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NEWS   |   Pop/Rock / 08/07/2014

Concerti, John Fogerty a Milano: il report dello show

Concerti, John Fogerty a Milano: il report dello show

Le prime gocce, ironia della sorte, cominciano a scendere sulle note di "Have you ever seen the rain", una canzone che, dice John Fogerty prima di suonarla, "racchiude in sé un arcobaleno". Passa poco tempo, e sull'assolo di batteria di "Keep on chooglin' " si scatena il temuto diluvio: per venti interminabili minuti l'Ippodromo del Galoppo di San Siro sembra il prato di Glastonbury o quello di Woodstock, evocato a inizio serata nelle immagini sui maxischermi che accompagnano un'altra immortale canzone di pioggia e speranza, "Who'll stop the rain". Basterebbero due pezzi così per mandare ko il pubblico, ma l'uomo di El Cerrito - zazzera folta, foulard al collo e immancabile camicione a quadri di flanella: sempre uguale a se stesso, a 69 anni, con l'aiuto di tintura e chirurgia - è una mitragliatrice che sul palco spara hits a raffica come solo gli Stones e Paul McCartney: canzoni che fanno cantare a squarciagola, commuovere e ballare.

E' un fantastico rock and roll show, iniziato un'ora e mezza prima con "Hey tonight", "Green river", "Born on the bayou", voce un po' più acuta ma ancora inconfondibile, energica e lacerante appena il missaggio registra le prime imperfezioni, immagini delle paludi della Louisiana nella mente e sugli schermi mentre sul palco il chitarrista ritmico Devon Pangle percuote timidamente una conga. La band è perfetta per il suo sound adattato al nuovo millennio, a partire da una sezione ritmica potentissima in cui accanto all'incontenibile Kenny Aronoff in canotta e occhiali neri ("il più grande batterista rock and roll del mondo", lo presenta Fogerty) trova ora spazio il basso roccioso di un musicista di estrazione metal come James Lomenzo, occhiali a goccia, coda di cavallo bionda e allenamento duro nei Megadeth e nei White Lion. Il tastierista Bob Malone, camicia rossa, gilet nero e pose da star, è il più rocker di tutti, con il suo Hammond e il suo piano elettrico vintage che si ricava un applaudito assolo in "I heard it through the grapevine", il classico di Marvin Gaye dove c'è spazio per tutti e che nelle mani di Fogerty diventa materia plasmabile per una delle tante jam session cui partecipa attivamente anche il figlio Shane in un festival di chitarre Les Paul, Telecaster, Ibanez, Rickenbacker e modelli "custom". Tra i groove implacabili di "Keep on chooglin' per la foga spacca una corda mentre papà John si lancia spesso e volentieri in assoli lunghi, contorti e ficcanti: forse sa fare poche cose ma le fa benissimo in una psichedelica "Ramble tamble" che suscita reazioni entusiaste, in una "Susie Q" torrida e acida e nei rock blues di "Penthouse pauper" e "Hot rod heart" (una delle poche selezioni dal repertorio solista, accompagnata da immagini di strade, fuoriserie e corse di stock car, in un concerto votato come sempre alla celebrazione dell'irripetibile, brevissima e frenetica epoca d'oro con i Creedence Clearwater Revival).

Il pubblico è caloroso, partecipe, sorridente e felice, qualcuno agita in aria vecchi Lp (non quelli firmati venduti al merchandising a prezzi folli tra i 100 e i 150 euro), altri cartelloni con titoli di canzoni: ed è scorgendo una ragazza che sfodera la sua richiesta per "Cottonfields" che Fogerty decide di attaccare la vecchia folk song a patto che la gente lo segua cantando con lui (promessa mantenuta). Era successo poco prima con un altro standard imparato dall'amato Leadbelly, la "prison song" "Midnight special", immancabilmente riproposta in omaggio alle sue robuste radici di musicista "all American" e con i piedi per terra che in questo tour rispolvera anche un antico r&b a "botta e risposta" di Gary U.S. Bonds, "New Orleans".

La nuova band ha certo più muscoli e tono dei Creedence, a volte anche troppo, e lo dimostra trasformando una country song come "Lodi" in una quadrata ballata elettrica, mentre "Lookin' out my back door", introdotta dalla fisarmonica cajun di Malone, torna in Louisiana, "Long as I can see the light" è soul a 24 carati e "Mystic highway", inedito all'altezza della situazione aggiunto al recente album di duetti "Wrote a song for everyone", sintetizza il percorso di una vita tra immagini sfuocate della vecchia band, campi di grano, trattori, pick up, bimbi e barbecue di famiglia davanti al fuoco.

E' un uomo semplice, diretto e senza fronzoli, Fogerty, ma ha vissuto da protagonista un'epoca di eventi straordinari che ha testimoniato con la sua musica: e così corre un brivido lungo la schiena quando, durante una vibrante "Fortunate son" dedicata a chi non è nato con il cucchiaio d'argento in bocca, scorrono immagini della guerra in Vietnam, dei campi di lavoro, delle marce di protesta e dello zio Sam. E' il solito juke box virtuale, e dei 26 pezzi in scaletta poco meno di venti sono quelli in comune con il concerto all'Alcatraz di sei anni fa. Solo che qui è ancora meglio, e mentre il cielo concede finalmente tregua  "Down on the corner", "Up around the bend", "Bad moon rising"  e "Proud Mary" trascinano in un turbine di ricordi e di emozioni. Lui, californiano della Bay Area, è vissuto fantasticando di paludi e battelli che rotolano sul Mississippi; che ci vuole, in una serata come questa, per immaginare che la Lodi più vicina sia giusto dietro la curva, là nella contea di San Joaquin?

(Alfredo Marziano)

Setlist:

"Hey tonight"
"Green river"
"Who'll stop the rain"
"Born on the bayou"
"Lodi"
"Ramble tamble"
"Penthouse pauper"
"Midnight special"
"I heard it through the grapevine"
"Lookin' out my backdoor"
"Hot rod heart"
"Susie Q"
"Mystic highway"
"Long as I can see the light"
"Cottonfields"
"Have you ever seen the rain"
"New Orleans"
"Keep on chooglin' "
"Rock and roll girls"
"Down on the corner"
"Up around the bend"
"The old man down the road" 
"Rockin' all over the world"
"Bad moon rising"
"Fortunate son"
"Proud Mary"

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