Tori Amos, 'Unrepentant Geraldines' a Roma: il report del concerto

Tori Amos, 'Unrepentant Geraldines' a Roma: il report del concerto

Dopo aver girato l'Irlanda, l'Inghilterra, la Germania e i Paesi Bassi (facendo tappa anche a Parigi, Zurigo, Copenhagen e Oslo), il tour di supporto all'ultimo album in studio di Tori Amos è giunto in italia; ieri sera, infatti, la cantautrice statunitense si è esibita sul palco della sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica di Roma per la prima data italiana della tournée (questa serà sarà la volta di Milano, Teatro Nazionale -  domani quella di Padova, Gran Teatro Geox), intitolata proprio come il disco: "Unrepentant Geraldines". Si tratta di un album, il quattordicesimo in studio per Tori Amos, che a detta della stessa artista segna un suo ritorno all'identità originale da cantautrice pop/rock e rock alternativo. Alle registrazioni del disco non ha preso parte alcun musicista se non la sola cantautrice, impegnata anche con i cori, con il piano Bösendorfer, con il piano Rhodes, con il Wurlitzer, con l'organo Hammond e con i sintetizzatori. <br><br>

Lo spettacolo attraverso il quale Tori Amos presenta la sua nuova fatica discogafica è uno spettacolo in linea proprio con le scelte del disco, se vogliamo anche un po' sperimentale, con la sola Tori Amos sul palco (che si divide tra un pianoforte nero a coda e un sintetizzatore - quest'ultimo, nel finale, viene sostituito con un organo Hammond); uno spettacolo che non lascia spazio a fronzoli o orpelli, come testimonia la scenografia: nove piccoli pannelli appesi su una tenda nera che di volta in volta cambiano colore, a seconda delle atmosfere evocate dai brani in scaletta, con un uso moderato delle luci e dei fari. Tutto molto sobrio, imsomma, tendente ad una certa essenzialità. 

La scaletta, che varia di data in data, si compone di venti brani, due soli dei quali sono tratti da "Unrepentant Geraldines" (si tratta di "Weatherman" e di "Invisible boy" - e fa un po' strano accorgersi che delle quattordici canzoni contenute all'interno del disco che dà il titolo al tour, la cantautrice abbia deciso di proporne dal vivo solo un paio). In questo senso, l'intero concerto si presenta come una sorta di antologia dei più grandi successi di Tori Amos o, per lo meno, dei brani più noti del suo repertorio. Il live si apre con l'ingresso sorprendente - e privo di suspance o della dimensione d'attesa - dell'artista, che sale sul palco alle 21.15 indossando un lungo abito verde fluo molto simile ad una vestaglia, accolta da una standing ovation delle prime file della platea. Partendo dalla potenza e dalla malinconia di "Parasol", la cantautrice ripercorre i suoi primi ventidue anni di carriera proponendo davanti al pubblico dell'Auditorium della Capitale brani come "Crucify" e "Precious things" (tratti dal suo primo album in studio, "Little earthquakes", consegnato al mercato nel 1992) o il più recente "Ophelia"; passando per "A sorta fairytale" (durante la cui esecuzione, sullo sfondo, alcune piccole luci formano una sorta di costellazione, davanti alla quale la Amos intepreta con fermezza e grinta il brano), "Past the mission" (che il pubblico si diverte ad accompagnare con battiti di mani) e "i i e e e" (proposta, accompagnandosi con l'organo Hammond, in una versione tendente alla lirica - con la voce della cantautrice che, nel finale, raggiunge note altissime). Il tutto dividendosi continuamente tra il pianoforte e il sintetizzatore e interpretando con convinzione, con posture e con gesti improvvisi ognuna delle emozioni che i suoi testi e le sue musiche riescono a trasmettere, in un misto di malinconia, rabbia e grinta. 

Come nelle precedenti tappe del tour, durante le quali ha proposto brani di alcuni colleghi molto noti al pubblico ("Frozen" di Madonna, ad esempio, ma anche "River" di Joni Mitchell, "The long and winding road" dei Beatles, "Personal Jesus" dei Depeche Mode - fino ad arrivare a "Rooting for my baby" di Miley Cyrus), non mancano alcune cover: durante il live la cantautrice statunitense ha infatti proposto una sua versione di "The rose" (brano scritto da Amanda McBroom per Bette Midler, nel 1979, e incluso nella colonna sonora dell'omonimo film; nel corso degli anni, dello stesso brano, sono state realizzate diverse cover: su tutte, quella di Bonnie Tyler e dei Westlife - "Love is only for the lucky and the strong", canta con una punta d'amarezza l'artista) e ha reinterpretato "Boys in the trees" di Carly Simon. 

Per il bis, infine, non potevano mancare "Cornflake girl" (forse uno dei pezzi più amati del repertorio della Amps, che lo canta aiutandosi con una base in sottofondo) e "Tear in your hand" (altro brano, quest'ultimo, contenuto all'interno del primo album "Little earthquakes").

(di Mattia Marzi) 

SETLIST:
"Parasol"
"Pancake"
"Icicle"
"1000 oceans"
"Weatherman"
"A sorta fairytale"
"Ribbons"
"Past the mission"
"The rose"
"Boys in the trees"
"Putting the damage on"
"Ophelia"
"Blood roses"
"Crucify"
"i i e e e"
"Precious things"

BIS:
"Cornflake girl"
"Father Lucifer"
"Invisible boy"
"Tear in your hand"

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