NEWS   |   Industria / 01/07/2014

Rock e ambiente, il caso Glastonbury: può un festival essere eco-compatibile?

Rock e ambiente, il caso Glastonbury: può un festival essere eco-compatibile?

La questione è spinosa fin da quei leggendari tre giorni di pace, amore e musica che nel 1969 richiamarono quasi mezzo milione di persone sui prati della fattoria di Max Yasgur a Bethel, New York: i grandi eventi implicano necessariamente grandi afflussi di pubblico, e una grande quantità di persone ammucchiata - spesso per più giorni - nello stesso posto produce un'enorme quantità di rifiuti.

E benché siano passati più di cinquant'anni dal primo festival di Woodstock, e nel frattempo pubblico e promoter abbiano sviluppato una sensibilità ambientale decisamente più spiccata - tanto da obbligare moralmente ogni organizzatore a dotare la propria manifestazione di un'articolata green policy - il problema pare essere ancora molto lontano dalla soluzione. Se ne è accordo anche Michael Eavis, storico patron di Glastonbury, festival decano degli eventi en plein air europei conclusosi la scorsa domenica a Pilton, nel Somerset britannico: la tre giorni, manco a dirlo, è stata un successo, ma 175mila accorsi nell'area dominata dal Pyramid Stage hanno lasciato sul campo - letteralmente parlando, perché proprio di un campo di una fattoria di tratta - tonnellate di immondizia.

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A alzare il dito, per primo, è stato il Mirror, che con un eloquente servizio fotografico ha fatto i conti di cosa sia rimasto dell'edizione 2014 del "Glasto". E di quanto tempo ci voglia per far tornare tutto come prima. Le stime pubblicate sono da brividi: per rimuovere le 200 tonnellate di immondizia - 54 solo di bottiglie, 45 di cartacce e 11 di abiti e materiale da campeggio danneggiato e dimenticato - uno staff di 800 netturbini dovrà lavorare per sei settimane, ovvero per un periodo 38 volte superiore allo svolgimento della manifestazione vera e propria. E nonostante gli organizzatori si aspettino di poter riciclare il 60% del "raccolto" - contro il 49% fatto registrare lo scorso anno - prima di veder tornare le mucche a pascolare sul prato di Pilton gli organizzatori dovranno sborsare la bellezza di 780mila sterline, poco meno di un milione di euro.

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La domanda che si sono posti in molti è se un festival - nonostante tutte le attenzioni prestate - possa essere considerato eco-compatibile. Domanda che - è bene ricordarlo - agita i sonni di molti, perché i frequentatori di eventi come Glastonbury, Coachella, Bonnaroo e come tutte le altre grandi manifestazioni all'aperto sono il più delle volte degli ecologisti convinti. Sia quelli che pagano il biglietto sia quelli che, con un pass intorno al collo, salgono sul palco. Già sei anni fa se ne accorsero i Radiohead, che rifiutarono di esibirsi a Glastonbury proprio per ragioni connesse alla tutela ambientale: "Quello che cerchiamo di fare è evitare di esibirsi in posti non raggiunti da infrastrutture di trasporto pubblico", ebbe a dire Thom Yorke giustificando il gran rifiuto a Eavis, "Non dico che non ci suoneremo mai più, anche se probabilmente, lì, saranno anche stanchi di vederci".

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E il pubblico? Un grande festival rock porta indotto commerciale e divertimento (per gli appassionati), ma è successo anche che la cittadinanza, per prima, si sia messa di mezzo tra il verde e il grande happening. Nel milanese da anni si cercava un'alternativa alla spianata di asfalto della fiera di Rho, servita da treno e metropolitana, senza nemmeno un filo d'erba da calpestare ma invivibile sotto il sole dei pomeriggi estivi. A cercare una via alternativa fu Vivo Concerti, che a fine 2012 mise gli occhi su un'area verde interna all'Autodromo di Monza, proponendo all'allora neoletta giunta del capoluogo brianzolo un ambizioso programma - battezzato Parco Rock Festival - che avrebbe portato all'interno del tracciato lombardo nomi come Roger Waters, Muse, Who, Pearl Jam e altri. E che sarebbe stata supportata, documentazione alla mano depositata in Comune, da un articolato piano ecologico che avrebbe previsto stazioni di riciclo, utilizzo di solo materiale biodegradabile, la completa copertura del manto erboso e il potenziamento dei mezzi pubblici in occasione degli eventi. La municipalità accolse con entusiasmo la proposta ma gruppi consiliari e comitati locali si misero di mezzo, costringendo sindaco e assessori a tornare sui propri passi. E sia la musica che la spazzatura presero altre strade...