Miley Cyrus, la recensione dello spettacolo di Milano

Miley Cyrus, la recensione dello spettacolo di Milano

“Mamma, cos’è quello? Quel coso rosa?”
“E’ un buttplug, tesoro”
“E a che serve, mamma?”
“Te lo spiego un’altra volta, cara”.



Il dialogo è inventato, ma non inverosimile: giacché ieri sera, al Forum di Assago, Milano, erano tantissime le ragazzine – con gli obbligatori shorts, spesso su gambe inadatte a indossarli – accompagnate dalle mamme ad assistere allo spettacolo di Miley Cyrus (ed erano numerosissimi, al termine – intorno alle 23 – i genitori ad attendere fuori dal palazzetto le proprie figliole).
E un buttplug (cliccate qui se non sapete cos’è) è apparso davvero, gigantesco, fra gli oggetti diversi raffigurati nel video che ha accompagnato “My darling”, quarto brano della setilist.
Del resto, di allusioni – oddio, allusioni: espliciti riferimenti, meglio – sessuali è stato ampiamente punteggiato lo spettacolo di ieri sera; che, forse, non era propriamente adatto al pubblico in gran parte minorenne e di sesso femminile (foltissima anche la rappresentanza gay) che ha caratterizzato verso l’acuto lo spettro sonoro delle urla e delle acclamazioni che hanno salutato la performance della tanto chiacchierata ragazzona americana. E lo spettacolo si è chiuso, infatti, con Miley che durante la festosa “Party in the USA” ha mimato un pompino a un ballerino travestito da Abramo Lincoln. Prima di questo, tutto il già ben noto repertorio di toccamenti del pube, sculaccioni alle ballerine, gambe spalancate, condito da frequenti “fucking”, riferimenti alla marijuana, e in generale tutto l’immaginario visuale che sta rendendo Miley un’icona del 2014.

Per non fare la figura del bacchettone che non sono, però, voglio aggiungere che il tono generale della faccenda è sempre coloratissimo, allegrissimo, ultrapop; il che in un certo senso rende quasi (“quasi”) innocente la messinscena, trasformandola in una specie di sogno iperrealistico che mescola pupazzi di peluche e nane ballerine, lingue trasformate in scivoli e cartoni animati, fino a citare (non so quanto involontariamente) il finale di “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick quando Miley s’invola a cavalcioni di un hot dog, così come il maggiore T. J. "King" Kong (Slim Pickens) cavalca la bomba nucleare che è riuscito manualmente a sganciare dalla pancia del suo B-52.
Del resto all’insegna della mescolanza è stata anche la scaletta dello spettacolo, che ha alternato canzoni del repertorio della Cyrus con cover sorprendenti e rischiose; non solo la “Lucy in the Sky With Diamonds” che Miley ha recentemente cantato con i Flaming Lips, ma anche – nel set acustico allestito a sorpresa sotto la tribuna di fronte al palcoscenico – gli Smiths di “There is a light that never goes out”, la Dolly Parton di “Jolene” e la Lana Del Rey di “Summertime sadness”.
Già: ma come canta Miley Cyrus? Molto bene, davvero – e davvero dal vivo. D’altra parte la scuola Disney è una scuola severa, e ne esce gente preparata. Poi, certo, il risultato dipende dalle canzoni: che non sono tutte buone canzoni, va detto, con un paio di eccezioni (soprattutto nei brani lenti, come l’ottima “Wrecking ball” e la già citata “My darling”). Per quel che conta, s’intende: ché quello di Miley è soprattutto uno show, che fra palloncini, laser, fumi, proiezioni, stage props (esilaranti i “costumi” da spinello e da Monte Rushmore, di grande effetto il lettone oversize e il cagnone gigante di “Can’t be tamed”) ha principalmente lo scopo di divertire e sorprendere il pubblico. La Cyrus non si risparmia, cambia d’abito più volte – sempre affidandosi, di base, alle tutine sgambatissime che ne mettono in evidenza il fisico tonico e slanciato – e arringa il pubblico (che, anche per via dell’accento del Tennessee della ragazza, non afferra del tutto il senso delle sue frasi) senza risparmiarsi.
Serata festosa, dunque, e all’insegna della spensieratezza (sottolineata dalla coincidenza della data con quella della chiusura dell’anno scolastico). Per spiegare alla figlia che cos’è precisamente un buttplug ci sarà tempo nei prossimi giorni.

(fz)


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