Indies &YouTube, Billboard pubblica i termini del contratto di licenza streaming

La testata americana Billboard è riuscita a procurarsi una bozza del famoso e contestato contratto di licenza che YouTube impone unilateralmente alle etichette indipendenti per il suo imminente servizio di streaming in abbonamento (e che qualche controparte, come l'aggregatore Believe Digital, ha già firmato). Lo schema prevede che le indies ricevano il trattamento migliore tra un tasso calcolato in percentuale sui ricavi e un forfait stabilito a priori per abbonato: nel caso di musica fruita solo in modalità audio, alle etichette indipendenti andrebbe il 55 % dei ricavi generati dagli abbonamenti, mentre ad editori e società di collecting spetterebbe il 10 % (65 % in totale); nel caso dei video musicali agli editori resterebbe il 10 % mentre la quota delle etichette calerebbe al 45 % (55 % in totale). L'opzione alternativa è rappresentata da un versamento mensile di 5,50 dollari per abbonato alle etichette e di 50/80 centesimi agli editori. Nel complesso, osserva Billboard, si tratta comunque di royalty inferiori a quelle garantite da servizi di streaming come Spotify e Rdio, che riconoscono complessivamente ai titolari dei copyright musicali il 70 % circa dei ricavi da abbonamento.

La maggiore irritazione delle indies, sottolinea però il giornalista Ed Christman, non riguarda i tassi di royalty ma gli altri termini contrattuali, in base ai quali la decisione di una major di accettare un tasso inferiore a quello proposto da Google e YouTube implicherebbe un abbassamento automatico anche di quelli riconosciuti agli indipendenti. Secondo alcuni degli interessati si tratta di una soluzione possibile e forse anche probabile, dal momento che le stesse major - a differenza delle indies - avrebbero la possibilità di negoziare la riscossione di un anticipo non recuperabile o di un tasso minimo per stream recuperando altrove il proprio guadagno. Tale intepretazione delle clausole, tuttavia, è contestata dai portavoce di Google.

La battaglia ingaggiata da WIN (Worldwide Independent Network) e altre organizzazioni indipendenti contro YouTube e Google, intanto, ha ottenuto nei giorni scorsi il pubblico sostegno del presidente della SIAE Gino Paoli, che ha espresso solidarietà nei confronti degli artisti, come Adele e Arctic Monkeys, suscettibili di censura "per meri motivi commerciali". "In questi anni confusi e difficili, dove le aziende cosiddette Ott, over the top, dettano legge, l'espressione artistica libera e indipendente è fortemente a rischio", ha commentato Paoli. "Se nel Medioevo gli artisti dipendevano dalla Chiesa e di conseguenza i quadri erano tutti a soggetto religioso, oggi i colossi dell'intrattenimento digitale sono ancora più spietati e diretti, azzerando tutte le voci dissonanti".

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