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NEWS   |   Pop/Rock / 06/09/2014

Miley Cyrus annuncia: "Canterò Cohen". Le altre sue cover. 11 VIDEO

Miley Cyrus annuncia: "Canterò Cohen". Le altre sue cover. 11 VIDEO

Via Instagram, Miley Cyrus fa sapere "gonna cover this shit", "canterò questa roba", mostrando la copertina dell'album "I'm your man" di Leonard Cohen (1988, quello in cui Cohen sperimentò suoni synthpop); e immediatamente le ironie si sprecano, perché l'abbinamento fra la spregiudicata Miley e il seriosissimo cantautore canadese suona un po' come quello fra il diavolo e l'acqua santa. Ma l'ironia è del tutto ingiustificata, perché Miley ha già ampiamente dimostrato di possedere le doti vocali e le capacità interpretative necessarie per rendere credibili le sue esplorazioni del repertorio altrui - anche le più inattese e potenzialmente rischiose.

Già il 29 maggio del 2010, partecipando al "Rock in Rio Lisboa", aveva proposto un medley di cover di Joan Jett: "I love rock'n'roll" (Joan Jett &; The Blackhearts, 1982), "Cherry bomb" (Joan Jett con le Runaways, 1976) e "Bad reputation" (Joan Jett da solista, 1981)



Nel 2011 aveva inserito nella tracklist del suo album "Can't be tamed" una cover dei Poison, "Every rose has its thorn"



Poi all'inizio del 2012 aveva partecipato a un tributo al repertorio di Bob Dylan, cantando "You're gonna make me lonesome when you go" per un album quadruplo nel quale era in ottima compagnia  ("Chimes of freedom: Songs of Bob Dylan honoring 50 years of Amnesty International").



Ma si pensi ad esempio anche alle "backyard sessions": una specie di esperimento avvenuto nell'autunno del 2012 che Miley ha documentato in forma audio/video. Sono versioni acustiche e "all'aperto" - Miley al microfono e cinque musicisti: Stacy Jones alla batteria, Mike Schmid al piano, Jamie Arentzen e Jaco Curaco alla chitarra e Vashon Johnson al basso - di tre canzoni la cui prima esecuzione risale a quando Miley non era ancora venuta al mondo.



"Lilac wine", scritta da James Shelton nel 1950, è stata originariamente cantata da Hope Foye nel musical "Dance me a song", ed è stata poi ripresa fra gli altri da Eartha Kitt nel 1953, Nina Simone nel 1966 e da Elkie Brooks nel 1978.
"Look what the've done to my song" è stata scritta nel 1971 da Melanie Safka (cantautrice statunitense piuttosto nota negli anni Settanta) e poi cantata da Nina Simone, Billie Jo Spears e Ray Charles.
"Jolene" è stata scritta e cantata da Dolly Parton, nel suo album del 1974 che prende il nome dal titolo della canzone. E' stata poi ripresa nientemeno che dagli White Stripes nel 2004.

Sempre parlando di cover, nel suo "Bangerz Tour" Miley ha inserito uno spazio acustico nel corso del quale proponeva alcune cover di altri autori e interpreti.
Fra quelle eseguite più frequentemente, oltre alla già citata "Jolene", proposta anche in un "MTV Unplugged",



occasione in cui cantò anche "Why do you only call me when you're high?" degli Arctic Monkeys,



vanno ricordate "Summertime sadness" di Lana Del Rey



"Landslide" dei Fleetwood Mac



"There is a light that never goes out" degli Smiths



e "Hey ya" degli Outkast



Per concludere, la più sorprendente e "pericolosa" delle cover di Miley Cyrus: "A day in the life" dei Beatles, registrata (e anche eseguita dal vivo nel concerto di Milano) per il progetto-tributo dei Flaming Lips "With a little help from my fwends"


 

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