Tornano i Kings Of Convenience, da separati in casa (o quasi)

Tornano i Kings Of Convenience, da separati in casa (o quasi)
Separati in casa. O quasi. Questa è l'impressione che si ha incontrando i Kings of Covenience. Che tornano sulle scene con un nuovo album, “Riot on an empty street”, a quasi quattro anni dal fortunato debutto di “Quiet is the new loud”, da molti indicato come manifesto del cosiddetto “new acoustic movement” (anche se loro dicono che quell'etichetta è stata una pura invenzione dei giornalisti inglesi).
Nel frattempo, i due norvegsi hanno pubblicato un (bellissimo) disco di remix, “Versus”. E, soprattutto, Erlend Oye si è trasferito dalla patria natia a Berlino, si è messo a fare il DJ ed ha pubblicato due dischi solisti, mentre Erik Glambek Bøe è rimasto (volutamente) a casa.
Questo è il motivo principale di questa “falsa separazione”. Perché poi sono tornati a fare musica assieme, e bene: il nuovo disco è un gioello di pop acustico (ma un po' più movimentato del predecessore). Il loro dualismo sembra peraltro un gioco delle parti: “Abbiamo fatto un sacco di discussioni sulla direzione da far prendere ai Kings Of Convenience”, racconta a Rockol Erik. “Erlend voleva fare un altro disco totalmente acustico, io volevo sperimentare l'uso di altri strumenti. Alla fine l'ho convinto ad aggiungere un po' di cose alle chitarre”. “Il fatto è che troppo spesso in studio si finisce per aggiungere, aggiungere”, ribatte Erlend. “E così si perde di vista l'idea originale da cuii si è partiti”.
“Da solo volevo fare qualcosa di più ritmico”, continua l'occhialuto Erlend. “E' stata una sorta di liberazione, per certi versi. Con i Kings of Convenience lavoriamo da molto tempo, abbiamo molte idee, ma ci sono più limiti che ci autoimponiamo per essere coerenti con noi stessi. Da solista ho lasciato perdere queste regole, e forse ne ho create di nuove.
Non prendeteli troppo sul serio, però: a sentirli parlare cosi, i due ragazzi sembrano in disaccordo su ogni cosa. Poi senti le canzoni di “Riot on an empty street” (il cui titolo, come l'altro provvisoriamente utilizzato e poi scartato “Republic of two”, allude proprio a queste presunto dualismo) e ti rendi conto che i due hanno trovato un buonissimo compromesso: la base è sempre l'impasto tra chitarre acustiche e le voci, ma arricchito con una strumentazione più ricca, e comunque discreta. Insomma, il marchio KOC, ma variato a sufficienza per non suonare uguale al disco di debutto. Soprattutto, non chiedete loro se faranno un altro disco di remix. Le idee sono diverse. Ma entrambi sono d'accordo nel dire che, come spiega Erik, “dovremmo essere più chiari nel spiegare che è un disco di remix. 'Versus' è stato molto apprezzato, ma diversa gente pensava che fosse il nostro disco, ignorando così 'Quiet is the new loud'. Non vorremmo ripetere l'errore. Magari potremmo far fare un disco di cover delle nostre canzoni: così le cose sarebbero più chiare”.
Tanto per confermare che il loro è solo un gioco di ruolo, i KOC saranno in giro a suonare quest'estate, come se nulla fosse e se nessuna discussione fosse mai avvenuta. D'amore, d'accordo e sul palco, insomma: questa sera, alle 17.30, saranno alla Fnac di Milano per un breve showcase acustico. Poi torneranno in Italia a luglio, il 16 per un concerto a Roma.
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