NEWS   |   Industria / 10/07/2014

MIDiA Research: 'Niente crescita per il mercato discografico fino al 2019'

MIDiA Research: 'Niente crescita per il mercato discografico fino al 2019'

Bisognerà attendere almeno il 2019 prima che il mercato discografico riesca a rimettersi in carreggiata e possa tornare a crescere. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla MIDiA Research di Mark Mulligan, uno dei più quotati analisti del settore, che partendo dai dati del 2013 (quattordicesimo anno consecutivo di declino per l'industria discografica mondiale) dipinge un quadro non molto ottimistico della situazione. "Streaming e abbonamenti", osserva, "sono la grande speranza e crescono a tassi mai visti prima. Ma i prodotti a 9,99 dollari di per sé non sono sufficienti, ce ne vogliono anche di accessibili al mercato di massa. Inclusi questi ultimi, il fatturato musicale mondiale continuerà comunque a declinare nei prossimi cinque anni; senza, i ricavi si restringeranno ulteriormente in termini di dimensioni e percentuale".






"Forse il problema più importante che l'industria musicale deve affrontare consiste nel capire il suo mercato in termini di audience", continua Mulligan. "Le etichette discografiche dovranno prendere esempio dai programmatori televisivi e integrare la loro ossessione per quote di mercato e ricavi con una profonda comprensione della loro quota in termini di audience (...) Solo il 6 % dei consumatori paga servizi in abbonamento, tuttavia lo streaming rappresenta il 28 % del fatturato digitale globale. Fare affidamento su una base di consumatori così ridotta per una fetta così ampia di ricavi rende il mercato vulnerabile a un improvviso sgretolamento".

Se gli utenti che compongono il mercato di massa non saranno attratti da prodotti digitali adeguati, sostiene Mulligan, il settore resterà confinato a una nicchia. Le opzioni da lui prospettate sono due: sistemi ad accesso gratuito finanziati dalla pubblicità come Pandora o abbonamenti da una sola sterlina a settimana come quelli proposti da O2 Tracks e Blinkbox Music. Secondo le sue stime, il primo modello potrà contare nel 2019 su 336 milioni di utenti e su un ricavo medio unitario modesto pari a 6,67 dollari; il secondo su 74,5 milioni di utenti e un ricavo medio di 14,45 a persona.

A conclusione della sua disanima, Mulligan osserva che stiamo entrando nella quarta fase della musica digitale, in cui a contare sono soprattutto la "curation", la programmazione e un sistema di prezzi accessibili per gli abbonamenti. Il 2014, secondo le sue previsioni, segnerà un altro calo del fatturato (- 3 %) originato soprattutto dal declino continuo del Giappone (- 9 %), mentre "a dispetto della decimazione dei ricavi i CD resteranno prodotti di enorme importanza dal momento che nel 2019 i supporti fisici varranno il 32 % del fatturato; allo stesso modo, e nonostante il declino dei ricavi da download, gli acquirenti di musica scaricata saranno ancora gli utenti più numerosi di musica digitale a pagamento".