Universal, ufficiali i nuovi incarichi a D'Alessandro e Battaglia

E’ finalmente ufficiale il nuovo assetto organizzativo di Universal Music Italia, dopo la “svolta” del novembre scorso quando si consumò (vedi News) il divorzio dai tre executive Graziano Ostuni, Enrico Leonardelli e Carlo Galassi. Da quel giorno ha cominciato a prendere forma il nuovo progetto di Piero La Falce, presidente e amministratore delegato della società: che prevedeva lo smembramento della divisione pop del gruppo (in precedenza diretta da Ostuni) in due reparti distinti, internazionale e locale, oggi rispettivamente affidati alla responsabilità di Massimo Battaglia (ex direttore vendite) e di Paolo D’Alessandro (già vice president marketing internazionale alla Roadrunner olandese), il quale assume anche il ruolo di responsabile per l’A&R e la funzione artistica.
I due nuovi top manager (che provengono dalla stessa scuola: la “indie” napoletana Flying Records, oggi scomparsa) si aggiungono dunque ai “confermati” Marco Blasi (chief financial officer), Nino Rossi (direttore commerciale), Marco Zischka (direttore della divisione Strategic Marketing) e Mirko Gratton (direttore divisione Classica e Jazz) nel team dirigenziale di primo livello che riporta direttamente a La Falce. “Ci siamo trovati nella necessità di operare un ridimensionamento, a fronte di un mercato che non reggeva più il mantenimento di certe strutture”, ha spiegato a Rockol il presidente Universal. “Tagliare posizioni, però non era sufficiente, e c’era il rischio di innescare una catena senza fine. Il mio compito è anche di ricercare una maggiore efficienza, individuando le persone più adatte e motivate a ricoprire certi ruoli”. “Il nodo della ristrutturazione”, spiega La Falce, “consisteva nella separazione del repertorio ‘domestic’ da quello internazionale: tenerli accorpati in un’unica divisione che si occupava di marketing e di promozione significava carichi di lavoro eccessivi e un elenco di priorità che diventava spesso ingestibile. L’altro punto cruciale era l’attribuzione della direzione artistica alla divisione locale: che d’ora in poi si occuperà direttamente della ricerca di nuovi talenti, della firma di nuovi contratti, dello sviluppo di artisti anche all’estero senza dover passare la palla ad un team differente che si occupa solo di marketing e di promozione. L’obiettivo è quello di rendere più diretto e immediato il flusso di informazioni e la rete di rapporti all’interno di ciascun reparto; tagliare una serie di posizioni intermedie ci ha permesso di creare una struttura più lineare, asciutta, essenziale”. Battaglia e D’Alessandro sono dunque i “capitani” di due squadre più “corte” (dieci product manager con responsablità di marketing e promozione nella divisione internazionale; altrettanti gli addetti al “locale”, con incarichi nel marketing, nella promozione e nell’A&R).
Questo il nuovo organigramma: e il piano iniziale, spiega La Falce, prevedeva che Ostuni restasse nel gruppo. “Gli avevo proposto la direzione dell’internazionale, ma si è sentito sminuito e non ha accettato”. Ma perché affidare proprio ad un manager con esperienza maturata principalmente all’estero la responsabilità del repertorio locale? “Non volevo andare a fare ricerca in altre aziende italiane”, risponde La Falce. “Paolo lo conoscevo bene, dato che la Roadrunner è gestita e controllata al 50 % da Universal sul mercato internazionale. Mi è sempre sembrato una persona capace e giustamente ambiziosa, e mi piaceva l’idea di dare una nuova opportunità ad un uomo nuovo, per quanto di esperienza. Anche la nomina di Battaglia rientra in questa logica”.
I due interessati confermano. “La Universal non scova nuovi talenti da troppo tempo, e questo sarà uno dei miei compiti”, dice D’Alessandro a proposito del nuovo incarico. “Anche se ho vissuto a lungo in Olanda, non ho perso di vista la realtà musicale italiana. Ho il vantaggio, credo, di avere orecchie fresche, e una totale estraneità al giro dei soliti nomi e dei soliti team di produzione. Occuparsi di marketing a livello centralizzato, come facevo in Roadrunner, mi ha sempre tenuto a stretto contatto con gli artisti e il lavoro di A&R”. “Anche noi vogliamo lanciare artisti nuovi, utilizzando strumenti nuovi come il marketing virale e gli street team per lavorare il repertorio che ci arriva dall’estero”, aggiunge Battaglia. “Abbiamo suddiviso il repertorio internazionale”, spiega, “in tre macrogruppi: uno comprende le etichette americane, Interscope-Geffen-A&M, Def Jam e Motown; un altro le etichette inglesi, Island, Mercury e Polydor; mentre un terzo gruppo comprende Roadrunner e il repertorio che arriva dal resto del mondo: il tutto gestito con pochi filtri, e con collegamenti stretti tra marketing e promozione”.
La ristrutturazione segue ad un anno piuttosto nero per Universal, con un Natale, in particolare, a digiuno di hits. “E’ vero, il 2003 è stato il nostro anno peggiore”, ammette La Falce. “Abbiamo perso qualche punto di market share, ma abbiamo pur sempre il 24 % del mercato. Restiamo i leader di mercato: e se fossero usciti l’anno scorso, com’era previsto, Zucchero e U2 ci sarebbero bastati da soli a superare il budget. Ora siamo pronti a riconquistare le nostre posizioni abituali, intorno al 28 % e oltre: il piano di uscite 2004, dopo Biagio Antonacci, prevede Zucchero, Raiss, Francesco Renga, e forse Alex Britti, per il repertorio locale; più U2, Eminem, Lionel Richie, Stevie Wonder, Bryan Adams, Elton John, Mark Knopfler e 50 Cent sul versante internazionale”. E se la crisi dovesse mordere ancora più che in passato? La Falce è moderatamente ottimista: “Io sono convinto che il mercato discografico si stabilizzerà almeno per i prossimi due-tre anni: e questo è già un dato positivo. La pirateria ha indotto nei consumatori l’idea che i dischi costano troppo, allontanandoli dai negozi che conseguentemente sono entrati in crisi. Il problema non è solo l’erosione delle vendite, ma il restringimento della distribuzione: per questo abbiamo deciso di portare i dischi nelle edicole e di aprire canali alternativi come le tabaccherie e gli uffici postali, di sostenere i rivenditori tradizionali con promozioni e campagne e di tentare esperimenti come quello di Antonacci (vedi News). Qualità, prezzo e distribuzione ci dovrebbero permettere di reggere all’urto della pirateria e della crisi, in attesa che le nuove tecnologie imprimano la svolta sperata al mercato”.
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