I discografici controbattono a YouTube: 'Riveda le sue posizioni'

YouTube commette un grave errore di valutazione, bloccando la diffusione di video di artisti indipendenti come rappresaglia nei confronti delle etichette che rifiutano di accettare le condizioni unilaterali imposte per il suo imminente servizio di streaming a pagamento. Lo sostiene - come già aveva fatto nei giorni scorsi - anche l'associazione dei discografici inglesi BPI, cui aderiscono le tre major Universal Music, Sony Music e Warner Music ma anche piccole etichette come la Dramatico che pubblica i dischi di Katie Melua. "Crediamo sia sbagliato minacciare l'ostracismo nei confronti di certe indipendenti negando agli appassionati la facoltà di ascoltare la loro musica, e ad artisti ed etichette la possibilità di guadagnarsi da vivere grazie ad essa, solo perché non vogliono sottostare a un ultimatum del genere 'prendere o lasciare' ", ha commentato l'amministratore delegato della federazione Geoff Taylor. "In quanto piattaforma dominante nel settore del video online, YouTube/Google dovrebbe negoziare in modo equo e su tutta la linea con le indipendenti invece di usare in modo scorretto il suo potere".

Sul tema era tornata qualche ora prima anche Alison Wenham, amministratore delegato di WIN (Worldwide Independent Network): "Per dirla in breve", ha dichiarato in un comunicato il numero uno dell'organizzazione delle indies, "rifiutandosi di confrontarsi e di ascoltare le riserve espresse dal settore musicale indipendente YouTube commette un grave errore di giudizio sotto il profilo commerciale, dimostrando di male interpretare il mercato. Abbiamo provato, e proveremo di nuovo, ad aiutarla a capire quanto la musica indipendente sia importante per qualunque servizio di streaming e perché debba essere valutata di conseguenza. Gli appassionati desiderano un servizio che offra una gamma completa della musica disponibile: esattamente come fanno Spotify e Deezer, che hanno entrambe eccellenti rapporti con il settore della musica indipendente. Non permettendo ai suoi abbonati di avervi accesso, YouTube si mette nelle condizioni di fallire".

Il responsabile contenuti della società Robert Kyncl ha tuttavia dichiarato che il servizio partirà con un catalogo comprendente circa il 90 % della musica disponibile sul mercato: "Riconosciamo che un piccolo numero di etichette indipendenti possa avere le sue ragioni per acconsentire ai termini di YouTube, è nel loro diritto", replica la Wenham. "Ma si tratta di una piccola minoranza. La grande maggioranza delle etichette indipendenti di tutto il mondo sono dispiaciute dalla mancanza di rispetto e di comprensione mostrate da YouTube: una volta ancora la invitiamo a parlare con noi".

Le ultime stime elaborate da eMarketer calcolano in 7,2 miliardi di dollari il fatturato pubblicitario di YouTube nel 2013, il 28,6 % in più dell'anno precedente.

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