Royalty sui videoclip, tregua (e accordo firmato) tra indies e MTV

Royalty sui videoclip, tregua (e accordo firmato) tra indies e MTV
All'ultimo minuto, poco prima della mezzanotte del 31 marzo (quando avrebbe dovuto scattare l'embargo alla programmazione dei video indipendenti su MTV), l'emittente musicale e l'organo di rappresentanza delle indies, VPL (Video Performance Limited), si sono messi d'accordo: tutto resta come prima, dunque, cosicché i clip musicali di artisti come i White Stripes, gli Strokes, i Prodigy e i Travis continueranno ad essere regolarmente “passati” sui canali televisivi europei del network di casa Viacom (115 milioni di telespettatori nel Continente).
L'aspra contesa, come Rockol ha già avuto modo di riferire (vedi News), riguardava l'entità delle royalty che MTV, come le altre reti televisive, è tenuta a pagare ad artisti e case discografiche per la diffusione pubblica dei loro video musicali. L'emittente aveva minacciato di bloccarne la trasmissione se le case discografiche non avessero accettato di negoziare singolarmente i contratti di licenza, anziché delegare la materia alla VPL: con l'obiettivo, secondo la controparte, di spuntare condizioni economiche più favorevoli soprattutto nei confronti degli interlocutori più deboli. Il contratto scaduto mercoledì scorso prevedeva un pagamento forfettario alla VPL di 1,9 milioni di sterline all'anno (2,85 milioni di euro) da parte di MTV Europe, per conto di tutte le sue affiliate. Secondo le case indipendenti, il network TV puntava a ridurre la cifra del 55 % per il nuovo anno: ma quest'ultimo ha replicato che era la VPL a voler raddoppiare i compensi, aggiungendo che indies e VPL non tengono conto dell'effetto positivo che il “passaggio” dei clip sui suoi canali TV produce sui risultati in classifica e sul numero di dischi venduti.
Il nuovo accordo, ha sottolineato con un comunicato la stessa MTV, non preclude la possibilità di stipulare singoli contratti con le etichette; ma dal canto loro, le case discografiche sottolineano il fatto che il principio della contrattazione collettiva è stato preservato, impedendo anche all'emittente di estendere i diritti di licenza all'uso dei videoclip sulla telefonia mobile, sotto forma di suonerie per cellulari e su altri canali di distribuzione.
Nonostante l'accordo sia stato raggiunto, come si vede, restano numerosi i distinguo e i punti di divergenza, e chissà se la questione può dirsi davvero risolta: i contenuti economici del contratto (che riguarda 167 etichette, tra cui Beggars Group, Domino, Ministry Of Sound, PIAS, Rough Trade, Telstar, Wall Of Sound e Warp) non sono stati rivelati, ma secondo indiscrezioni raccolte dalla Reuters la cifra dovrebbe essere di poco superiore a quella dell'anno scorso, intorno ai due milioni di sterline, tre milioni di euro.
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