Pearl Jam allo Stadio di Trieste la seconda data italiana: il report del live

Pearl Jam allo Stadio di Trieste la seconda data italiana: il report del live

Italia. Le vicine Slovenia e Croazia. E poi Belgio, Portogallo, Israele, Stati Uniti, Olanda, Inghilterra, persino Cile, Brasile e Sud Africa. A vedere i Pearl Jam in Italia sono venuti da tutto il mondo e nell' "Inner Circle" - ovvero il pit - dello Stadio Nereo Rocco di Trieste si sentono parlare lingue diverse, si vedono magliette e bandiere da ogni parte del mondo. Se i Pearl Jam suscitano questo genere di fedeltà c'è un motivo ben preciso. Basta vedere due concerti in fila: la seconda serata italiana offre un concerto simile nella struttura, ma diverso, meno emotivo e più secco, anche più solido musicalmente, con ben 15 canzoni differenti in scaletta.


I Pearl Jam salgono sul palco poco prima delle 9. Lo Stadio Nereo Rocco è meno scenografico di San Siro, più raccolto, comunque pieno di 35.000 persone. La band comincia quasi allo stesso modo, ma si capisce che la serata sarà diversa. "Elderly woman" inizia a far cantare lo stadio da subito, con un poker di ballate, con la stupenda "Black" sempre in apertura, addirittura terza. Poi, come da copione, si passa al rock, con "Why go", seguita da una furiosa e stupenda "Animal". Il suono dello stadio è più netto, preciso, la band ingrana da subito: "Given to fly" non ha nessuna sbavatura, come tutta la prima parte. Vedder appare meno emozionato, più nella parte, a partire dal look da Seattle anni '90: camiciona a quadri e pantaloni a mezza gamba, da cui spunta il tutore del ginocchio, che però evidentemente gli dà meno fastidio: si muove e saltella con molta più scioltezza, rispetto a Milano. "L'altra sera ho bevuto troppo vino" ammette e poi brinda ancora: la bottiglia di rosso c'è sempre, ma viene toccata di meno.


Il primo momento di commozione arriva quando, dopo un'intensa "Deep", Vedder racconta di aver perso un amico recentemente, e di essere stato con lui fino all'ultimo respiro. Chiede allo stadio di urlare il suo nome, e attacca "Come back", mentre lo stadio si illumina dei flash dei telefonini, versione tecnologica dei vecchi accendini. Dopo la chiusura della prima parte con "Rear View Mirror," la band riduce il set acustico ad una canzone (ma una chicca, "Let me sleep"). E poi la vera perla della serata, "Crown of thorns", già in programma a Milano, ma tagliata all'ultimo (ma riportata da qualche articolo che si era basato sulla scaletta originaria...). Viene eseguita mentre gli schermi inquadrano un uomo in prima fila con la maglietta dei Mother Love Bone, la band che incise la canzone, quella sulle cui ceneri si sono formati i Pearl Jam. C'è tempo per il quasi punk di  "State of love and trust", poi arriva "Porch", ancora più furiosa che a Milano, a chiudere il primo lungo bis, con la band che fa svolazzare le lampade sul palco, compresa una con telecamera che genera un vorticoso e psichedelico effetto di ripresa sugli schermi. Finale con "Better man", "Once" "Alive" e una "Rockin' in the free world" che all'ultimo prende il posto di "Baba O' Riley" in scaletta, forse grazie ad uno striscione nel pit che la reclamava. "Yellow ledbetter", con gli asssoli di McCready, manda a casa tutti felici.


I Pearl Jam a Trieste sono stati compatti, trascinanti, forse meno intimoriti dal posto rispetto a Milano (evidentemente San Siro fa un certo effetto a chi non è mai salito su quel palco...). Meno parole e meno emozione, almeno da parte della band: il pubblico invece ha cantato praticamente dall'inizio alla fine, pur con una scaletta meno forte (o meno scontata, dipende dai punti di vista) nelle scelte. A questo giro forse li abbiamo ritrovati un po' invecchiati, un po' più di maniera in alcuni momenti se vogliamo, ma comunque sempre una spanna più in alto. Ma queste, alla fine, sono sottigliezze. Quel che conta è che i Pearl Jam sono una band da vedere almeno una volta e rivedere quante più volte si può. Sempre uguali e fedeli a se stessi, eppure sempre diversi, come solo il miglior rock sa essere.


(Gianni Sibilla)

Questa la scaletta del concerto:

Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town
Low Light
Black
Sirens
Why Go
Animal
Corduroy
Getaway
Got Some
Given to Fly
Leatherman
Lightning Bolt
Mind Your Manners
Deep
Come Back
Even Flow
Down
Unthought Known
Infallible
Whipping
Do the Evolution
Rearviewmirror

Bis:

Let Me Sleep
Chloe Dancer/Crown of Thorns
Jeremy
State of Love and Trust
Wasted Reprise/Life Wasted
Porch

Bis:

Better Man
Once
Alive
Rockin' in the Free World
Yellow Ledbetter

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