Tornano i Datsuns (con la 'benidizione' di John Paul Jones dei Led Zeppelin)

Tornano i Datsuns (con la 'benidizione' di John Paul Jones dei Led Zeppelin)
Seconda prova per i neozelandesi Datsuns, che due anni fa – con il loro debutto – sono stati fra le prime band a guidare la rinascita del rock australiano, anticipando di poco The Vines e Jet, che però hanno avuto più successo di loro. “E’ strano come periodicamente il rock australiano salti in primo piano, dimostrando fra l’altro che non ha nulla da invidiare a quello inglese”. Reclutati quindi a pieno titolo anche i Datsuns nel carrozzone di quell'ondata che sta riscoprendo le radici rock e blues degli anni ’70, il garage rock e la gioia della dimensione dal vivo. “Per anni si è fatto del vero rock, ma sembra che i media se ne siano accorti solo di recente. Ci sono certe band che non hanno delle vere e proprie radici musicali, mentre altre – come la nostra - stanno riscoprendo la pura tradizione del rock. Considera che in un paese come la Nuova Zelanda le possibilità di emergere facendo musica rock sono alquanto limitate”. Antidivi per eccellenza (in copertina appaiono voltati di spalle), per il loro secondo album hanno scelto un titolo a prima vista incomprensibile: “Outta sight / outta mind”. In realtà si tratta del famoso modo di dire: “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. “Sì, sintetizza il concetto che, se hai un problema, non serve a niente cercare di fuggire. Lo abbiamo scelto per esorcizzare i problemi che abbiamo avuto dopo il nostro primo album”. Metà dell’album è stato scritto on the road, mentre i Datsuns erano ancora impegnati nel tour promozionale del primo disco, e vede la illustre partecipazione di John Paul Jones nel ruolo di produttore. L’incontro con il bassista dei Led Zeppelin è avvenuto dopo un concerto dei Datsuns a Londra. “Dopo lo show è venuto a trovarci nei camerini e abbiamo cominciato a parlare di come avrebbe potuto produrre il nostro prossimo album. Il discorso è continuato in occasione di un altro nostro concerto, a Pittsburgh. Ci siamo subito resi conto che le nostre idee collimavano”. L’esordio era stato auto-prodotto, quali differenze avete trovato fra il lavorare da soli e con produttore? “Tutta una serie di consigli e suggerimenti che ci ha dato. E’ stato sempre disponibile ad ascoltarci e ci diceva persino se stavamo suonando più o meno bene. Abbiamo provato tre settimane in Nuova Zelanda prima di entrare in studio, e lui è venuto ad ascoltarci. Abbiamo pure suonato assieme qualche canzone dei Led Zeppelin. Ci ha aiutati a realizzare l’album che volevamo: semplice, onesto, diretto, che suonasse come se quattro ragazzi stessero provando in una stanza”. In genere si dice che per una band il secondo album sia quello più problematico, ma i Datsuns non sono di questo avviso. “Abbiamo avuto un budget maggiore e più tempo a disposizione per registrare. E’ vero, forse il secondo album è più difficile, ma noi non ne abbiamo risentito più di tanto. L’esordio è stato registrato in dieci giorni, ‘Outta sight / outta mind’ in cinque settimane. Può darsi che sia per questo motivo che il sound sia passato da estremamente ruvido a più accurato, ma non abbiamo certo perso in immediatezza e impatto”. In effetti l’album risente un po’ di quella attitudine punk a comporre canzoni brevi, secche e viscerali. “Forse hai ragione, alcune canzoni del primo album le abbiamo tirate un po’ troppo alla lunga e abbiamo deciso di inserire anche alcune parti che altro non erano se non delle jam session. I nuovi brani sono più strutturati e concisi. Abbiamo cercato di renderle in modo che potessero suonare il più normali possibile”. Scorrendo i titoli, desta una certa curiosità “Hong Kong fury”, di cosa parla? “Si rifà ai tipici cartoni animati giapponesi. L’avevamo inizialmente scelta per intitolare l’album. Questa canzone, assieme a ‘Cherry Lane’ e ‘Lucille’, deriva dalle sessions del primo album, ma non eravamo sicuri fossero adatte in quel contesto. I testi di questo ultimo album sono delle mini-storie, alcune autobiografiche, altre ispirate dalle strane cose e dai personaggi che abbiamo incontrato in questi ultimi due anni in giro per il mondo”. Che musica ascoltate in questo periodo? “Dai Deep Purple al glam-rock di David Bowie e T-Rex, ma anche Beatles e gruppi garage-rock. ‘Sticky fingers’ dei Rolling Stones è uno dei nostri album preferiti”.
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