Comunicato Stampa: Verdena in concerto al Nautilus

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NAUTILUS
Presenta

VERDENA

Sabato 20 Marzo.

Superstrada Mi/Malpensa, uscita Casorate. Ore d'inizio 22.30 circa, costo del biglietto €. 12 compresa 1^ consumazione, infoline:0331/262061

A più di due anni di distanza dall'ultimo disco tornano in scena VERDENA con il loro terzo disco una raccolta di canzoni viscerali di nichilismo psichedelico e surreale caparbiamente rock

IL SUICIDIO DEI SAMURAI

Sono passati più di due anni dall'uscita dell'ultimo disco di Verdena, SOLO UN GRANDE SASSO.

Il secondo album della band, accolto con entusiasmo dalla critica, che ha fatto guadagnare al gruppo la stima di tutti e fa considerare VERDENA uno dei gruppi più credibili della scena italiana, era un disco “astratto”, etereo, risultato di un anno e mezzo di sperimentazione live, di una sorta di presa di coscienza da parte della band, delle mille possibilità del pentagramma e dell'utilizzo dei loro strumenti per raccontare un mondo puntiforme, pieno di nuovi colori e sentimenti. VERDENA, il primo disco (40mila copie vendute, uno degli esordi discografici italiani più fulminanti degli anni 90) era rabbia pura. IL SUICIDIO DEI SAMURAI è album di canzoni suonate in maniera viscerale, che, senza essere un ritorno al passato, è un disco tanto “diretto” e compatto quanto VERDENA. Una raccolta di canzoni in cui, ancora più che in SOLO UN GRANDE SASSO, l'universo sonoro è stato messo a fuoco e riconferma l'assoluta originalità della band nel panorama rock italiano. Il punto di svolta per raggiungere questo obbiettivo? L'autoproduzione. Il nuovo album infatti è stato scritto, prodotto, arrangiato e mixato in quello che era il “pollaio” e che oggi è diventato Henhouse Studio, uno studio di registrazione a tutti gli effetti, pensato da Alberto Ferrari (chitarra e voce della band), Luca Ferrari (batteria) e Roberta Sammarelli (basso) con strumenti rigorosamente analogici. L'autoproduzione ha permesso al gruppo di avere il controllo totale del suono, da sempre punto di partenza, di forza e originalità dei VERDENA. Autoproduzione, quindi, insieme a un ritorno alla forma canzone, sono i due punti fondamentali del nuovo album. Ma le novità non finiscono qui. .


VERDENA infatti non sono più in tre. A loro si è aggiunto Fidel Fogaroli, già tastierista nel tour di SOLO UN GRANDE SASSO, oggi a tutti gli effetti quarto elemento della band, che lo ha fortemente voluto con sè in fase di registrazione e arrangiamento dei brani per sviluppare ancora di più la ricerca sui suoni e ampliare il linguaggio della loro musica.

IL DISCO

Poetico e scurrile, ermetico e ruvido, sognante e incazzato, mix di nichilismo psichedelico e surreale, caparbiamente rock.

E' questo in sintesi IL SUICIDIO DEI SAMURAI. Disco che porta in sè l'incontenibile gioia (e allo stesso tempo il dolore) di essere vivi, di sentire la propria vita sulla pelle, in ogni istante, notte e giorno. Raccolta di canzoni che racchiude una dichiarazione consapevole della propria diversità, del proprio “non essere indifferente” al mondo e che sintetizza l'ansia folle di vivere. Ed è un'ansia che brucia, che corrode la pelle e le ossa, che fa rovistare senza paura tra le pieghe dell'anima, in cerca di una “verità che precipita” (da “Elefante”). Con l'ansia e l'angoscia “addosso” per la continua ricerca (di tutto e del contrario di tutto), si creano realtà parallele a quelle di un mondo che corre verso il niente (parola ricorrente nel disco, avverbio nichilista che fa da sedativo al dolore per le visioni di una realtà in caduta libera). Stesi su un cellophane (come in “Balanite”), si cerca di commentare i giorni, guardarli, dargli un perchè, anzichè lasciarli scivolare via. E poi si scolpiscono, tramite devastazioni rock, altre realtà parallele, imperi blu (da “Elefante”) che non si allineano a un mondo dove “la gente lucida non pensa più a niente” (da “Farfisa”). Si delinea un mondo a parte, in cui si rifiuta l'aggressività, da cui ci si scopre a guardare “un cristo che sanguina e . guarda con rabbia” il nostro mondo (da “Phantastica”). Un mondo in fiamme (raccontato dal rock incandescente della band) e schizofrenicamente acquatico, fatto di gocce, molecole, pioggia che cade, oceani che dividono. Un mondo dove i Verdena ancora una volta pensano un disco diverso, che riconferma l'evoluzione continua della band e in cui ci si concentra sulle parole, non più solo suoni complementari al monolite rock del gruppo, ma racconti “distorti” di un mondo “diverso”. .

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