Subsonica, intervista: “Siamo una struttura pluricefala” - VIDEO

Subsonica, intervista: “Siamo una struttura pluricefala” - VIDEO

“Un lavoro di ricongiunzione con il gruppo”: i Subsonica tornano con “Una nave nella foresta”, ed è Samuel a spiegare alla stampa il senso dell’album, il primo a tre anni e mezzo da “Eden”. Il gruppo torinese è diventato una macchina da riaccendere, lo si capisce dalle parole dei componenti. C'è bisogno di tempo per riallinearsi, visti i molteplici interessi dei singoli, dai DeProducers di Casacci ai Motel Connection di Samuel per citare i più noti. “Siamo dei ripetenti, abbiamo ormai 18 anni", fa eco Boosta. "Ma abbiamo sempre fatto i dischi quando avevamo qualcosa da dire”. “Siamo una struttura pluricefala, cerchiamo qualcosa che sia ancora in grado di emozionarci e di stimolarci” conferma Casacci.

“Questo album è stato la Camp David dei Subsonica”, scherza Boosta, citando il luogo spesso usato dagli Stati Uniti per  trattative e accordi diplomatici. “Anche se in realtà la nostra modalità di scrittura non è cambiata: abbiamo preso questa felice abitudine di suonare i pezzi prima di inciderli, per aiutare la scrittura, cosa che non facevamo negli anni ’90. Ora, quando i Subsonica riaccendono i motori della macchina, rimettiamo assieme lo spazio, il tempo gli strumenti. In questo senso, il nuovo album ha un’attitudine decisamente più suonata”.


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Il risultato è un disco che cerca di riportare il gruppo ad una dimensione sonora più diretta. La macchina dei Subsonica è ripartita dalle proprie origini e dalle radici in generale: il titolo è una riscrittura del modo di dire piemontese “Una barca nel bosco”, ovvero qualcosa fuori contesti. Ma è nato letteralmente in una maniera organica, inciso una casa in mezzo ad una foresta. “E’ un disco racconta il nostro percorso fino ad oggi, tutte le fasi della nostra crescita, ovviamente con un occhio alle ultime cose che abbiamo fatto, agli ultimi dischi”, spiega Samuel. Le canzoni, aggiunge Casacci, “Non hanno l’ambizione di dare grandi messaggi ma di raccontare una concatenazione di stati d’animo, che è forse il miglior modo di raccontare il presente. Abbiamo preferito un racconto di intimità, di persone: cerchiamo di raccontare quello che sentiamo e vediamo in tempo reale e ci sembra che il tratto comune di questo tempo sia la consapevolezza di potercela fare contando solo su risorse proprie”.

L’unica risorsa esterna su cui ha fatto affidamento il gruppo, che non ha voluto ospiti musicali per il disco, è l’artista Michelangelo Pistoletto, che ha coinvolto la band nel progetto “Il terzo paradiso”, da cui è nata la canzone che chiude l’album. “La nostra è costellata di collaborazioni di questo genere, l’unica collaborazione che vedevamo possibile è quella con un artista visivo”, spiega Samuel.

Quanto al passato, a band spiega che il momento più difficile è stato quello prima di “Eden”, e che ora è alle spalle (“Un vero e proprio gruppo rock non si può dire tale se non è stato tale se non è stato truffato da due manager”, scherza Samuel. “Ci sono stati degli incidenti di percorso quando abbiamo cercato di creare una struttura tutta nostra”, spiega Casacci). E per il futuro c’è un tour, in partenza il 31 ottobre da Jesolo con date fino a dicembre. Avrà una componente tecnologica, come sempre nel live dei Subsonica: nessuna luce ad incandescenza, solo LED. E’ la prima volta che si fa in Italia, la seconda nel mondo (l’avevano fatta i Radiohead). Prezzo calmierato e fissato a 25€ a biglietto, più prevendita. “Abbiamo una rete di collaboratori che ci permette di realizzare tour molto ambiziosi ad un prezzo basso: riducendo la filiera si riesce a ridurre anche il prezzo dei biglietti. Il gruppo può decidere cosa e coma utilizzare”, spiegano.“Abbiamo passato questi 18 anni di vita sui palchi, questo per noi è ancora il momento più importante: non potevamo tollerare preclusioni di tipo economico per il nostro pubblico”.

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