Damon Albarn: 'Gli anni '90? L'inizio della fine. Ma sono tra i sopravvissuti'

Damon Albarn: 'Gli anni '90? L'inizio della fine. Ma sono tra i sopravvissuti'

E alla fine anche Damon Albarn si è lasciato tentare dal richiamo di un progetto solista: il leader britannico per eccellenza, che sul suo percorso ha disseminato band del calibro di Blur, Gorillaz o The Good, the Bad & the Queen, nonché colonne sonore e collaborazioni, ha pubblicato il suo primo vero disco solista, "Everyday robots"

Finalmente solo - verrebbe da dire - anche se in realtà soli non lo si è mai in questi casi. Semplicemente si gode di una maggiore libertà di scelta e movimento: "Ci sono più musicisti sul palco rispetto ai Blur, ma meno rispetto ai Gorillaz. Sono molto contento perché finalmente posso rappresentare dal vivo il mio intero repertorio come artista. Ho più libertà perché ho un gruppo che è totalmente a mia disposizione e sono io quindi che decido i tempi e le dinamiche. Nella band è più difficile perché se per esempio voglio fare una sezione solo piano e voce si vanno ad alterare degli equilibri." Più che una scelta, comunque, quella dell'album da solo è stata una proposta lanciatagli dal produttore Richard Russell. Così almeno ha raccontato l'artista alla stampa milanese. 

Damon Albarn è una delle figure simbolo degli anni '90, una decade di profondi e radicali cambiamenti ai quali lui però, in fondo, è riuscito a sopravvivere: "Gli anni '90 son stati il decennio dell'inizio della fine. Sono successe un sacco di cose. Quando ho cominciato a fare musica andavi in edicola e trovavi poche riviste musicali, forse due ogni settimana. Poi c'è stato un boom dei media e poi internet… quando ho iniziato io non c'era internet. E quando lo racconto a mia figlia mi guarda basita, 'come è possibile?'. Non facevamo conto sui telefoni… anzi erano uno status simbol per farsi notare. Diciamo che sono stati una fase di grande evoluzione attraverso cui è passata anche la musica. Come attraverso un filtro, perdendo l'aspetto politico. Comunque ci sono dei sopravvissuti. Tra cui io." 

E poi ancora: "All'inizio degli anni '90 si registrava ancora sul nastro quindi si pensava e c'era un lavoro di editigin sul nastro che era pazzesco. Poi le cose sono cambiate alla fine dei '90 e questo ha dato un sacco di opportunità in più. La natura stessa della musica è cambiata perché è diventato molto più facile essere eclettici, avere accesso a qualsiasi tipo di suono. Paradossalmente abbiamo avuto una regressione perché con tutta queste possibilità a disposizione non sono sempre state utilizzate. Un sacco di musica pop è scritta da autori che non vedremo mai e non sappiamo neanche chi siano, presentate da queste giovani con un'esagerata carica sessuale."

 

Quel che è certo è che Albarn non si è mai mascherato dietro la malinconia del tempo passato, anzi: si fa un gran parlare ultimamente di ologrammi che riportano in vita i grandi della storia della musica che si corre il rischio di dimenticare la band animata dei Gorillaz… che di anni ne ha ben 16 ormai. "Per certi versi forse stavamo cercando di fare qualcosa troppo all'avanguardia. Siamo stati dei precursori ma la tecnologia non era ancora all'altezza. Questo è il momento giusto per i Gorillaz perché ora posso farlo davvero, posso mandarli in giro come una band. Ma vorrei almeno fare ancora un album prima di mandarli in giro. Vorrei farne uno allegro, positivo e matto. E poi appunto si potrebbe fare qualcosa con gli ologrammi… e con Michael Jackson.", ha scherzato lui. 

 

 

Attualmente Albarn ha per le mani un grosso progetto, del quale però ha fornito poche indicazioni: "n quesito momento mi interessa molto la musica da camera vittoriana..a sua volta influenzata dall'opera italiana del 19esimo secolo. Incredibile ma vero ora sono concentrato sull'operetta. Sto lavorando a un progetto molto grosso… nono vittoriano, non si tratta di un'operetta ma ne avrà delle influenze."

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