Confindustria Digitale: 'Pronti al ricorso contro la 'tassa sui telefonini' '

Confindustria Digitale, federazione di cui sono soci Assotelecomunicazioni-Asstel, Assinform (Information Technology), Anitec (produttori di tecnologie e servizi Ict ed elettronica di consumo), Aiip (Internet provider), Assocontact (Contact e call center) e Asso.IT (fornitori di Information Technology), è pronta a fare ricorso contro il decreto firmato dal ministro della Cultura Dario Franceschini che adegua i compensi da copia privata (la cosidetta "tassa sui telefonini") ai parametri europei. Tale aumento, secondo quanto dichiara il presidente Elio Catania in un lancio Ansa, "è ingiustificato e non tiene conto dell'evoluzione delle tecnologie e delle mutate abitudini di utilizzo da parte dei consumatori". "Non si giustifica", sostiene Catania, "un aumento per il gettito della Siae di 2,5 volte rispetto al 2013, passando dai 63 milioni di euro ai 157 milioni stimati per il 2014, con un + 150 %. Aumenti che graveranno inevitabilmente sui prezzi e sui consumatori".

Immediata la replica di Confindustria Cultura Italia (stampa ed editoria, musica, produzione televisiva, cinema e spettacolo, videogiochi), che per bocca del suo presidente Marco Polillo bolla come falsa rappresentazione "quella che vede l'equo compenso come una tassa sull'innovazione e nemica dei giovani consumatori di tecnologie digitali". Polillo cita i casi di Svezia, Francia e Olanda per sottolineare che l'aumento dei prelievi su smartphone e tablet non ha frenato lo sviluppo del mercato dei dispositivi digitali e portatili. "E' evidente", dice, "che l'applicazione del compenso non ha alcun effetto depressivo sul mercato e in ogni caso tutti i device sono ampiamente utilizzati per archiviare contenuti protetti da copyright. Ad un costo irrisorio rispetto ad uno smartphone di fatto un consumatore ha una possibilità illimitata di riprodurre contenuti, ad esempio musicali, da una fonte legittima".

Confindustria Cultura Italia nega anche che "il compenso possa andare a rimpinguare il bilancio della SIAE. La società ha solo un mandato per legge di incassare tale compenso ma l'intera somma viene poi ripartita agli aventi diritto, ovvero autori, editori, artisti e imprese del settore, direttamente o tramite altre collecting".

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