File sharing, la posizione dell'industria: 'Ci sono alternative legali'

File sharing, la posizione dell'industria: 'Ci sono alternative legali'
Infuria la polemica sul Web, dopo il blitz contro i “file sharers” italiani che la Guardia di Finanza ha portato a termine nei giorni scorsi a completamento di tre mesi di indagini, denunciando 30 persone che ora rischiano le sanzioni penali (fino a 4 anni di carcere) e amministrative previste dalla legge che tutela il diritto d’autore. A finire nella rete delle Fiamme Gialle sono stati alcuni “uploader” che utilizzavano in modo massiccio i grandi network internazionali di scambio on-line nonché i gestori di server locali “open nap”, configurati sul modello di Napster, che favorivano l’attività di scambio tra i singoli utenti della “community” (la Finanza ha sequestrato 50 mila file, ma anche decine di computer, hard disk e periferiche destinate all’archiviazione del materiale illegale). “Alcuni di questi server erano in grado di smistare milioni di file illegali” spiega Enzo Mazza, direttore generale dell’associazione dei discografici FIMI che, insieme all’organizzazione internazionale di categoria IFPI e alla FPM (Federazione contro la pirateria musicale), ha dato il la alle indagini. “Il materiale illecito intercettato su Internet”, aggiunge Mazza, “era di tutti i tipi: è stato bloccato, ad esempio, un servizio specializzato in musica dance, frequentato da numerosi dj, che metteva a disposizione un database imponente e continuamente aggiornato di brani appartenenti a quel genere musicale”. Altri individui che “caricavano” in rete grosse quantità di file illegali destinati alla condivisione on-line sono stati invece individuati monitorando giorno per giorno il traffico su reti internazionali come KaZaA, WinMX e eDonkey.
“Contro alcuni dei soggetti denunciati ci costituiremo in giudizio per ottenere un risarcimento dei danni subiti”, dice Mazza. Il direttore generale di FIMI annuncia anche l’imminente messa in linea della versione italiana del sito Pro Music (www.pro-music.it), destinato ad informare il pubblico sui meccanismi di funzionamento della catena di produzione discografica e sui diritti che vi sono connessi, mentre con FPM e le associazioni di categoria del cinema e del software sono in progetto nuove campagne educative e di sensibilizzazione al problema rivolte alle scuole. Intanto, la prima offensiva contro i “file sharers” sembra avere prodotto risultati quantitativamente significativi: FIMI, IFPI e FPM parlano di una riduzione del 90 %, da oltre 56 milioni a meno di 4,5 milioni, nel numero di file audio illegali disponibili in rete nelle due settimane successive alla conclusione dell’operazione (vedi News). Ma come intende rispondere la discografia all’ostilità che le sue iniziative stanno suscitando in una fetta consistente della comunità on-line? “E’ importante”, risponde Mazza, “offrire alternative legali, rendere disponibile in rete musica legittima. Anche in Italia qualcosa si sta muovendo, con le recenti iniziative di Messaggerie Musicali, Rai e Rosso Alice: e i primi dati che arrivano dal mercato sembrano confermare un dato incoraggiante, e cioè che anche da noi c’è un pubblico disposto a pagare per scaricare musica da Internet. E’ auspicabile anche un uso legittimo in futuro degli stessi servizi peer to peer, una volta messi in funzione gli opportuni filtri e meccanismi di protezione”.
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