I Prozac+ presentano 'Gioia nera': 'Abbiamo aperto il nostro rock all’elettronica'

I Prozac+ presentano 'Gioia nera': 'Abbiamo aperto il nostro rock all’elettronica'

Quinto album per i Prozac+, che in questi giorni pubblicano “Gioia nera”.

In vena di arricchire il proprio sound, il trio di Pordenone (Eva, Gian Maria ed Elisabetta) ha disseminato l’album di sonorità e atmosfere che rimandano direttamente al movimento elettronico dark degli anni ’80, non rinunciando ovviamente alle sfuriate punkeggianti delle chitarre elettriche. “Non vorremmo essere fraintesi con terminologie o paragoni fuorvianti. L’elettronica che abbiamo inserito è quella di gruppi come i Sister Of Mercy, che non si può considerare una band prettamente elettronica: facevano un uso dell’elettronica come lo farebbe un gruppo rock, con drum machine dal vivo. In questo senso anche noi siamo elettronici”. L’esigenza di questo mondo sonoro è arrivata in modo spontaneo, non certo per colmare eventuali carenze degli album precedenti. “Quando inizi a scrivere cose nuove ti fai prendere da ciò che ti piace in quel momento. A noi è piaciuto rifarci al sound di fine anni ’80, cosa che adesso, soprattutto a livello internazionale, sembra andare molto. Questo però non significa che seguiamo le mode”. La prima impressione, ascoltando il disco, è che manchi però un pezzo forte, trainante, il singolone alla “AcidoAcida” insomma. “Strano, per noi l'album è pieno di hit. ‘AcidoAcida’ ha funzionato perché 200mila persone l’hanno considerata una hit, ma nessuno di noi aveva composto quella canzone premeditando che avrebbe spopolato. Non cerchiamo forzatamente di comporre la hit del momento, altrimenti non si parla più di creatività, ma di ostentare le cose che funzionano. Noi facciamo soltanto quello che ci piace”. Sembrerebbe quasi che ai Prozac+ non interessi il riscontro delle vendite e del pubblico. “No, anzi, diventa fondamentale nel momento in cui quello che fai piace al pubblico, ma non quando cerchi di fare ciò che potrebbe piacere al pubblico, altrimenti faresti meglio a cambiare mestiere…”. Entrando nello specifico delle canzoni, Eva si dichiara affezionata, fra tutte, a “Sono un’immondizia”, “Una farfalla nera in sogno” e “Occhi a spillo”, che il trio di Pordenone avrebbe voluto fosse il singolo, al posto di “Luca”. “‘Occhi a spillo’ è un pezzo dove quel tipo di elettronica alla Sister Of Mercy, della quale stavamo parlando prima, emerge in maniera evidente. Addirittura la batteria elettronica che abbiamo inserito è forse la stessa che usavano loro, una Doctor Rhythm, e anche i pattern ritmici ricordano molto la musica degli anni ’80. Non volevamo certo fare i Daft Punk… La nostra casa discografica ha invece ritenuto più fruibile come brano di lancio ‘Luca’”. Il testo parla di una persona che esiste davvero, un amico di Gian Maria. “A chi potrebbe pensare che abbia voluto strumentalizzare il malessere e il disagio di questa persona, si sbaglia, perché è stata scritta col cuore, con amore. Ma mi sento troppo in imbarazzo a parlarne e fornire troppe coordinate”. “Sono un’immondizia” è invece presente in due versioni, in due vesti differenti ma neanche poi così distanti. “E’ nata di notte, in cinque minuti. E’ una delle tante sfaccettature del nostro mondo, delle sensazioni e storie che raccontiamo”. In scaletta c'è anche una versione acustica di “Stonata”, già presente nell’album “3 Prozac+”. “Ad un concerto di beneficenza di qualche mese fa avevamo proposto le versioni acustiche di tre nostri pezzi. Ci era piaciuto il risultato e abbiamo scelto quello che sembrava più opportuno da inserire in questo disco. Secondo noi è riuscita benissimo”. La traccia conclusiva, invece, è una sorta di sfida: è una canzone scomposta in cui le basi sono campionate ma non assemblate, proposte separatamente per dare la possibilità agli appassionati di cimentarsi nella creazione di una versione personalizzata. “Praticamente sono pezzi di una canzone che non esiste ancora. Scaricando i software appropriati da Internet, si ha la possibilità di costruire la propria canzone. C’è un giro di basso, uno di chitarra, delle linee vocali, il tutto con un’idea armonicamente e ritmicamente assimilabile. Ci sarà anche una specie di concorso che lanceremo sul nostro sito: la versione più bella vincerà qualcosa. E’ un’operazione che all’estero avranno sicuramente già testato, in Italia non l’abbiamo mai vista, forse solo nel mondo della musica dance”. Provando a fare un bilancio sulla vostra carriera, quale album consigliereste a chi non ha mai sentito una canzone dei Prozac+? “Sicuramente quest’ultimo. Se un artista non consigliasse l’ultimo lavoro che ha fatto, sarebbe meglio che non l’avesse fatto… vuol dire che non ne è soddisfatto. Il giorno in cui faremo una raccolta, consiglieremo quella, in modo da cogliere le nostre varie sfaccettature. Abbiamo sempre trovato belli tutti i nostri dischi, e non lo diciamo per retorica. Ne siamo sempre stati orgogliosi”. E volgendo lo sguardo alla discografia italiana, vi sentite parte della cosiddetta scena italiana del nuovo rock? “Quale scena? In Italia il rock non è considerato poi molto, non c’è alcuna scena… Sì, se intendi quella del ‘Tora! Tora!’ possiamo dire che c’è fisicamente, ma il grande pubblico non sa nemmeno che esiste. Quando accendi radio e tv senti soltanto musica pop. Forse sei o otto anni fa questa scena stava prendendo un po’ di spazio fra i media importanti, ma ora proprio no… Ci sono molte cose valide, esistono, ma vengono un po’ trascurate e seguite soltanto da pochi appassionati. Chissà quanta gente che non conosce questo mondo musicale, ascoltandolo, ne rimarrebbe folgorata. E invece passano sempre le solite robe, come si dice: le certezze”. Come scegliete quali pezzi deve cantare Eva e quali Gian Maria? “Lo decidiamo quando proviamo. Andiamo per tentativi: quando non viene bene con la voce di Eva, tento di cantarla io, e se soddisfa tutti manteniamo il cantato maschile”. Per concludere: una buona ragione per comprare “Gioia nera”? “Ti diamo la risposta più scontata: perché è bello. Se un gruppo uscisse oggi con un disco così, dopo aver ascoltato il singolo in radio, a noi verrebbe la curiosità di scoprire com’è il resto dell’album, e lo compreremmo. ‘Gioia nera’ ci piace perché è molto vario”.

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