Arriva l'esordio di Z-Star, la nuova stella del nu-jazz

Arriva l'esordio di Z-Star, la nuova stella del nu-jazz
Nata a Londra da genitori di Trinidad, Z-Star è la nuova promessa del "nu jazz". L'artista pubblica in questi giorni l'album d'esordio “Who loves lives”, e Rockol l'ha intervistata per scoprire meglio questo personaggio promettente, che ha già collaborato con Asian Dub Foundation e Nigel Kennedy. Molti l'hanno paragonata a Nina Simone, a Sade o a Me'shell Ndegéocello, ma il suo modo di conciliare soul, jazz, urban, R&B e folk è del tutto personale. Innanzitutto spieghiamo da dove nasce il nome d'arte. “'Z' è nato come soprannome e ho cominciato ad usarlo nei concerti. L'appellativo 'star' deriva invece dall'affetto di amici e ammiratori. Mi piace veder questo nome come il simbolo di una costellazione d'amore e di forza spirituale”. Il singolo “Lost highway” rimanda subito agli incubi di celluloide del regista David Lynch (in Italia uscito col titolo di “Strade perdute”). C'è qualche connessione con il film? “Sono stata ispirata da quel film e dalla presenza del numero otto, che indica un ciclo, l'infinito. Ho fatto un sogno anni fa, era sulla morte di mia nonna. Lei mi apparve, ci trovavamo in cucina a parlare quando da dietro lo steccato del giardino apparve un personaggio in frac e cilindro. Chiesi a mia nonna chi fosse e lei mi rispose: 'E' la Morte. Stai attenta, se ti appare in sogno non guardarla in faccia'. Poi si alzò e si diresse verso quel personaggio: sei mesi dopo era morta. Il messaggio della canzone è un invito ad intraprendere la strada della libertà interiore”. Z-Star è figlia d'arte: la madre era una pianista di musica classica, mentre il padre suonava in un gruppo jazz funk di Trinidad. Ancora più coinvolto nel music business era il nonno, autore fra l'altro del successo “Kiss me honey honey kiss me” di Shirley Bassey. I genitori l'hanno incoraggiata ad una carriera artistica? “Mia madre era una pianista ed aveva molti amici musicisti, per cui senz'altro un incoraggiamento da parte sua mi è arrivato, anche indirettamente… Per me la musica non era solo imbracciare una chitarra e suonare, ma anche un modo per purificare me stessa. E' una terapia. Prendere una chitarra e suonare per me rappresenta un istinto di sopravvivenza”. Il titolo dell'album (“Chi ama, vive”) è una dichiarazione d'intenti abbastanza forte per questi strani giorni, un'affermazione di fiducia nella vita. “L'amore è la cosa più grande che può capitarti nella vita, a parte la nascita, di cui però non hai ricordi. Se i tuoi genitori ti hanno amato, è il più incredibile sentimento che puoi provare. Se non ti hanno amato, invece, ti chiederai per tutta la vita come mai. Il primo amore è il più importante. E' l'esperienza che cercherai di ripetere per tutta la vita. La mia, è stata certamente segnata dall'esperienza dell'amore. Quando ero piccola mia madre viaggiava molto, e quindi capitava che passasi del tempo con la nonna o altri. Per un bambino è come sentirsi rifiutati. Gran parte dell'album parla proprio di questa sensazione di rifiuto, del continuo scopo nella vita di avere una stabilità sentimentalmente, del dare e ricevere amore. Ci sono un sacco di persone che amano ma non vivono, è come se soccombessero all'amore, perché quando ami è come se tu fossi accecato, è come se non vivessi”. Fra le canzoni dell'album, “Black woman freak” riassume perfettamente le tematiche liriche di Z-Star. “L'ho scritta in un periodo in cui mi sentivo molto giù, come intrappolata sia emotivamente che creativamente. Avevo bisogno di fuggire, evadere, ed è stato allora che mi sono rasata la testa alla mohicano. Passavo da momenti di abulia ad altri di eccessivo amor proprio. Mi guardavo allo specchio per capire chi fossi. La risposta che ho trovato è che mi sentivo 'black', una donna dall'anima nera. Ma poi ho capito che l'anima non ha colore. Nel testo di questa canzone affermo la forza delle donne, la loro vitalità, fascino e coraggio. E' una storia di liberazione e illuminazione”. Lo scorso 7 aprile Z Star ha aperto il concerto milanese degli I Am Kloot. “C'era un pubblico davvero indie. Gli spettatori italiani sono molto silenziosi, quando parlavo con loro ascoltavano e, anche se non conoscevano la mia musica, mi hanno seguita con attenzione. Quella sera mi sono sentita come a casa sul palco”. Ma Z-Star è legata al nostro paese anche per le collaborazioni col duo italo-danese dei Puddu Varano. “Alcuni dei miei amici più cari sono italiani, così come la maggior parte dei musicisti che hanno suonato in questo album. Probabilmente in una vita precedente sono stata italiana, anzi, oserei dire un'ebrea italiana, perché mi sento così legata sia al vostro paese che agli ebrei. L'Italia mi ricorda molto Trinidad, per il clima e l'architettura, d'altra parte, nei Carabi ci sono un sacco di emigrati italiani. La gente di Trinidad è molto passionale, gli piace comunicare con le persone, il cibo, e le stesse cose le avverto qui da voi. C'è differenza fra il Nord e il Sud d'Italia, vero? Io vado molto d'accordo con quelli del Sud: sono calorosi e ospitali come da noi a Trinidad. Sono stata a Roma e mi è piaciuta molto. Nei pressi c'era un lago bellissimo di cui non ricordo il nome. A Trinidad non abbiamo posti così belli, non ci sono laghi. Molto mare, ma non laghi…”.
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