Vinile, allarme Usa: 'Gli artisti famosi assorbono tutta la capacità produttiva'

"Ogni volta che vedo un titolo di giornale sull'ultima trovata di Jack White provo un forte senso di fastidio...Mentre lui fa dischi 'in un giorno', per un cliente normale possono passare settimane senza che si sappia nulla dello stato dei propri ordini".

Così si sfoga l'operatore (anonimo) di un'etichetta indipendente americana, sentito da Joel Oliphint di Pitchfork a proposito dell'attuale difficoltà che i piccoli produttori incontrano nel vedere evase le proprie commesse di dischi in vinile, dati i picchi di domanda che si registrano in certi periodi dell'anno (soprattutto in prossimità del Record Store Day) e la limitata capacità produttiva degli impianti rimasti in attività. Nella sua lunga e approfondita inchiesta, Oliphint ricorda che White ha smerciato oltre 40 mila copie di "Lazzareto" in formato LP nella settimana di uscita (la cifra corrisponde al 30 % delle vendite totali dell'album), e che nel 2013 negli Stati Uniti le vendite di vinile hanno toccato i 6,1 milioni di unità, + 33 % sull'anno precedente e sesto anno consecutivo di crescita a partire dal 2008.

Nessuno, però, se la sente di aprire nuove fabbriche perché il costo sarebbe proibitivo rispetto ai ricavi potenziali - la domanda di vinile rappresenta pur sempre il 2 % appena del totale - mentre su tutto il territorio statunitense ne restano in funzione una dozzina (la più grande è la United Record Pressing di Nashville, che a White ha permesso durante il Record Store Day 2014 di battere il primato del disco stampato più velocemente della storia: nel suo stabilmento funzionano 22 presse che sfornano dai 30 ai 40 mila dischi al giorno). "Una volta si riusciva a stampare un disco in quattro settimane, ma ora dico ai miei artisti che ci vogliono almeno tre mesi", ha raccontato a Oliphint John Beeler di Asthmatic Kitty, l'etichetta per cui pubblica Sufjan Stevens, mentre Nick Blandford del Secretly Label Group (Bon Iver, War On Drugs, ecc.) sostiene che i tempi di consegna continuano progressivamente ad allungarsi ("ormai lo accettiamo come un dato di fatto").

La situazione, spiega il giornalista dopo avere parlato con diversi discografici e avere visitato alcuni degli impianti in attività, è complicata dal fatto che le richieste di artisti ed etichette si fanno sempre più sofisticate e bizzarre, e si moltiplica la produzione di vinili colorati o di dischi che incorporano materiali speciali e delicati (dai brillantini ai chicchi di caffè). Il problema dell'allungamento dei tempi di approvvigionamento, aggiunge Oliphant, si riflette anche sui negozi di dischi, costretti a tenersi in equilibrio tra la necessità di non stoccare in magazzino troppe copie di un titolo (i distributori, di regola, non accettanoresi dei dischi in vinile) e di non rimanerne sprovvisti perdendo una vendita potenziale a vantaggio degli empori online.

Come sciogliere il nodo? Commentando l'articolo di Pitchfork, Clyde Smith di Hypebot formula un suggerimento: "Se conoscete gente che ha le capacità per costruire presse e vuole essere citata per il resto della sua vita nei blog musicali, cominciate ad avviare una campagna di crowdfunding. E' il momento giusto per farlo".

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