NEWS   |   Industria / 26/02/2004

Mazza (Fimi) e Rockol: faccia a faccia su Sanremo (2)

Mazza (Fimi) e Rockol: faccia a faccia su Sanremo (2)
Seconda parte del faccia a faccia tra Enzo Mazza, direttore generale della Fimi, e Franco Zanetti, direttore di Rockol, sul festival di Sanremo (e tutto quel che gli gira intorno). La prima parte del dibattito è stata pubblicata da Rockol ieri, mercoledì 25 febbraio. La terza e ultima parte sarà on-line domani

Zanetti. Dunque: vi fa piacere che qualcuno sottolinei che Sanremo non fa più vendere dischi. Ma intanto avete continuato ad andarci fino a ieri, al festival. Dire queste cose oggi è come piangere sul latte versato.

Mazza. E' vero. Grave è stato aver detto basta a questo stato di cose già due anni fa e poi essere tornati sui nostri passi.

Zanetti. Però sono almeno dieci anni, se non quindici, che sappiamo che il festival di Sanremo è televisione e non è più musica…

Mazza. Per questo avevamo proposto alla Rai una convenzione che, a partire dal 2005, ci avrebbe permesso di elaborare con calma un progetto che tenesse conto anche degli interessi dell'industria. Ci è stato risposto di no, e abbiamo agito di conseguenza. Che poi il festival di quest'anno vada bene o vada male, negli ascolti televisivi, è un altro discorso. Ricorderai che abbiamo partecipato a edizioni con un'audience di 15 milioni di telespettatori: eppure le case discografiche si lamentavano lo stesso dei risultati di mercato. Non è che l'industria si sentirà sconfitta, se il festival farà grandi ascolti.

Zanetti. Ti rivolgo una domanda secca: Per quale motivo la Rai dovrebbe tener conto degli interessi dell'industria discografica?

Mazza. Sono sempre stati loro a volerci al tavolo delle trattative. Fino a quest'anno…

Zanetti. Se fossi io nei panni di un dirigente Rai, vi direi: proveremo a tener conto delle vostre esigenze, a patto che vi mostriate disponibili nei nostri confronti. Nel momento in cui ci chiedete dei rimborsi spese diventate dei semplici fornitori, e allora il festival ce lo facciamo come pare a noi.

Mazza. E infatti io credo che questo sarà un anno chiave, per Sanremo: cambieranno completamente, d'ora in poi, i meccanismi di relazione con il festival. Tanto l'organizzazione sarà disposta a pagare, tanti artisti avrà in cambio: mentre in passato, per effetto della convenzione, le star ospiti venivano rimborsate in maniera persino ridicola rispetto alla prestazione svolta. Lo si è visto già nell'edizione di quest'anno: se si vogliono i grossi nomi sul palco, bisogna pagarli. Si scopre finalmente che per avere un grande artista musicale bisogna pagare quanto si è pagato in passato per far leggere una poesia stupida a Sharon Stone. Oggi portare George Clooney o una grande star del pop ha più o meno gli stessi costi, e io lo vedo come segnale positivo, per il futuro dei rapporti tra Sanremo e industria musicale. Senza dimenticare che la televisione non è più così centrale nella vendita dei dischi, e che il modello promozionale tradizionale non vale più. Era già così in passato, dici? E' vero: ma è già positivo che quest'anno l'industria risparmi un milione e seicentomila euro tra alberghi e ristoranti, senza contare i costi di registrazione di dischi che inevitabilmente non vendevano e ingolfavano i negozi…

Zanetti. E' questo “inevitabilmente” che continuo a non capire. Sembra che per anni le case discografiche si siano comportate come i lemmings, i roditori che vanno incontro al loro destino suicida. Ma allora perché non lo lasciate perdere, il Festival? Perché non vi occupate sul serio di qualcos'altro?

Mazza. E' quel che ho detto all'inizio: ogni giorno mi tocca di dover replicare a qualcuno, sui giornali. Ad un quotidiano, un partecipante al festival di quest'anno ha dichiarato di recente che la Fimi non va a Sanremo per ripicca dopo l'esclusione dei suoi artisti dalle selezioni. Questa è disinformazione, e non può essere lasciata passare come se niente fosse.

Zanetti. Se siamo qui a dire che i giornalisti sono spesso degli incompetenti, diciamolo pure: io stesso detesto la corporazione alla quale appartengo. Ma voglio tornare sul discorso del festival: ci vado dal '78, e se c'è una cosa che mi sembra funzionare, almeno sulla carta, in questa edizione, è che ci sono meno cantanti e meno canzoni. Non facciamo finta di non sapere che tutti gli anni bisognava allargare la rosa per far posto a due giovani o a due big in più. Pippo Baudo era un maestro in questo. Ma il sovraffollamento del cast era anche una risposta alle esigenze dell'industria, un tentativo di accontentare un po' tutti…

Mazza. Non c'erano solo i discografici, da accontentare. C'erano i politici, gli amici… C'era lo scandalo dell'accesso privilegiato, e infondato dal punto di vista industriale, dei quattro artisti selezionati dall'Accademia della Canzone. E' una battaglia che risale a tanto tempo fa. Oggi sembra che l'industria voglia fare la guerra a questa Rai e a Tony Renis, invece tutto risale ai tempi di Zaccaria e di Celli, che non ci vollero neppure ricevere. Ricordi quando Pojaghi (il presidente Fimi), al tavolo della conferenza stampa, disse che Sanremo rischiava di far la fine del Salone dell'auto di Torino?

Zanetti. Capisco: resta il fatto che per chi guarda la Tv e legge i giornali la guerra è tra industria discografica e Tony Renis. Credo che lui abbia fatto una mossa giusta, quando in occasione della prima conferenza stampa del festival lanciò un ultimo invito alla Fimi…

Mazza. Però c'è un pezzo mancante in questo puzzle, e riguarda un aspetto molto sgradevole dei rapporti con Rai. Mi riferisco alla vicenda degli Italian Music Awards e alla conferenza stampa in presenza di RaiDue, che dopo tre giorni cancellò l'evento dal palinsesto…A quel punto diventa difficile ricucire i rapporti come se nulla fosse.

Zanetti. Se negli anni passati il meccanismo di scambio su Sanremo è sempre stato, come sappiamo, tra ospiti e artisti in gara, trovo giustificato che la Rai cancelli gli Awards una volta preso atto che la Fimi non va al festival: non sarà carino, non sarà elegante, ma è normale.

Mazza. Bene. Ma allora perché continuare a dire che è Fimi che boicotta, che interviene presso le case madri negli Stati Uniti per ostacolare gli organizzatori e così via? Sembra che i nemici del festival siamo noi.

Zanetti. Ma da cosa può nascere questa presa di posizione dei giornalisti? Dal fatto che sono corrotti, che sono ignoranti, che hanno altri interessi? E' perché ricevono regali o minacce, perché la Rai è più forte di voi? Ci sarà pure una ragione…

Mazza. Non lo so. So però che alla fine l'aspetto spettacolare e di costume prevale sempre. Il pubblico si interessa agli aspetti di contorno. Così io rilascio interviste sul futuro della musica on-line e poi mi ritrovo l'inevitabile titolo sul festival, perché en passant il giornalista mi ha chiesto un commento.

Zanetti. Questo è sempre successo: due mesi prima del festival, Sanremo comincia a monopolizzare l'attenzione. Ed è sempre successo quello che quest'anno vi mettete improvvisamente a stigmatizzare: i comici che prendono in giro i cantanti.

Mazza. In passato c'era almeno un'industria che cercava di difenderli. Ricordo un festival in cui, la prima sera, gli artisti che si preparavano nei camerini venivano travolti dalle bestialità di un comico pochi minuti prima di salire sul palco a esibirsi. Lì decidemmo di intervenire subito. E sono convinto che chi non va a Sanremo quest'anno proteggerà i suoi artisti da un reality show che potrebbe avere anche conseguenze devastanti.

(continua domani)