UK, l'associazione delle major appoggia le indies nella battaglia contro YouTube

UK, l'associazione delle major appoggia le indies nella battaglia contro YouTube

Le major discografiche inglesi associate alla British Phonographic Industry (BPI) appoggiano pubblicamente la battaglia delle etichette indipendenti contro YouTube, accusata di volere imporre unilateralmente condizioni economiche giudicate insostenibili per le licenze relative al suo imminente servizio di streaming musicale.

La BPI, cui aderiscono anche indies importanti come Infectious (Alt-J. Temper Trap, Local Natives) e Dramatico (Katie Melua), ha riconosciuto - per bocca del suo amministratore delegato Geoff Taylor - che YouTube rappresenta "un partner essenziale per tutte le etichette e gli artisti britannici". "Crediamo sia di vitale importanza che tutte le indipendenti abbiano accesso alla sua piattaforma e che non debbano essere ingiustamente svantaggiate nel farlo", ha spiegato Taylor al settimanale Music Week. "Un settore indipendente in salute è cruciale per il successo complessivo della musica britannica. Di conseguenza appoggeremo con vigore la campagna che mira a un accesso equo da parte degli indipendenti e chiediamo a YouTube di dimostrare il suo rispetto e apprezzamento nei confronti della musica indie".

Guidata dalle associazioni di categoria WIN e Impala, tale campagna si è ora concretizzata in una richiesta di intervento da parte del commissario europeo alla Concorrenza: secondo i ricorrenti, infatti, il comportamento di Google e di YouTube equivale nella circostanza a un abuso di posizione dominante.

A far sentire la propria voce - sul versante italiano - è stata anche la PMI, l'associazione Produttori Musicali Indipendenti: "Senza l’apporto della musica indipendente, tutti i servizi di streaming saranno inevitabilmente penalizzati, perché privi di una quota fondamentale del mercato musicale", ha dichiarato il presidente onorario Dori Ghezzi, "Le nostre aziende devono vedere la loro musica su tutti i servizi di streaming, poiché non è da sottovalutare che è anche una fonte di reddito importante, per gli Artisti, le aziende stesse e tutti coloro che si occupano di musica. Tale opportunità però non va scambiata per completa subordinazione ai colossi come Google: non è possibile accettare compensi inferiori a quelli offerti alle multinazionali o a quelli che già si ricevono da servizi equivalenti". "Non è accettabile il fatto che certi termini percentuali commerciali fondamentali non siano negoziabili dagli indipendenti come lo sono per le multinazionali", le ha fatto eco il presidente Mario Limongelli, "A questo si deve anche aggiungere che quello che propone Google per questo nuovo servizio streaming, usufruibile per il tramite della piattaforma YouTube, è al di sotto dello standard offerto da altri operatori per servizi analoghi".

Secondo le indiscrezioni circolate fino ad oggi, per il suo servizio di streaming in abbonamento la piattaforma avrebbe concordato un anticipo complessivo di circa 1 miliardo di dollari da spartirsi tra le major Universal, Sony Music e Warner, riservando agli indipendenti. Tali accordi escludono tuttavia gli associati a WIN e ad altre organizzazioni di categoria, che rappresentano artisti come Adele, White Stripes, Radiohead, Arctic Monkeys, Franz Ferdinand, Prodigy e molti altri.

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