Concerti, Television: la recensione del live di Milano

Concerti, Television: la recensione del live di Milano

All'Alcatraz ci sono più magliette del CBGB's che in tutta New York. Quel periodo - mirabilmente raccontato dal libro di Will Hermes 'Love goes to buildings on fire', recentemente pubblicato anche in Italia - ha lasciato un segno indelebile nella storia del rock e nel suo immaginario. Ma Milano non è la New York degli anni '70, e i Television non sono più quelli di 3 decenni fa.
Salgono sul palco e passano qualche minuto ad accordare gli strumenti.

"Il bassista sembra Jon Landau", mi dice un amico di Fred Smith. Il che è come dire che sembra un impiegato, non un rocker. Però poi iniziano a suonare e la magia è quella: sentire i riff dei Television significa sentire il repertorio su cui si basa il 50% della produzione indie-rock degli ultimi 15 anni. Tom Verlaine - capello corto, una felpa scura, voce esile come sempre - ci mette un po' a scaldarsi sui primi pezzi - tra cui "See no evil" e "Prove it". Ma quando parte non lo ferma più nessuno. Da "Little Johnny Jewel" in poi è un trionfo di assoli acidi, di un suono che ha fatto la storia del rock e influenzato generazioni di chitarristi (uno per tutti: Nels Cline dei Wilco, che ha ammesso di aver copiato l'assolo di "Impossible Germany" dalla band - per non parlare dei vari Interpol, Editors, etc.). .
Alla seconda chitarra non c'è più da diversi anni Richard Lloyd, membro fondatore. Ma Jimmy Rip, cappellaccio in testa e Telecaster in braccio, fa il suo dovere: l'intreccio delle chitarre (l' "interplay", direbbero gli anglosassoni) è perfetto - ogni tanto si prende pure qualche assolo. La band esegue, come da programma, l'album "Marquee moon", ma non in sequenza. La canzone simbolo, la title-track, arriva solo a fine set, e sono 15 minuti di pura emozione chitarristica. Una di quelle canzoni che aspetti di ascoltare da una vita dal vivo, e sono anche meglio di come te le aspetti. Verlaine suona il famoso riff, lascia l'arpeggio a Rip, poi dopo le strofe parte e riproduce uno degli assoli più belli della storia del rock, con un crescendo finale trionfale.
Pubblico - che riempie l'Alcatraz, anche se il palco è sul lato corto, con capienza dimezzata - estasiato. Tutti a riprendere con i telefonini, perchè va bene l'illusione di essere a New York nel '77, ma siamo pur sempre nel 2014. E di band così non ne fanno più. Ne fanno di diverse, ma di chitarristi come Tom Verlaine ce n'è uno in decenni. Averlo visto dal vivo, anche se 35 anni dopo, è un privilegio. Il pubblico che sciama fuori dal locale dopo l'unico bis, ha la faccia consapevole e soprattutto contenta.

(Gianni Sibilla)

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