Anche Zucchero per il tributo a Tom Jones: ma intanto ‘Q’ lo stronca

Anche Zucchero per il tributo a Tom Jones: ma intanto ‘Q’ lo stronca
Uscirà per la V2 l’annunciato tributo a Tom Jones. L’etichetta annuncia che anche Zucchero prenderà parte all’omaggio discografico al gallese dalla voce possente, duettando con lui in “You drive me crazy” (vecchia hit dei Fine Young Cannibals).
Intanto, però, dalla perfida Albione arrivano parole dure per il nostro cantante. Il prestigioso e patinato mensile britannico “Q”, sul numero di giugno 1999, va in controtendenza rispetto all’italomania imperante nel mondo - vedi Andrea Bocelli, Laura Pausini et similia - e pubblica una recensione a dir poco feroce della compilation “The best of Zucchero Sugar Fornaciari”, che confina peraltro a pagina 133, come ultimo di una sessantina di dischi (ma si va in ordine alfabetico, per la verità) trattati nella sezione “re-releases” (ripubblicazioni); nella stessa pagina, però, pubblica una fotografia di Zucchero, con la didascalia «Senza una donna (WIthout a woman)” è il suo brano più conosciuto».
Firmata da David Quantick - critico di una certa esperienza e influenza - la recensione è in effetti una vera e propria stroncatura, nello stile aggressivo che raramente capita di vedere impiegato sui giornali italiani. Ve la traduciamo integralmente: un po’ per curiosità (in fondo non capita spesso di leggere su “Q” di cantanti italiani), un po’ a titolo d’esempio: ogni tanto non sarebbe male che anche noi italiani brandissimo l’ascia invece che impugnare il fioretto (o estrarre una lingua da lecchini d’oro). Eccola:
«In un certo senso, Zucchero - italiano cicciottello omonimo del dolcificante - è una specie di ufficio di collocamento vivente per musicisti pop britannici degli anni Ottanta. Dopo aver riportato Paul Young nelle classifiche (ai piani bassi, però) con “Senza una donna (Without a woman)”, ora ha trascinato la sempre più eccentrica Sinéad O’Connor ad interpretare “Va, pensiero”, un duetto in stile classico nel quale Zucchero strilla come un maiale bastonato e la O’Connor fa ciò che fa di solito, ovvero bela come un agnellino nascosto in una grotta. Tutto il contenuto di questo album conferma che, come i francesi e i tedeschi, e a differenza degli svedesi e dei norvegesi, gli italiani sono straordinariamente bravi a produrre musica dance ma non altrettanto per quanto riguarda il rock. Zucchero strepita e grida come se fosse Pavarotti con una chitarra in mano, ma tutto quel che ne esce è una sensazione di rock pomposamente gonfiato, e l’immagine mentale di un tizio grosso con un lungo soprabito che urla dalla cima di una collina, come un Orson Welles fuori di testa durante le riprese di uno spot per una marca di sherry. **, da ascoltare con cautela».
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