Canada, una radio trasmette i brani a metà: 'Per non annoiare'

Che la durata della soglia di attenzione, specie per le ultimissime generazioni che i sociologi si sono affrettati a battezzare born digital, o nativi digitali, si stia esponenzialmente abbassando non è una novità, né - ormai - desta particolarmente scalpore il fatto che in qualsiasi mercato la quantità venga generalmente preferita alla qualità. La trovata adottata dal primo agosto scorso da un'emittente radiofonica canadese di Calgary, tuttavia, pare destinata - oltre che a far discutere - a fare storia: per avere i palinsesti più fitti di titoli e per evitare di annoiare i propri ascoltatori (con brani che, è giusto ricordarlo, nella comune forma radio edit, ovvero "tagliata" su misura per la trasmissione via etere, difficilmente superano i tre minuti e mezzo di durata) i responsabili della stazione hanno deciso di tagliare a metà le canzoni da mandare in onda.

Non brutalmente, ovviamente: come riferisce l'edizione online di Broadcaster, testata canadese dedicata ai media, i vertici di 90.3 AMP si sono rivolti a un particolare servizio digitale, QuickHitz, che edita ad hoc i brani delle playlist permettendo di raddoppiare lo spazio in scaletta. Il risultato? Ventiquattro canzoni trasmesse ogni ora, con meno di tre minuti di pubblicità ogni sessanta minuti.

"La maggior parte degli ascoltatori nemmeno si accorge che le canzoni sono state tagliate", assicura Hillary Hommy, vicepresidente della Sparknet Communications, società che ha sviluppato la piattaforma, confermando così quanto appurato già lo scorso settembre, quando QuickHitz mosse i primi passi, Sean Ross su Billboard, che si prese anche la briga di controllare il minutaggio di una ventina di hit radiofonica, appurando come la durata venisse generalmente ridotta dai canonici tre minuti circa a poco più di due minuti (o addirittura a poco più di un minuto e cinquanta secondi, nel caso della hit di Robin Thicke “Blurred lines”).

Per il momento, forse anche a causa della popolarità non planetaria della soluzione, gli artisti tacciono. Il pubblico, no. "Se i vostri ascoltatori si annoiano ad ascoltare le vostre canzoni, probabilmente state trasmettendo le canzoni sbagliate", osserva un follower dell'emittente: "Tagliarle a metà risolve solo la metà del problema".

    Che la durata della soglia di attenzione, specie per le ultimissime generazioni che i sociologi si sono affrettati a battezzare born digital, o nativi digitali, si stia esponenzialmente abbassando non è una novità, né - ormai - desta particolarmente scalpore il fatto che in qualsiasi mercato la quantità venga generalmente preferita alla qualità. La trovata adottata dal primo agosto scorso da un'emittente radiofonica canadese di Calgary, tuttavia, pare destinata - oltre che a far discutere - a fare storia: per avere i palinsesti più fitti di titoli e per evitare di annoiare i propri ascoltatori (con brani che, è giusto ricordarlo, nella comune forma radio edit, ovvero "tagliata" su misura per la trasmissione via etere, difficilmente superano i tre minuti e mezzo di durata) i responsabili della stazione hanno deciso di tagliare a metà le canzoni da mandare in onda.

    Non brutalmente, ovviamente: come riferisce l'edizione online di Broadcaster, testata canadese dedicata ai media, i vertici di 90.3 AMP si sono rivolti a un particolare servizio digitale, QuickHitz, che edita ad hoc i brani delle playlist permettendo di raddoppiare lo spazio in scaletta. Il risultato? Ventiquattro canzoni trasmesse ogni ora, con meno di tre minuti di pubblicità ogni sessanta minuti.

    "La maggior parte degli ascoltatori nemmeno si accorge che le canzoni sono state tagliate", assicura Hillary Hommy, vicepresidente della Sparknet Communications, società che ha sviluppato la piattaforma, confermando così quanto appurato già lo scorso settembre, quando QuickHitz mosse i primi passi, Sean Ross su Billboard, che si prese anche la briga di controllare il minutaggio di una ventina di hit radiofonica, appurando come la durata venisse generalmente ridotta dai canonici tre minuti circa a poco più di due minuti (o addirittura a poco più di un minuto e cinquanta secondi, nel caso della hit di Robin Thicke “Blurred lines”).

    Per il momento, forse anche a causa della popolarità non planetaria della soluzione, gli artisti tacciono. Il pubblico, no. "Se i vostri ascoltatori si annoiano ad ascoltare le vostre canzoni, probabilmente state trasmettendo le canzoni sbagliate", osserva un follower dell'emittente: "Tagliarle a metà risolve solo la metà del problema".

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