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NEWS   |   Industria / 29/05/2014

Edizioni, Franco Daldello chiude la carriera con uno special award della FEM

Edizioni, Franco Daldello chiude la carriera con uno special award della FEM

1° aprile 1964 - 31 marzo 2014, cinquant'anni tondi di carriera che la FEM - Federazione Editori Musicali - ha celebrato ieri sera all'Hotel Manin di Milano consegnando a Franco Daldello uno Special Award "per lo straordinario contributo dato all'editoria musicale e alla comunità artistica". La metà esatta di quegli anni Daldello, nato a Treviso il 12 ottobre del 1942, li ha trascorsi alla guida della Peermusic, filiale italiana di una multinazionale del publishing che estiste dal 1928 e che vanta - tra le altre cose - il più grande catalogo al mondo di musica cubana e latinoamericana. Frequenta ancora l'ufficio di Galleria del Corso, a Milano, in attesa di completare il passaggio di consegne a Francesca Trainini, l'editrice bresciana che ne prenderà prossimamente il posto. E a cui, ovviamente, augura le migliori fortune perché, dice, "il nostro lavoro non è finito e c'è ancora bisogno di portare vera musica e veri artisti all'attenzione del pubblico".

Testimone di un tempo che non c'è più ("quando le case discografiche investivano nei talenti, e a noi editori spettava il ruolo essenziale di suggeritori"), Daldello ha affinato negli anni il mestiere a fianco dei migliori professionisti e artisti dell'epoca. "Ad assumermi per il mio primo incarico alle edizioni Ricordi", racconta, "fu Mariano Rapetti, il padre di Mogol. E fu proprio Giulio, nel settembre del 1969, a propormi di unirmi a lui, a suo padre, a Lucio Battisti e ad Alessandro Colombini nell'avventura della Numero Uno. Mi occupavo di edizioni ma anche di promozione radiofonica, e con noi si distinse anche Mara Maionchi. A fine gennaio 1975, cedute le quote sociali della Numero Uno alla RCA, passai alla Suvini Zerboni del gruppo Sugar, portando con me autori come Umberto Tozzi. Al 1° gennaio 1989, invece, risale la mia nomina a consigliere delegato di Peermusic. Era il mio primo incarico nell'ambito di una multinazionale, e inizialmente confessai di non sentirimi adatto: parlavo male l'inglese e ritenevo di sapere poco di amministrazione. Invece sono stati venticinque anni bellissimi".

Coronamento di una carriera pieni di incontri - artistici e professionali - e di successi importanti. "Del mio periodo in Ricordi conservo memorie straordinarie di Luigi Tenco, di Carlo Donida e ovviamente di Mogol, a cui devo il mio ingresso in questo settore. Degli anni trascorsi in Sugar ricordo con grando affetto il direttore editoriale Ettore Carrera, che mi insegnò ad approfondire le tematiche cruciali del copyright e gli aspetti burocratici del lavoro editoriale. E l'incontro con Giancarlo Bigazzi, con cui instaurai un rapporto non solo professionale ma anche di grande amicizia. Fui io a presentargli Umberto Tozzi, sostenendo scherzosamente che se avesse lavorato con lui i suoi incassi SIAE sarebbero triplicati. Ricordo che una volta Giancarlo mi fece ascoltare i provini di un Lp di una cantante su cui aveva deciso di puntare...vista la mia espressione poco convinta, a un certo punto estrasse dal suo leggendario e pesantissimo borsone una cassetta di Raf: dentro c'era 'Self control', che diventò una hit mondiale".

"Ho lavorato con Oscar Prudente e con Mario Lavezzi", aggiunge, "ma sono altrettanto orgoglioso di avere promosso nomi che magari al grande pubblico dicono poco come quello di Damiano Dattoli, una persona squisita e un autore di valore che con 'Io vagabondo' ha creato una canzone che ogni anno si colloca regolarmente ai primi posti per diritti SIAE. Con Lavezzi, una volta arrivati in Peermusic, riuscimmo a rimettere in moto una macchina che si era inceppata dopo la morte del mio predecessore, Alberto Carisch, sviluppando un catalogo italiano. La più grande soddisfazione degli ultimi anni l'ho vissuta partecipando all'affermazione di Raphael Gualazzi, un artista di qualità emerso - soprattutto per merito di Sugar - grazie a un lavoro puramente editoriale che si è sviluppato al di fuori del circuito radiofonico e dei talent show". A quasi 72 anni Daldello ha ora deciso di dire basta e non solo per raggiunti limiti d'età. "Non credo, semplicemente, di avere più le energie né le qualità manageriali che servono oggi per affrontare le sfide del futuro", spiega con l'understatement e l'umiltà che lo hanno sempre contraddistinto. "In un certo senso, mi sento superato dalla tecnologia".