Gli artisti Usa ricevono royalty mai pagate dalle major: 50 milioni di dollari

Gli artisti Usa ricevono royalty mai pagate dalle major: 50 milioni di dollari
David Bowie, Sean “P Diddy” Combs e Dolly Parton, ma anche migliaia di artisti molto meno conosciuti e assai meno facoltosi, figurano negli elenchi dei musicisti che nei prossimi mesi vedranno crescere insperatamente il loro conto in banca dopo che il procuratore generale dello stato di New York, Eliot Spitzer, ha convinto le major discografiche ed altre etichette americane a restituire ai legittimi titolari 50 milioni di dollari di royalty mai pagate.
Ne ha dato annuncio martedì 4 maggio, con una conferenza stampa, lo stesso Spitzer, che sulla vicenda aveva indagato per due anni (si tratta dello stesso funzionario che avviò un'istruttoria sugli accordi tra case discografiche e negozianti per tenere artificialmente alti i prezzi dei Cd, vedi News). “Abbiamo questa percezione sbagliata che gli artisti guadagnino enormi fortune grazie ai loro successi discografici. Ma ce ne sono molti che lottano per vivere, e la cui sopravvivenza dipende dalle royalty che derivano da un'unica canzone di successo”, ha spiegato il procuratore. “Abbiamo scoperto”, ha aggiunto, “che nel tempo sono state accumulate grandi somme di denaro che ai musicisti non sono mai state distribuite”.
Le case discografiche hanno accettato il patteggiamento, concordando di pubblicare su appositi siti Internet le liste di artisti e compositori che hanno diritto a riscuotere le royalty, di pubblicizzare la vicenda su riviste di settore e di scambiarsi reciprocamente informazioni per facilitare i contatti con gli aventi diritto. Ma si difendono sostenendo che gli artisti stessi sono spesso colpevoli di negligenza, non preoccupandosi di fornire recapiti aggiornati dove far pervenire gli assegni. Con un comunicato, Warner Music ha precisato che le royalty trattenute dalla società ammontano appena allo 0,01 % di quelle totali, mentre per BMG rappresenterebbero meno dell'1 %. Ma secondo l'avvocato Bob Donnelly, promotore dell'inchiesta ed esperto in materia musicale (in battaglie analoghe ha rappresentato musicisti come Ornette Coelman e Bootsy Collins), la questione è tutt'altro che risolta. “Sono convinto che agli artisti spettino molti più soldi”, ha detto in conferenza stampa; “le case discografiche hanno maturato a lungo interessi sulle somme che non hanno versato”.
In base agli accordi presi con Spitzer, il denaro che non dovesse essere reclamato subito verrà accantonato, interessi compresi, in un fondo statale e sarà disponibile una volta che l'artista o i suoi eredi si faranno vivi per riscuoterlo. Dalla conferenza stampa si è venuti a sapere che tra i maggiori beneficiari del patteggiamento risultano gli eredi di Tommy Edwards, autore dello standard “It's all in the game” (inciso tra gli altri da Cliff Richard, Four Tops e Van Morrison), a cui la Universal, titolare attuale del catalogo MGM, dovrà versare circa 230 mila dollari; agli eredi del sassofonista Gerry Mulligan spettano invece 78 mila dollari.
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