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Rock e ambiente, il caso Glastonbury: può un festival essere eco-compatibile?

La questione è spinosa fin da quei leggendari tre giorni di pace, amore e musica che nel 1969 richiamarono quasi mezzo milione di persone sui prati della fattoria di Max Yasgur a Bethel, New York: i grandi eventi implicano necessariamente grandi afflussi di pubblico, e una grande quantità di persone ammucchiata - spesso per più giorni - nello stesso posto produce un'enorme quantità di rifiuti.

E benché siano passati più di cinquant'anni dal primo festival di Woodstock, e nel frattempo pubblico e promoter abbiano sviluppato una sensibilità ambientale decisamente più spiccata - tanto da obbligare moralmente ogni organizzatore a dotare la propria manifestazione di un'articolata green policy - il problema pare essere ancora molto lontano dalla soluzione. Se ne è accordo anche Michael Eavis, storico patron di Glastonbury, festival decano degli eventi en plein air europei conclusosi la scorsa domenica a Pilton, nel Somerset britannico: la tre giorni, manco a dirlo, è stata un successo, ma 175mila accorsi nell'area dominata dal Pyramid Stage hanno lasciato sul campo - letteralmente parlando, perché proprio di un campo di una fattoria di tratta - tonnellate di immondizia.

    La questione è spinosa fin da quei leggendari tre giorni di pace, amore e musica che nel 1969 richiamarono quasi mezzo milione di persone sui prati della fattoria di Max Yasgur a Bethel, New York: i grandi eventi implicano necessariamente grandi afflussi di pubblico, e una grande quantità di persone ammucchiata - spesso per più giorni - nello stesso posto produce un'enorme quantità di rifiuti.

    E benché siano passati più di cinquant'anni dal primo festival di Woodstock, e nel frattempo pubblico e promoter abbiano sviluppato una sensibilità ambientale decisamente più spiccata - tanto da obbligare moralmente ogni organizzatore a dotare la propria manifestazione di un'articolata green policy - il problema pare essere ancora molto lontano dalla soluzione. Se ne è accordo anche Michael Eavis, storico patron di Glastonbury, festival decano degli eventi en plein air europei conclusosi la scorsa domenica a Pilton, nel Somerset britannico: la tre giorni, manco a dirlo, è stata un successo, ma 175mila accorsi nell'area dominata dal Pyramid Stage hanno lasciato sul campo - letteralmente parlando, perché proprio di un campo di una fattoria di tratta - tonnellate di immondizia.

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