Focus sul Brasile: l’evoluzione di un’industria discografica

Focus sul Brasile: l’evoluzione di un’industria discografica

Con i Mondiali di calcio 2014 il Brasile è, ovviamente, sotto i riflettori di tutti i media – e lo resterà ancora per i due anni seguenti, visto che nel 2016 ospiterà le Olimpiadi (dal 5 al 21 agosto 2016).
In questo frangente sembra appropriato dare uno sguardo analitico all’industria musicale brasiliana, con l’aiuto di alcuni addetti ai lavori tra cui Luciana Pegorer (Managing Director, ABMI), Marcelo Soares (CEO, Som Livre) e Robert Singerman (N. America director del Brazil Music Exchange).
I commenti e i pareri sono stati raccolti durante un episodio di Digital Music Trends – che potete trovare embeddato a fine articolo.

Le indie
Som Livre è la indie più grande in Brasile, nonché l’unica in grado di competere ad armi pari con le major sul mercato. Il CEO Marcelo Soares, parlando dell’industria musicale brasiliana spiega: “Abbiamo iniziato 45 anni fa per pubblicare soprattutto colonne sonore e compilation legate a programmi tv, ma negli ultimi anni, con il calo di importanza delle major in Brasile e il declino di vendite delle compilation, abbiamo avuto necessità di diventare una label tradizionale. Abbiamo iniziato a costruire un roster e ora abbiamo sicuramente il ventaglio più interessante di artisti brasiliani”.
La Delira Musica è nata nel 2003. La fondatrice Luciana Pegorer spiega: “Ero label manager alla Warner per i generi classica e jazz. Quando hanno iniziato a ridimensionare alcuni dipartimenti per concentrarsi sul pop e gli artisti internazionali, ho capito che c’era un’opportunità per fondare la mia compagnia che pubblicasse cd, ma anche per organizzare concerti e tour per i generi di classica e jazz. [...] In Brasile c’è una normativa per cui le aziende possono avere deduzioni fiscali se si occupano di musica classica e jazz music, quindi è facile trovare sponsor in questo ambito [...]. Prima del 2000 il mercato brasiliano era dominato dalle major, ma quando le cose hanno iniziato a collassare le indie hanno preso piede. Il ruolo delle major è diventato piuttosto quello di distribuire i cd, invece che produrre la musica".

Entrambe queste storie mostrano come il declino degli investimenti della major in Brasile, a inizio degli anni Duemila, abbia facilitato la crescita del settore indipendente.

L’evoluzione del mercato digitale
Secondo Marcelo Soares il mercato digitale in Brasile è ancora arretrato: “Qui iTunes è arrivato nel 2011, otto anni dopo che negli USA. E 14-15 anni in ritardo se pensiamo all’uscita di Napster. C’è un’intera generazione di ascoltatori abituati a prendersi la musica gratis, non perché la volessero così, ma perché non avevano modo di comprarla”.
Soares sottolina anche: "iTunes è qui da due anni e mezzo, ma non è ancora disponibile il pagamento in moneta brasiliana. Ci vuole una carta di credito internazionale per pagare in dollari americani. E meno del 5% della popolazione ha accesso a questo strumento".
Anche Luciana Pegorer la pensa come Soares e parla di “generazione perduta” di consumatori che non sono abituati a pagare per la musica e pensano che debba essere gratuita.

Streaming
L’ingresso di Spotify sul mercato della musica in streaming è stato accolto positivamente. Però al momento l’unico servizio che permette di pagare in moneta brasiliana (il Real) è Deeper e questo dona un grande vantaggio rispetto a Spotify, Rdio e gli altri competitor.
Data l’alta densità di possessori di cellulare in Brasile, i servizi musicali in bundle offerti dagli operatori sono piuttosto importanti. TIM si è alleata con Muve Music nel 2013, mentre Telefonica utilizza Napster come servizio per lo streaming.
C’è comunque, come spiega Soares, c'è un problema tecnico legato al fatto che i segnali telefonici per il mobile in Brasile sono ancora piuttosto deboli, per cui è difficile ascoltare musica in streaming se non si è connessi a una rete wi-fi.

Licensing e catalogo
Luciana Pegorer spiega che i servizi internazionali di streaming devono avere a che fare, in Brasile, tanto con le major che con le indie perché molti dei prodotti del mercato locale sono in mano alle indie. Dice anche che le indie raramente trattano in maniera diretta con questi servizi e si affidano piuttosto al licensing attraverso una terza parte (aggregatori come The Orchard o Believe Digital).
Soares spiega anche: "C’è comunque un grosso problema legato al licensing di contenuti locali. [...] Se vai a vedere le pagine iniziali della maggior parte dei servizi non ci troverai molto legato al Brasile. Per cui il problema è che le major hanno più peso nel negoziare coi servizi quote minime di visibilità e mercato".
La Pegorer sottolinea come i servizi di streaming debbano confrontarsi direttamente con gli editori musicali, ma siccome molti non hanno l’infrastruttura necessaria per ricevere il denaro dai servizi di streaming, finiscono per perdersi una fonte di introito.
Aggregatori come Believe e The Orchard hanno quasi il 90% della distribuzione per le indie più piccole, mentre altre compagnie come Som Livre hanno accordi diretti con molti dei servizi in in questione.

L’anomalia brasiliana: l’importanza dei video musicali
In Brasile il mercato è sensibilissimo alle vendite di video musicali. Soares spiega: “Ci sono diue principali fonti di introito per i video. Il Brasile ha il mercato più forte al mondo per i dvd musicali. L’anno passato il 45% delle vendite di supporti fisici nel mercato musicale era costituito da dvd musicali. Il pubblico sembra molto legato all’esperienza visiva. Poi c’è YouTube, che è diventato una buona fonte di revenue per le label brasiliane, più di iTunes”.

Testi e contesti
Il portoghese non è una lingua molto diffusa nel mondo ed è importante fare in modo che i testi degli artisti brasiliani siano compresi anche da chi non lo parla. Robert Singerman nel 2008 ha iniziato a lavorare a un progetto per renderli comprensibili a un pubblico diverso, internazionale, includendo traduzioni nei cd. Questa mossa è fondamentale per allargare l’audience e rendere intelligibile – per tutti – il contesto brasiliano.

Impatto dei Mondiali 2014 e delle Olimpiadi 2016
Singerman a proposito dell’attenzione mediatica dovuta ai Mondiali spiega: "C’è più interesse verso il Brasile grazie ai Mondiali e alle Olimpiadi; grossi marchi e compagnie hanno iniziato a interessarsi ed è chiaro che il Brasile è un grande giacimento di stili e artisti poco noti fuori dai suoi confini".
La Pegorer aggiunge: "I Mondiali sono un evento commerciale e hanno bisogno di musica commerciale. Ma ci sono state buone occasioni, in questo campo, anche per le indie brasiliane. [...] L’effetto è in generale positivo”.
In effetti Claudia Leitte, che canta con Jennifer Lopez e Pitbull l’inno ufficiale della coppa del Mondo, è un’artista della Som Livre. “La Sony aveva bisogno di un’artista brasiliano da aggiungere all’inno dei Mondiali”, spiega Soares, “e ha deciso che Claudia era la scelta migliore”.

Conclusioni
Il mercato musicale brasiliano è in un momento di cambiamento. I supporti fisici sono in declino, ma il mercato digitale ha iniziato a muovere i primi passi da poco e non è ancora in grado di ammortizzare quel declino.
Più di un decennio in cui non era possibile acquistare legalmente musica online, i consumatori si sono abituati a non pagare, ma l’industria sembra ottimista sulla chance di rieducare il pubblico.
Il licensing di contenuti è ora meno difficoltoso grazie ad aggregatori come The Orchard e Believe, che aiutano le indie diffondere i loro prodotti a terze parti.
In Brasile l’80% del mercato è dominata da artisti locali e c’è preoccupazione per il poco spazio concesso da servizi come Spotify a queste realtà.
Con i Mondiali e le Olimpiadi, poi, il Paese potrebbe incrementare l’esportazione musicale e la diffusione internazionale di artisti locali, ma la sfida più grande resta quella di uscire da un decennio di vendite in declino per l’industria musicale.

[Andrea Leonelli]


 

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