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Ivan Segreto presenta il suo esordio: 'E a luglio aprirò i concerti di Battiato'

Ivan Segreto, 29 anni, da Sciacca (un paesino di 50mila abitanti in provincia di Agrigento), sta conquistando in questi mesi critica e pubblico con il suo esordio, un album in cui la tradizionale forma canzone cantautorale è presa per mano dal jazz e dallo swing.

Ivan Segreto però non è un esordiente vero e proprio: ha studiato pianoforte al conservatorio di Palermo (da privatista) per cinque anni e il contrabbasso presso la Scuola Civica di Milano, oltre ad essersi fatto le ossa con serate nei locali. “Eseguivo un repertorio abbastanza vario, dai Beatles a classici standard. Nel frattempo frequentavo l’università, alla Facoltà di Biologia, per rispettare un compromesso con mio padre, che mi avrebbe voluto con lui nel suo studio”. Dopo la parentesi del servizio di leva a Caltanissetta, un demo realizzato con la collaborazione del clarinettista Mauro Negri e l’intraprendenza del produttore Federico Fiorentino arriva a Rudy Zerbi della Sony, che ne rimane folgorato. “E’ accaduto tutto in modo abbastanza naturale. In passato mi era capitato di spedire del materiale alle case discografiche ma, in queste circostanze, non fai una selezione precisa: prendi una lista e spedisci la ‘cassettina’ a tutti. E’ un tentativo che avevo ripetuto già tre o quattro volte”. Ascoltando i nove brani di questo esordio, si rimane colpiti da l singolare approccio jazz di Ivan Segreto. “Non lo definirei jazz nel senso stretto del termine. Direi piuttosto che è un disco di canzoni. Durante i concerti ci concediamo improvvisazioni decisamente jazz, ma nel disco l’aspetto formale deve essere il più chiaro possibile, quindi ho rispettato gli schemi della forma canzone”. In un momento in cui riscuotono successo le formule di swing revival, da Michael Bublé a Jamie Cullum, e in cui il jazz sfonda le classifiche con Norah Jones, è lecito domandarsi se Ivan Segreto sia stato favorito da questo particolare momento discografico. “Dirti di no sarebbe una menzogna. Probabilmente oggi si è creata una situazione tale da permettere, alle persone che fanno le scelte nelle case discografiche, di aprirsi maggiormente verso questi colori musicali. Ma limitare il mio disco ad un evento di coda sarebbe sbagliato. Spesso mi sono sentito dire che la formula pianoforte e voce oggi va di moda, ma esiste da sempre: da Ray Charles a Stevie Wonder, da Nina Simone a Diana Krall”. E com’è il paese da cui Ivan Segreto proviene? “Geograficamente è una zona ex vulcanica. C’è un piccolo vulcano che ha smesso di essere attivo da molto tempo, ma che da sfogo ad acque sulfuree, perciò ci sono le terme. Prima dello scempio umano era un luogo paradisiaco, con campagne tigliose e coste circondate da barriere coralline”. E proprio da Sciacca arrivano le storie raccontate nel singolo “Porta Vagnu”, cantato in dialetto siciliano. “E’ l’unico brano del disco non scritto da me. Il testo è di mio Zio Nino e risale a circa nove anni fa. E’ un brano che racconta alcune vicende di questo quartiere, che è un po’ come Porta Ticinese a Milano. Sono delle immagini quasi cinematografiche, anche romantiche”. I testi di Ivan Segreto sono personali e particolari, surreali e introspettivi. Quale approccio utilizza nel comporre? “Tutto nasce d’istinto, lascio che le cose accadano. Ci lavoro molto sui testi, ma giusto il tempo che richiedono. Tengo a dire che non ho avuto alcun tipo di pressione dalla mia casa discografica. Inizialmente avevo paura che volessero in qualche modo entrare nelle scelte artistiche, invece ho ricevuto la completa libertà”. Fra gli altri brani del disco spicca “Inverosimile”, canzone articolata e complessa, dall’indiscutibile fascino. “Anche a me piace tantissimo. E’ uno dei pezzi più recenti. Mi piace molto suonarlo perché armonicamente non è poi così immediato. Dentro ci sono un sacco di scambi modali che creano bellissime tensioni armoniche. Il testo – ormai sembra banale dirlo - l’ho scritto l’11 settembre, anche se non ho fatto dei riferimenti espliciti. Esprimo il grande dispiacere e la sensazione di incapacità nel vedere che certe cose si ripetono. E’ come un grande vortice: il male viene ripagato con il male, che viene ripagato con altro male. E’ tutto così inverosimile, assurdo”. A luglio Ivan Segreto aprirà i concerti di Franco Battiato. “Alla Sony conoscono bene il suo agente e gli hanno fatto questa proposta. Battiato ha ascoltato il mio disco e ha accettato, ma non ci siamo mai parlati o conosciuti. Diciamo che ha dato il benestare. Lui ha una creatività vulcanica, si muove in diverse direzioni: dalla pittura al cinema. E’ un artista gigantesco”. Dopo un esordio così ben accolto, cosa si aspetta per il futuro? “Suonare, suonare, suonare. Comunicare e trovare un pubblico disposto ad ascoltarmi. E poi esplorare altri generi, come l’elettronica, che adoro, soprattutto quando è intelligente e non fine a se stessa, come quella di Bjork e Anja Garbarek. Ma per questo primo album non ho avuto molto tempo di darmi alla musica elettronica. Pensa che tutto è stato registrato quasi in presa diretta in soli cinque giorni…”.

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