi disse: "visto che ora sei stabilmente lassù potresti raccontare la tua Londra per noi di Rockol.".

E così è stato. Ho messo in fila fumose parole la notte mentre di giorno spuntavo sulla mia moleskine infiniti elenchi di cose da fare. Ed ho raccolto discorsi, impressioni e luci intuite dentro gli occhi di persone che come me stavano compiendo la loro attraversata. Alcuni di loro sono artisi di fama internazionale e sembra che già da tempo siano arrivati a destinazione, ma in fondo chi di noi è mai arrivato? Siamo in viaggio verso quale dove?

La spiaggia di grandi sassi consumati dalle onde suggerisce però anche a me di essere al capolinea così mi siedo. Chiudo gli occhi. Le voci dei gabbiani e di un vecchio disco dei Duran Duran che suona dalla diffusione del pier poco distante arrivano fino a me. Resto fermo e dimentico gli ultimi giorni per far spazio al ricordo delle decine di taxi e metropolitane prese nelle prime settimane londinesi per raggiungere volti sempre nuovi, raccontar loro quello che avevo intenzione di fare e capire così come avrei potuto realizzare un'idea a cui nessuno riusciva a credere. Rivivo gli incontri rivelatori di quei giorni, uno dopo l'altro mi hanno indicato la strada. Sento di nuovo il sapore dei pomeriggi di Giugno che ho passato chiuso dentro una sala prove a tentare di comprendere, ripetere e interiorizzare i suoni di una lingua che la mia bocca sembrava rifiutarsi di riprodurre in modo impeccabile. Come imprigionato in una scena di "My Fair Lady" ho trascorso notti e giorni a lottare con me stesso sotto la cura implacabile e attenta di Stef, il vocal coach che ha creduto in questa mia visione e che ha lavorato con me fino a tradurla in realtà. Mi avvolge ancora l'odore dell'orribile caffè che preparavamo in continuazione all'Urchin Studio di Hackney dove in Luglio abbiamo finalmente iniziato a produrre il mio disco inglese. Rileggo le mail che spedivo ogni mattina dall'overground al collettivo "the house of love", gli amici co-produttori del lago che ricordano ancora il significato della parola fede e per questo mi camminano sempre accanto. Risuona in me la voce di Manuela di Mescal che rintoccava felice dentro il telefono ad ogni mia chiamata di aggiornamento. Sento i passi di Laura per le scale, la risata di sua figlia Angelica che in Terra d'Albione ci sono state in prima persona dall'inizio accogliendomi e aiutandomi. Ripasso a memoria la disposizione dei numerosissimi quadri di casa di Rowan a Notting Hill dove in agosto mi sono trasferito a mixare il lavoro. Riascolto le parole di conforto e incoraggiamento di Leo Abrahams che in quei giorni mi faceva visita per darmi supporto e ricordarmi che ce l'avrei fatta. Rivedo il mio compagno di viaggio Cristian, testimone di note e di vita che fino qui ci è arrivato davvero lavorando accanto a me come nessun altro ha avuto il coraggio di fare.

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Il coraggio, la distanza compassionevole, la dignità del silenzio e della riservatezza, la capacità di accettare il cambiamento. Sono queste le cose sulle quali lui ed io ci siamo a lungo interrogati di questi tempi, sorridendo o discutendone animatamente mentre lavoravamo al primo disco internazionale di Lory Muratti. Un disco immaginato che sta diventando realtà come la spiaggia che si apre davanti ai miei occhi quando trovo il coraggio di alzarmi e camminare.

Non conosco la strada, ma so bene dove sono diretto… Ci vediamo a destinazione.

Lory Muratti è un artista visionario. Musicista e scrittore, è figlio del mercante d’arte Andrea Muratti e della ballerina Helen Bresson. Dopo aver firmato i suoi lavori nascondendosi per circa un decennio dietro lo pseudonimo “Tibe”, ha di recente svelato la sua identità con il progetto letterario e musicale “Scintilla” edito in Italia da Feltrinelli e Mescal. Con la rubrica “Fumi di Londra” racconta ai lettori di Rockol di incontri musicali, artisti dal mondo, luoghi misteriosi e notti infinite nella città più rock d’Europa, dove è di recente tornato a vivere e lavorare su un suo prossimo progetto internazionale.
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