NEWS   |   Italia / 03/09/2014

Il Cile presenta il nuovo album 'In Cile veritas': 'L'amore ci salva'

Il Cile presenta il nuovo album 'In Cile veritas': 'L'amore ci salva'

A distanza di circa due anni da "Siamo morti a vent'anni", il disco che ha segnato il suo debutto ufficiale nel mondo della discografia, Il Cile è tornato sulle scene con una nuova fatica discografica che, raggiunto telefonicamente da Rockol, ha definito come "un brindisi alla vita, per due motivi principali: brindisi come modo per festeggiare la vita e brindisi come modo per dimenticare le cose che ci fanno fastidio". Un brindisi alla vita già a partire dal titolo, "In Cile veritas" (una spiritosa rivisitazione del proverbio latino "in vino veritas"), in merito al quale Il Cile ha spiegato: "Dopo un titolo come 'Siamo morti a vent'anni' avevo due opportunità: scegliere qualcosa di serioso o cercare qualcosa di più provocatorio ma meno crepuscolare e buio del titolo del mio precedente album. Finite le lavorazioni del disco, ho capito che al suo interno c'erano molte parole che portavano all'alcool vedendolo, però, non come un modo per autodistruggersi ma come una sorta di 'coperta di Linus' giovanile. E poi, da toscano doc, sono cresciuto proprio a stretto contatto con il vino, la vendemmia, la terra: fa tutto parte della mia cultura personale. Così, ho pensato di giocarci su in maniera ironica".

"In Cile veritas" contiene dieci brani composti da Il Cile nei due anni successivi alla pubblicazione di "Siamo morti a vent'anni", sebbene in questi ventiquattro mesi siano nate molte più che queste dieci canzoni, come raccontato dallo stesso cantautore: "Quando si arriva a fare il secondo disco, in genere, ci si ritrova a scrivere tanti fogli per poi accartocciarli. Nel mio caso non è andata esattamente così: ho scritto tanti fogli, ma non li ho accartocciati. E' per questo che nei ringraziamenti del disco ho scritto: 'Ringrazio me stesso per aver preferito la voglia di creare a quella di distruggere in una fase molto delicata della mia vita'. Io e il mio produttore, Fabrizio Barbacci, siamo stati costretti a seguire le tempistiche e abbiamo puntato sulle canzoni che ci convincevano maggiormente a livello di produzione, cercando una certa omogeneità e lasciando fuori cose che ritenevamo forti ma che a livello di produzione, appunto, erano rimaste indietro. Al termine dei lavori sono poi spuntate fuori due canzoni molto forti, che vorremmo pubblicare in un futuro non troppo lontano. In gara al Festival di Sanremo? Perché no, mi piacerebbe molto riconfrontarmi con la kermesse e con il palco dell'Ariston e cercare di lasciare un segno più profondo rispetto a quello lasciato con la mia prima partecipazione".

Quanto ai contenuti del disco, in "In Cile veritas" il Cile sembra riprendere il discorso lì dove lo aveva lasciato con "Siamo morti a vent'anni". Continua, cioè, a offrire delle fotografie della sua generazione e ad intercettarne l'urgenza espressiva: "Vedo nella mia fotografia della mia generazione un modo di energia che a volte non colpisce dove vorremmo ma che è presente e costante", ha spiegato l'artista, "anche se, nonostante quello che racconto nelle mie canzoni, mi rimane difficile avere una visione di insieme della mia generazione: scorgo una voglia di rinascita, di rivalsa, un fuoco interiore che brucia. Lo spettro della crisi non può sconfiggere la voglia di ricostruire". Tra gli episodi migliori di "In Cile veritas" c'è "Liberi di vivere", in cui Il Cile canta dell'importanza dei sentimenti nella nostra società precaria: "'Questo presente è precario, ma il nostro cuore resta affamato': questo per dire che i sentimenti, nonostante tutto, continuano a contare molto nella nostra società. Credo che le persone debbano cercare di raggiungere un punto di incontro tra le proprie idee: non per fare un discorso 'peace & love', ma è l'amore che ci salva". C'è poi "Sole cuore alta gradazione", primo singolo estratto dall'album, brano con cui Il Cile sembra aver fatto la stessa operazione fatta da Franco Battiato - più di trent'anni fa - con "La voce del padrone", criticare la banalità di alcune canzoni e dei tormentoni: "E' una canzone allegra, con delle punte acide e ironiche, satiriche, anche se rischiavo di non essere capito da chi mi ha seguito dall'inizio della mia carriera come cantautore. Sono cresciuto ascoltando Battiato, ho visto tanti suoi concerti: mi piace la sua attitudine un po' disgustata nel vedere quello che c'è oltre il palco", ha raccontato a tal proposito il cantautore.

Ma cosa farà nei prossimi mesi Il Cile? "Anzitutto girerò l'Italia con il tour di supporto a 'In Cile veritas', di cui a breve, sui social, sveleremo le prime date ufficiali. Poi chissà cosa succederà", ha anticipato l'artista. Che poi, in chiusura di intervista, ha rivelato: "Mi piacerebbe molto poter collaborare con altri artisti nelle vesti di autore, e diverse persone che hanno un ruolo importante nel mondo della musica me lo hanno proposto. Non collaborazioni stabilite a tavolino, ma collaborazioni nate in maniera vera e sincera. Vorrei scrivere per Emma e per Gianna Nannini".

(di Mattia Marzi)

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