Fumi di Londra: Lory Muratti incontra Gaz Combees (Supergrass)

Fumi di Londra: Lory Muratti incontra Gaz Combees (Supergrass)

Usciamo dall’Overground guardandoci i palmi delle mani in contemporanea.
Cristian è stanco, me lo dicono i suoi occhi che accompagnano i miei per molte ore al giorno da quando ci siamo trasferiti a lavorare quassù seguendo una strada che si disegna da sola sotto i nostri piedi. Occhi che ho imparato a leggere di traverso e che ora capisco avrebbero solo bisogno di una pausa, di non pensare o almeno di bere una birra che si trasformerà però in sidro, visto e considerato il luogo in cui siamo diretti.
La pioggia anche oggi ci ha ignorati e a Londra continua a fare più caldo del normale, altro fatto che dà un senso alla nostra meta: una foresta svedese.

“Stasera suono allo Urban Forest a Dalston, vieni!” mi ha detto Stef al telefono nel pomeriggio e prima di salutarmi ha aggiunto “Ci sarà anche qualcun altro di molto interessante…” sapendo alla perfezione che la cosa avrebbe smosso la mia curiosità.

Stef ha lasciato però che scoprissi il resto da solo, come lui ama fare. Lascia che accada. Ed è così infatti che sono venuto a conoscenza della sua band, i “Whales in cubicles”, e in queste ultime settimane anche di un geniale talento che lui a tratti sembra quasi non sapere di avere. Stef ha lasciato che le cose accadessero e che i nostri passi si incontrassero umanamente e professionalmente senza troppe parole, senza domande e sintonizzandosi sulle reciproche frequenze in modo del tutto naturale.

“Da questa parte…” deduciamo invece io e Cristian attraversando Kingslad High St e accorgendoci che la location dell’evento è a pochi metri da noi. È quello il luogo che gli uomini della comunicazione di un importante marchio di sidro svedese hanno affittato per più di un mese. È lì che hanno dato vita a una struttura estiva dove, grazie alla scelta dei materiali e alla particolare architettura, si sono avvicendati numerosi artisti. Uno spazio dove si respira un’atmosfera decisamente nordeuropea all’interno del quale per circa un mese è stato possibile prendere parte a un fitto programma di concerti, di cui quello di stasera è uno dei più importanti. Stef aprirà infatti le danze per un volto piuttosto amato in inghilterra e nel mondo: Gaz Combees, il cantante dei Supergrass.

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“Sono qui” digito in un sms veloce appena superato il limitare della foresta urbana e Stef risponde in un istante con un laconico “backstage”.
Cristian e io sfioriamo così i diversi bar disposti a semicerchio evitando però di ordinare da bere, ben consapevoli che in un backstage che si rispetti non possono certo mancare dei generi di primo conforto. Il brusio della gente in attesa che inizi il concerto ci accompagna e ci guida a scoprire meglio il luogo, tagliato infine in due metà da Stef che ci viene incontro e ci porta con sè.

Pochi istanti dopo il dietro le quinte si apre ai nostri occhi e Gaz ci raggiunge togliendosi il cappello a bombetta per sorriderci il suo benvenuto. Ha uno sguardo strano, ma al contempo luminoso, ed è forse questo che mi fa riflettere sui segreti che nasconde quest’uomo e contemporaneamente fa pensare a qualcun altro che sia giunto il momento ideale per offrirci del sidro. Bottiglie non richieste ci vengono quindi infilate in mano e così, per qualche ragione a me oscura, ci ritroviamo persino a berle. Intercaliamo la chiacchierata guardando fuori la gente che aumenta mentre Gaz mi accenna di viaggi recenti e mi racconta del suo nuovo percorso solista come di una “rinascita” prima di perdersi in alcuni ricordi dei suoi anni ’90 e della sua prima band, “The Jennifers”. Dei Supergrass invece non parla proprio, ed io del resto sono troppo tormentato dal desiderio di dare un senso al suo cappello per pormi certe questioni, a maggior ragione quando Stef si avvicina al mio orecchio per dirmi:

“Non ho la più pallida idea di cosa suonare stasera…”

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Detto questo afferra la sua Telecaster e sale sul palco come in trance e in un istante sta tessendo struggenti accordi che arrivano da altrove per dare voce al suo cuore.
Quando dopo circa mezz’ora Gaz abbraccia Stef e sale sul palco al suo posto, le onde di nuove note misteriose prendono possesso dell’aria che ci circonda e le distanze che separano questo luogo dai boschi del nord si accorciano fino quasi ad annullarsi:

“I went to the country ‘cause I needed some distance between us…”

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