AFI, Enrico Ruggeri: 'Ritiro la mia candidatura a presidente'

AFI, Enrico Ruggeri: 'Ritiro la mia candidatura a presidente'

Enrico Ruggeri ci ripensa. In una e-mail fatta circolare in giornata l'artista milanese spiega i motivi per cui, dopo avere avanzato la propria candidatura alla presidenza dell'AFI, ha deciso di rinunciare al progetto. La sua retromarcia si innesta in una situazione sempre più caotica in seno alla più antica associazione italiana dei discografici, da almeno un anno dilaniata da lotte intestine che vedono contrapporsi i produttori "puri" ai nuovi soggetti che operano anche in settori contigui o svolgono, appunto, attività artistica in proprio. I nodi erano venuti al pettine già a fine gennaio quando il presidente uscente avv. Leopoldo Lombardi, in qualità di commissario straordinario, era stato incaricato da Confindustria di ricostituire gli organi sociali in seguito all'annullamento della nomina del successore Dino Piretti, secondo la stessa Confindustria in difetto dei requisiti necessari a ricoprire l'incarico (in quanto la sua azienda, Acquarello, non è iscritta alla confederazione). Nominato il 30 marzo il nuovo direttivo, e indetta l'assemblea il 14 maggio scorso, anche la successiva nomina a presidente di Fioravante Cavarretta (Multimedia San Paolo) era stata annullata per irregolarità tecniche relative allo svolgimento delle votazioni (che si erano chiuse con una sua vittoria di misura: 48 voti favorevoli e 45 contrari).

Di qui la ripartenza dell'iter elettorale, con la nomina, da parte del nuovo commissario straordinario avv. Vittorio Costa, della commissione di designazione incaricata di individuare uno o più nuovi candidati da rimettere alle valutazioni del direttivo e dell'assemblea. Tra questi, come detto, non ci sarò Ruggeri che così ha spiegato la decisione di ritirare la sua candidatura:

"Avevo pensato di candidarmi alla presidenza AFI perché mi sembrava l'unica strada per restituire all'associazione il prestigio perso e per dare ad AFI la possibilità di portare una figura credibile a rappresentarla negli incontri con le istituzioni. Mi sono trovato in una bufera triste e poco edificante.
Mi è stato contestato il fatto (non vero) di essere solo produttore di me stesso da parte di personaggi che in 35 anni di carriera non avevo mai sentito nominare, figure sconosciute al mondo della vera discografia. Professionisti non della musica ma dell'associativismo, molto più bravi a muoversi tra meandri e cavilli che a produrre successi.
Ho capito che la posta in gioco non è la dignità della musica ma l'accesso a piccoli/grandi vantaggi economici da parte di chi da questo atteggiamento può trarre l'unica via di sopravvivenza. E mi sono intristito.
Ecco perché ritiro la mia candidatura: la mia credibilità è ben superiore al mio bisogno. E non voglio sporcarmi".

 
 

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