Comunicato Stampa: Show-case dei Maroon 5 il 6 aprile ai Magazzini Generali

Comunicato Stampa: Show-case dei Maroon 5 il 6 aprile ai Magazzini Generali
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MAROON 5 Songs About Jane E così insomma, il Piano B può davvero dare la polvere al Piano A. Il cantante e chitarrista Adam Levine, il chitarrista Jesse Carmichael, il bassista Mickey Madden e il batterista Ryan Dusick sono pronti a sostenere con forza una tale ipotesi, ben vedendo come il loro primo tentativo di sfondare nel mondo della musica sia stato sì accolto e commentato con favore dalla critica, ma nulla oltre a questo. Adesso, il loro secondo tentativo, sotto forma di una creatura neo-soul rock di nome Maroon 5, grazie anche ad una canzone come “Harder To Breathe” trasforma la storia di questi quattro ragazzi di Los Angeles in qualcosa che ricorda la favola di Cenerentola… Uscito come singolo ancora nell'estate del 2002, diciassette mesi dopo “Harder To Breathe” è ancora in alta rotazione in svariate radio. Più di 300 concerti, comprese anche delle aperture per artisti come John Mayer, Sheryl Crow, Train e Counting Crows, possono in qualche modo spiegare come mai l'album di debutto dei Maroon 5 “Songs About Jane” ha già venduto più di 600.000 copie e portato il gruppo a partecipare ad alcuni dei più importanti programmi nazionali statunitensi, a partire dal Late Night di David Letterman e da Last Call With Carson Daly, “Harder To Breathe” è arrivato al numero quarto posto assoluto delle classifiche costruite mettendo insieme le playlist delle prime 40 radio americane. Contemporaneamente, il suo video ha raggiunto i 20 passaggi alla settimana sul programma del canale VH1 Inside Track. Ma forse è il caso di fare un passo indietro. Che si diceva del Piano A? Noti come Kara's Flowers, Levine, Carmicheal e Madden erano le stelline del loro liceo a Los Angeles (Dusick, amico di Levine da quando avevano rispettivamente nove e sette anni, si era diplomato da un paio d'anni). Eccoli lì: a 17 anni già pronti a fare un cd prodotto dal leggendario Rob Cavallo (Green Day, Goo Goo Dolls, Michelle Branch). La vita era meravigliosa. Bene: qua finiscono le buone notizie. Dopo un esito commerciale deludente del primo album, “The Fourth World”, l'etichetta decide di scaricarli. Il Piano A andava in fumo, lasciando i quattro ad interrogarsi sul loro futuro. “Eravamo in una fase tipo 'Beh, e ora che si fa?', davvero” ricorda Levine, “…e così abbiamo deciso di andarcene all'università mentre ci pensavamo su”. Lasciando Dusick e Madden a Los Angeles ad iscriversi alla UCLA, Levine e Carmichael decidono di buttarsi negli studentati della State University Of New York, un buon posto dove rimuginare su un Piano B. Sempre Levine: “I corridoi risuonavano di musica gospel, e nelle camere la gente ascoltava cose che non avevo mai preso in considerazione, come Missy Elliott, Notorious B.I.G. e Jay-Z. Il disco di Aaliyah era uscito proprio in quel periodo e, accidenti, mi aveva proprio messo sottosopra. Quando penso al songwriting mi vengono in mente i Beatles, Bob Dylan, Simon & Garfunkel – questa è la mia educazione musicale – ma dopo l'arrivo a New York e l'incontro con la musica black continuavo a dirmi 'Ehi, io voglio fare questo'. Stevie Wonder è entrato nella mia vita, e per giunta la cosa mi pareva del tutto naturale”. “Ho cominciato a cantare in modo differente”, racconta a VH1, “e Jesse ha preso a suonare le tastiere: è da qui che inizia il cambiamento”. Quando i due tornano a vedersi con Madden e Dusick giù ad L.A., le loro prove assumono colorazioni musicali del tutto nuovo, con una bella iniezione di inediti elementi r&b pieni di groove nel loro esplosivo canovaccio rock'n'roll. Con questa nuova identità musicale arriva anche un nuovo nome – Maroon 5 – un nuovo chitarrista, James Valentine. “James è arrivato proprio quando stavamo decidendo quale nuovo nome darci” dice Levine, “Chiaramente non potevamo più essere i Kara's Flowers, dato che ci ritrovavamo con un chitarrista in più e un approccio musicale completamente diverso. Che poi, quando decidi un nome per la tua band a 15 anni, è molto probabile che quando di anni ne hai 23 questo nome non ti piaccia più così tanto…”. Resi più forti da questo nuovo approccio, con un nuovo suono e un nuovo nome, i Maroon 5 attirano velocemente le attenzioni di un bel po' di etichette. La Octone Records, etichetta di New York che è anche un'affiliata della J Records, mette il gruppo sotto contratto, e nel 2001 i Maroon 5 entrano in studio sotto la guida del produttore Matt Wallace (The Replacements, Faith No More, Blues Traveler). “Io ero intenzionato a fare un disco al 100% funk e r&b” ricorda Levine. “Ma devo dare merito alla gente della Octone di averci spinto a fare un disco che fosse anche rock'n'roll. Matt Wallace era convinto che avevamo una chimica così forte come rock'n'roll band che era davvero un peccato sprecare questa qualità. Così siamo in parte tornati sui nostri passi, registrando batterie suonate live sui loop campionati e trasformando il nostro lavoro di nuovo in qualcosa di più vicino al rock, facendoci trovare quella che penso sia la nostra giusta dimensione”. Il risultato finale è “Songs About Jane”, uscito nel 2002. Ritmi funk e melodie tipicamente soul convivono con chitarre ruggenti e un piglio in tutto e per tutto rock. In cima a tutto questo, la voce di Levine disegna, canzone dopo canzone, la figura di una ex-fidanzata: pensiamo che ne possiate indovinare il nome… “Harder To Breathe”, un imponente pezzo costruito sulle parti di chitarra, ironicamente non è un pezzo su Jane. “C'erano un sacco di pressioni su di me per farmi scrivere altro materiale” ammette Levine. “Io sono uno che crea musica solo quando si sente di farlo, e mi dà fastidio non poco essere obbligato a scrivere quando penso che non sia ncessario. Ma stavolta ho ben poco da lamentarmi: le insistenze degli altri mi hanno seccato così tanto che ho finito per scrivere “This Love” e “Harder To Breathe”, nonostante pensassi appunto che di materiale ce ne fosse già abbastanza. E invece queste due canzoni hanno finito coll'aprire l'album”. Piano B? Chi ha mai detto che non esiste una seconda possibilità per lasciare una prima impressione?
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