Vasco come De André: 'Sono la voce di chi non ha voce'

Vasco come De André: 'Sono la voce di chi non ha voce'
Vasco Rossi presenta simbolicamente il nuovo album “Buoni o cattivi” (in uscita venerdì 2 aprile) alla Fabbrica delle "E"di Torino, nuova struttura multifunzionale creata dal Gruppo Abele di Don Luigi Ciotti, raccogliendo idealmente il testimone di Fabrizio De André nel ruolo di portavoce dei deboli e dei diseredati.
L’investitura gli arriva personalmente da Dori Ghezzi, che appare per un attimo al suo fianco per la gioia di fotografi e cineoperatori. Lui si schermisce, ma è evidente che il paragone lo riempie d’orgoglio. “Sono qui perché con Don Ciotti, che ho conosciuto solo ieri sera, condivido lo spirito e la filosofia: educare, non punire, è il suo slogan e anche il mio. Ho voluto intitolarlo ‘Buoni o cattivi’, il mio nuovo disco, perché quelle sono le categorie create da chi ai comportamenti delle persone appiccica addosso i suoi pregiudizi. Io non sto né con gli uni né con gli altri: sto dalla parte dei deboli, dei disperati, di chi ha avuto una brutta giornata. Oggi va di moda la tolleranza zero, che poi è un modo politically correct per dire no alla tolleranza. Noi, io e Don Luigi, siamo entrambi per la tolleranza. Troppo facile giudicare senza cercare di capire. Dividere le persone in categorie è pericoloso: dovremmo essere uniti, invece, altrimenti al mondo non si faranno altro che guerre”.
Nerovestito dalla testa ai piedi, Vasco parla serio e con lucidità. Poi si scioglie, quando è il momento di affrontare i temi del nuovo disco: “Come al solito è il risultato di un lavoro di gruppo: con Guido Elmi, il mio produttore. Con Roberto Casini e Gaetano Curreri, un musicista di cui pochi conoscono il valore. Con Tullio Ferro, mi raccomando non confondetelo con Tiziano! E poi c’è Pia, una cantautrice che vi raccomando caldamente: io la considero un genio”. Tutti suoi, come al solito, i testi: “E’ un disco pieno di doppi, tripli e quadrupli sensi, che si colgono dopo ripetuti ascolti. C’è qualche ricordo di mie vecchie cose. C’è sempre, forte, la provocazione: anche nei confronti di me stesso. Ed è tornata l’ironia, a volte feroce, che in dischi precedenti si era perduta e si era tramutata in amarezza”. Un altro tratto di De André, l’ironia feroce… “Lui è stato il primo ad aprirmi occhi, cuore e coscienza. Era davvero un alieno, i suoi primi dischi circolavano quasi sottobanco. Io ero cresciuto cantando ‘Riderà’ di Little Tony, e ascoltare le sue canzoni è stata come una rivoluzione. Per questo interpretare 'Amico fragile' mi ha dato una grande emozione. Le stesse sensazioni le ho provate in seguito con Guccini e con De Gregori, nessuno sa raccontare storie in musica come lui”.
Ma Vasco, a differenza degli esimi colleghi che lo hanno preceduto, riempie gli stadi… “Merito del rock, una musica che richiama e aggrega spontaneamente. Io la chiamo musica nevrotica per nevrotici, permette di scaricare l’aggressività. Dentro ci ho messo un mio linguaggio originale”. Senza la presunzione di indicare strade agli altri, ci tiene a precisare: “Qualcuno mi chiama cattivo maestro. Ma io non sono un maestro, e non sono un eroe. Sono la voce di chi non ha voce, racconto storie e dico cose in cui tutti si identificano. Per questo ci capiamo, io e il pubblico, parliamo da cuore a cuore”. Meglio di un politico: mai venuto in mente di candidarsi alle elezioni? “Per candidarsi bisogna essere candidi. Io semmai potrei fare l’onorevole”.
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