Stylophonic: 'La house è la mia vita, il disco pop era una scheggia impazzita'

Stylophonic: 'La house è la mia vita, il disco pop era una scheggia impazzita'

Giuliano Sangiorgi, stavolta, non c'è. E neppure Samuel dei Subsonica, Irene Grandi o Caparezza. Il messaggio è chiaro: chi, dopo "Boom!", si aspettava uno Stylophonic sempre più avviato sulla strada della "contaminazione" con il pop e la canzone italiana aveva preso una cantonata. Il nuovo album "Jam the house", appena uscito in varie configurazioni per la Carosello, contiene invece ciò che il titolo promette: musica house, cantata o strumentale, ma tutta da ballare. "E' la naturale continuazione dei miei primi due dischi, album dance che contenevano forse divagazioni più eclettiche e avevano un accento meno marcato sul mio genere di riferimento", spiega a Rockol Stefano Fontana (il vero nome del dj/produttore milanese). "Stavolta, invece, ho voluto fare un album che rispecchiasse esattamente quel che suono ogni sera in discoteca. A parte due cose un po' più eccentriche come 'Girlzzz' e 'Buddy', brani dal potenziale appeal radiofonico e con un taglio più trasversale: lì dentro ci sono i bassi spinti della house ma anche la voce".

E che voce, specie nel secondo caso (una rielaborazione di un classico firmato Duke Ellington): quella straordinaria e inconfondibile di Nina Simone. "Non era affatto scontato che la famiglia mi garantisse l'approvazione, ma per fortuna il pezzo è piaciuto e hanno acconsentito: mi sento un privilegiato. In ogni disco che ho fatto finora ho sempre cercato di includere un pezzo che uscisse un po' dalle regole. Nel primo c'era if 'Everybody in the world loved everybody in the world', con un sample di Della Reese; nel secondo 'Pure imagination', dove campionavo Lou Rawls.... Stavolta volevo un pezzo da ballare, con i bassi 'grossi' e molto in stile UK, ma caratterizzato da una voce particolare. Dal mio editore, la Sony/ATV, mi sono fatto mandare tutto il catalogo jazz, ho ascoltato molte cose e quando ho sentito 'Hey, Buddy Bolden' di Nina Simone mi sono sentito ispirato a costruirci intorno un pezzo. Sono orgoglioso del risultato: nella mia produzione quello resterà un pezzo chiave perché unisce la sua incredibile vocalità jazz alle sonorità bass house che suono da quando quel genere musicale nacque a Chicago nella metà degli anni '80. Rendere plausibile quella commistione non è stato così semplice". "Girlzzz", invece, ha una storia più semplice: "Ho voluto fare un pezzo funk, ma sempre di matrice house: ho immaginato un mix tra i beat che Todd Terry produceva a fine anni '80 e la musica electro antecedente alla house, quando Afrika Bambaataa a New York ed Egyptian Lover a Los Angeles sperimentavano sonorità destinate ai club. Di quest'ultimo ho scovato un pezzo con un 'hook' vocale molto forte: gli ho fatto ascoltare la mia versione, gli è piaciuta e anche in questo caso il permesso di utilizzarla è arrivato immediatamente. Mi piace pensare che la gente possa ricordarsi anche di un brano underground come questo, magari canticchiandone il ritornello".

"Radici" e sperimentazione, passato e presente: è questa dunque la ricetta di "Jam the house"? "Non posso sfuggire al fatto che ho 43 anni e che ho vissuto in prima persona la nascita e lo sviluppo di quel genere musicale. E' una storia che mi appartiene, ma grazie alle nuove tecnologie ho rimesso in discussione la mia metodologia produttiva. Da due anni a questa parte ho cambiato tipo di sequencer, lasciando il Logic per l'Ableton che ti porta a fare cose completamente diverse. Per quanto datato, il genere che adoro è tornato di moda tra le nuove generazioni: quando nei miei dj set metto dischi del '92 i ragazzi di vent'anni mi si avvicinano per sapere dove ho preso quei pezzi immaginando siano promo di cose ancora non uscite...Grazie a gente come i Disclosure, che sono stati capaci di traghettarla nel pop con un disco bellissimo, la deep house degli anni '90 è nuovamente di attualità. Era un tipo di musica molto organico e ritmico, sexy e pieno di spazio. La chiamavano underground, ma può piacere anche al grande pubblico grazie al mix particolare di voci, strumenti e ritmi in 4/4 da ballare. Artisti come Riva Starr, Justin Martin e Cats And Dogs di quel genere rappresentano un'evoluzione, capaci di contestualizzarlo nel momento storico che stiamo vivendo".

L'aggiornamento del sound, nel caso di "Jam the house" passa per il coinvolgimento nel disco di "giovani produttori italiani che hanno già fatto esperienza all'estero e di cui apprezzavo i lavori. 'South wax', per esempio, è una collaborazione con Blatta & Inesha, due dj di Catania molto famosi in America. E poi ci sono i Doomwork, i Minicoolboyz.. Clod, un giovane e bravissimo artista milanese. Capcom, che vive a Brooklyn. Ruben Mandolini, che pubblica dischi per la Snatch! Records di Riva Starr. E Federico Grazzini, dj al Cocorico che è anche titolare di una serata importante a Ibiza. Assieme abbiamo fatto cinque o sei tracce, mi piaceva l'idea di realizzare un progetto collettivo: un po' come era accaduto con 'Boom!', anche se stavolta in un ambito musicale completamente diverso".

A proposito: ci potrà mai essere un secondo capitolo? "Non credo. Quella resta una scheggia impazzita, nell'arco della mia produzione. L'ho fatto per vedere che cosa poteva succedere e sono orgoglioso del risultato. Come produttore, chissà...dovessi trovare un giovane che mi entusiasma, ci farei un pensierino. Ho prodotto Bugo, Meg e Jovanotti, che è un amico e un artista che stimo moltissimo. Ovvio che quando mi chiese di collaborare a 'Buon sangue' mi ci buttai a capofitto. E credo che con 'Tanto³' abbiamo realizzato qualcosa di inedito: a mia memoria una bassline così, ottenuta con il Roland TB 303, in un pezzo pop italiano non si era mai sentita prima. Già allora avevo un tarlo in testa che mi suggeriva di fare un disco con tanti cantanti diversi. Ci ho messo otto anni a realizzarla, ma dopo quel disco è uscito 'Baby BeatBox', un pezzo di musica elettronica che ha avuto molto successo nel mondo e che è molto più vicino alle sonorità di 'Jam the house'. E' nel dna del produttore mettersi a fare ogni tanto delle cose diverse, e se non avessi fatto 'Boom!' non avrei fatto neanche'Jam the house' ".

Dj, "sound designer", ideatore di musiche per campagne pubblicitarie e ora anche personaggio televisivo (nel talent show di Sky "Top DJ") Stylophonic è un artista eclettico che ci tiene a delimitare il suo territorio. "Non sono un dj techno, anche se adoro quel genere. E non ho nulla da spartire con l'EDM, anche se davanti a gente come il mio amico Benny Benassi, Calvin Harris e Bon Sinclar mi tolgo il cappello. Tutti i dj, in fondo, nascono con un'idea in testa: quella di spezzare le regole preesistenti. Con i break sui pezzi disco, con le le versioni extended delle canzoni pop da suonare in discoteca, infine con i campionamenti. Da allora vale tutto. E' corretto usare i codici di un genere musicale, ma bisogna farlo alla propria maniera. E' lì che un produttore fa la differenza".

E Top DJ, che esperienza è stata? "Mi è piaciuto partecipare perché quello è un talent show che rispetta la figura del dj. Riesce a far capire a chi segue da casa che anche in questo campo ci vogliono professionalità, disciplina e rigore come in qualunque altro lavoro. Ho accettato subito di partecipare perché me lo aveva chiesto Pierpaolo Pieroni, ideatore del format insieme a Francesco Lauber. Lo conosco molto bene, è una persona con un talento fuori dal comune e mi sono fidato di lui. E poi c'erano Albertino e Lele Sacchi, non potevo sperare in colleghi migliori!".

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.