Led Zeppelin, accordo con Paul Smith per il lancio di una linea di sciarpe

Led Zeppelin, accordo con Paul Smith per il lancio di una linea di sciarpe

I fan più intransigenti saranno portati a pensare che, invece che al mondo del fashion, i tre elementi superstiti dei Led Zeppelin farebbero meglio a rispolverare la gloriosa sigla per qualcosa di più strettamente musicale - anche se, ristampe a parte, di reunion, anche solo estemporanea, pare proprio che non ne vogliano sapere, Robert Plant in primis - ma nelle stesse ore nelle quali gli ormai disciolti Death Grips, una delle band più anti establishment che abbiano calcato le scene negli ultimi anni, sono tornati all'onore delle cronache per aver concesso un proprio brano, "You might think he loves you for you money but I know what he really loves you for and it's your brand new leopard skin pillbox hat", per uno spot televisivo della Adidas, conviene mettere da parte le certezze incrollabili, anche parlando di mostri sacri: la leggendaria band britannica ha infatti stretto un accordo con lo stilista Paul Smith per una linea di sciarpe ispirate alle copertine dei primi tre dischi pubblicati dal gruppo di Jimmy Page e Robert Plant.

I capi, riferisce l'Indipendent, saranno spediti sul mercato il prossimo 23 ottobre (cinque giorni prima che la seconda tranche di ristampe raggiunga i negozi), giusto un paio di mesi prima di Natale, in sei edizioni limitate a soli cinquanta esemplari l'una: le prima tre richiameranno, nell'aspetto, le copertine di "Led Zeppelin", "Led Zeppelin II" e "Led Zeppelin III"; la quarta e la quinta si baseranno, invece, sugli artwork delle prossime ristampe di "Led Zeppelin IV" e "Houses of holy", mentre la sesta sarà caratterizzata da un desing completamente inedito.

I prezzi, al momento, non sono stati resi noti: l'acquisto potrà essere effettuato solo online - sul sito PaulSmith.co.uk - e presso la boutigue della firma a Covent Garden, nel centro di Londra.

Se, da un lato, non stupisce il coinvolgimento di Smith nell'operazione - fu sempre lui, qualche tempo fa, a realizzare una serie di t-shirt in edizione limitata di David Bowie, per il quale curò anche la realizzazione di uno speciale vinile rosso di "The next day" - dall'altro non può che colpire il fatto che i Led Zeppelin, da sempre attentissimi alla propria integrità commerciale (fu lo stesso gruppo a esigere la rimozione della propria immagine dalla copertina del DVD del "Live aid" che venne pubblicato nel 2004) e molto gelosi della loro proprietà intellettuale - è solo di pochi giorni fa la lamentela, seppur garbata, di Plant nei confronti di Spotify, colpevole (a suo dire) di mortificare le incisioni del suo gruppo con una qualità audio mediocre - abbiano deciso di concedere la propria immagine per una linea di moda.

La commistione tra immagine di una band o di un artista e la monetizzazione della stessa per mezzo di concessioni al merchandise è da sempre molto spinosa e discussa. Ad infrangere il tabù pressoché definitivamente fu, lo scorso anno, Ian McKaye, figura di spicco della scena hardcore di Washington DC e da sempre strenuo oppositore - chi conosce la storia dei Fugazi e della Dischord lo sa bene - di ogni forma di commercializzazione delle sigle a lui collegate: concedendo il logo dei suoi Minor Threat alla catena di abbigliamento Urban Outfitters, il già sodale di Lyle Preslar dichiarò di voler impiegare i proventi dall'operazione nel costrasto - per vie legali - della commercializzazione del merchandise non autorizzato. In pratica, una machiavellica battaglia al sistema dall'interno. Meno complessa, invece, è un'altra operazione che sollevò non poche critiche, ovvero quella attuata dalla Converse nel 2008, che spedì nei negozi una linea di All Star con l'immagine del volto e la firma di Kurt Cobain. A dare l'imprimatur alla campagna - che fu accolta negativamente da una buona fetta di pubblico - fu Courtney Love, esecutrice testamentaria (e beneficiaria dallo sfruttamento della sua immagine) del defunto frontman dei Nirvana, scomparso quattordici anni prima e quindi di fatto impossibilitato a esprimere un parere al proposito. Problema, questo, che tre quarti dei Led Zeppelin, decisamente, non hanno...

    I fan più intransigenti saranno portati a pensare che, invece che al mondo del fashion, i tre elementi superstiti dei Led Zeppelin farebbero meglio a rispolverare la gloriosa sigla per qualcosa di più strettamente musicale - anche se, ristampe a parte, di reunion, anche solo estemporanea, pare proprio che non ne vogliano sapere, Robert Plant in primis - ma nelle stesse ore nelle quali gli ormai disciolti Death Grips, una delle band più anti establishment che abbiano calcato le scene negli ultimi anni, sono tornati all'onore delle cronache per aver concesso un proprio brano, "You might think he loves you for you money but I know what he really loves you for and it's your brand new leopard skin pillbox hat", per uno spot televisivo della Adidas, conviene mettere da parte le certezze incrollabili, anche parlando di mostri sacri: la leggendaria band britannica ha infatti stretto un accordo con lo stilista Paul Smith per una linea di sciarpe ispirate alle copertine dei primi tre dischi pubblicati dal gruppo di Jimmy Page e Robert Plant.

    I capi, riferisce l'Indipendent, saranno spediti sul mercato il prossimo 23 ottobre (cinque giorni prima che la seconda tranche di ristampe raggiunga i negozi), giusto un paio di mesi prima di Natale, in sei edizioni limitate a soli cinquanta esemplari l'una: le prima tre richiameranno, nell'aspetto, le copertine di "Led Zeppelin", "Led Zeppelin II" e "Led Zeppelin III"; la quarta e la quinta si baseranno, invece, sugli artwork delle prossime ristampe di "Led Zeppelin IV" e "Houses of holy", mentre la sesta sarà caratterizzata da un desing completamente inedito.

    I prezzi, al momento, non sono stati resi noti: l'acquisto potrà essere effettuato solo online - sul sito PaulSmith.co.uk - e presso la boutigue della firma a Covent Garden, nel centro di Londra.

    Se, da un lato, non stupisce il coinvolgimento di Smith nell'operazione - fu sempre lui, qualche tempo fa, a realizzare una serie di t-shirt in edizione limitata di David Bowie, per il quale curò anche la realizzazione di uno speciale vinile rosso di "The next day" - dall'altro non può che colpire il fatto che i Led Zeppelin, da sempre attentissimi alla propria integrità commerciale (fu lo stesso gruppo a esigere la rimozione della propria immagine dalla copertina del DVD del "Live aid" che venne pubblicato nel 2004) e molto gelosi della loro proprietà intellettuale - è solo di pochi giorni fa la lamentela, seppur garbata, di Plant nei confronti di Spotify, colpevole (a suo dire) di mortificare le incisioni del suo gruppo con una qualità audio mediocre - abbiano deciso di concedere la propria immagine per una linea di moda.

    La commistione tra immagine di una band o di un artista e la monetizzazione della stessa per mezzo di concessioni al merchandise è da sempre molto spinosa e discussa. Ad infrangere il tabù pressoché definitivamente fu, lo scorso anno, Ian McKaye, figura di spicco della scena hardcore di Washington DC e da sempre strenuo oppositore - chi conosce la storia dei Fugazi e della Dischord lo sa bene - di ogni forma di commercializzazione delle sigle a lui collegate: concedendo il logo dei suoi Minor Threat alla catena di abbigliamento Urban Outfitters, il già sodale di Lyle Preslar dichiarò di voler impiegare i proventi dall'operazione nel costrasto - per vie legali - della commercializzazione del merchandise non autorizzato. In pratica, una machiavellica battaglia al sistema dall'interno. Meno complessa, invece, è un'altra operazione che sollevò non poche critiche, ovvero quella attuata dalla Converse nel 2008, che spedì nei negozi una linea di All Star con l'immagine del volto e la firma di Kurt Cobain. A dare l'imprimatur alla campagna - che fu accolta negativamente da una buona fetta di pubblico - fu Courtney Love, esecutrice testamentaria (e beneficiaria dallo sfruttamento della sua immagine) del defunto frontman dei Nirvana, scomparso quattordici anni prima e quindi di fatto impossibilitato a esprimere un parere al proposito. Problema, questo, che tre quarti dei Led Zeppelin, decisamente, non hanno...

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